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Tipologie di sentieri e/o percorsi escursionistici e pericoli connessi
Tecnica
escursionistica


In questa sezione del sito esamineremo le tipologie principali di percorsi lungo cui si sviluppano le attività legate all'escursionismo, ovvero dove ci troviamo principalmente a camminare. Siamo portati a pensare ai percorsi escursionistici essenzialmente come un insieme di sentieri, nati spesso per scopi antichi molto diversi da quelli attuali, costituenti in gran parte vie di comunicazione fra villaggi e valli, per uomini ed animali. In realtà l'insieme dei percorsi sui cui come escursionisti andremo a muoverci è molto più ampio, in quanto non comprende solo sentieri o mulattiere, ma anche tratti di strade (sterrate e non), tratte fuori o quasi dai sentieri, tratte su roccia, pascoli, ghiaioni e pietraie, dove il percorso viene spesso "materializzato" sul posto solo da pochi riferimenti come ometti in pietra e/o segnavia verniciati, a volte solo qualche traccia derivante dal passaggio di altri prima di noi. I percorsi dedicati agli escursionisti oggi sono individuati e "materializzati" su terreno da una apposita segnaletica, alla quale si può fare riferimento nello svolgimento delle nostre escursioni, mentre le tipologie di terreno su cui ci muoveremo sono le più varie e richiedono più o meno attenzione ed alcuni accorgimenti, oltre a calzature adatte.

Dobbiamo quindi ricordare che un sentiero è qualcosa di materializzato sul terreno, come una traccia scavata o una mulattiera lastricata mentre il percorso è un qualcosa che esiste nella nostra mente, ovvero una successione di tratte di strada-sentiero-mulattiera-niente del tutto (o quasi) differenti che colleghiamo in modo da raggiungere una meta. Ricordiamo quindi che, perlomeno in Valle d'Aosta, la numeraione a fini escursionistici in realtà è una numerazione di percorsi e non di sentieri, in quanto i percorsi comprendono anche tratte di vie di comunicazione che sentieri non sono. In altre zone la numerazione è più prettamente riferita alle tratte di sentiero e dobbiamo costruirci il nostro percorso collegandole in modo opportuno (si veda la pagina sulla segnaletica).

ALCUNI RISCHI DERIVANTI DALLE CARATTERISTICHE DEL PERCORSO

La difficoltà del percorso, dal punto di vista escursionistico, viene oggi indicata con apposite scale di difficoltà, ma si riferisce al percorso in condizioni "normali" ovvero con adeguato allenamento, tempo asciutto ed assenza di neve. Occorre ricordare invece che la difficoltà può essere anche influenzata dalle condizioni meteorologiche, dalla presenza di neve, dalla pioggia od altro quindi un sentiero normalmente facile può divenire ostico al mutare delle condizioni ambientali. In particolare sui sentieri occorre prestare molta attenzione in presenza di umidità o pioggia, ghiaccio, fango, ecc.

L'attenzione essere quindi essere sempre elevata, possiamo trovare situazioni di potenziale pericolo anche su sentieri considerati facili come nelle immagini seguenti:

ESEMPI DI SITUAZIONI DI PERICOLO - 1
Fango su sentiero in quota Pietre bluastre sul sentiero
Fango su sentiero in quota
(sentiero per il M. Zerbion, 13 ottobre 2012)
Esempio di pietra bluastra sul sentiero, scivolosa se asciutta, MOLTO scivolosa se bagnata !


Nella foto sopra a sinistra vediamo un tratto del sentiero in cresta per il M. Zerbion, con zone coperte di un leggero ma insidioso strato di fango (la foto è stata scattata ad  inizio autunno quando la mattina l'umidità condensa e ristagna sino all'arrivo del sole). Occorre notare che la terra a quote oltre i 2000 mt è molto fine, quasi limacciosa, per cui se si forma fango dovuto a pioggia o umidità, la terra si trasforma in una poltiglia scivolosissima a dispetto degli scarponi (e spesso si attacca sotto le suole, pronta a farci scivolare anche dopo essere usciti dalla zona fangosa).

Un'altro particolare a cui occorre fare attenzione sui sentieri, in caso di tempo asciutto ma soprattutto in caso di umidità o pioggia sono le pietre o rocce giogionero-bluastre, spesso usate per lastricare le mulattiere ma molto lisce, levigate dall'acqua e dal passaggio delle persone, che se umide divengono scivolosissime, come nella foto sopra a destra. Un sentiero lastricato con queste pietre, sconsigliato in caso di pioggia, è quello per il Biv. Gastaldi in Valle di Gressoney. In questi casi sono molto d'aiuto i bastoncini da trekking o da nordic walking, oltre ovviamente a scarpe adatte. Per contro vi sono rocce (es. gneiss, tipiche della zona del M. Crabun e della Becca Torché) sulle quali, anche se bagnate, il piede (con scarpe adatte) ha sempre una buona aderenza. Col tempo l'escursionista imparerà a distinguere queste situazioni.

ESEMPI DI SITUAZIONI DI PERICOLO - 2
Scarpata scivolosa nascosa dall'erba Radici scortecciate inclinate e scivolose
Scarpata scivolosa nascosa dall'erba Radici scortecciate inclinate e scivolose

Nella prima foto si vede come basta mettere male un piede (in questo caso procedendo su un sentierino nel bosco ma il terreno potrebbe mancare anche sotto i talloni con conseguente caduta all'indietro) appena fuori dalla traccia per trovarsi su un ciglio inclinato a valle seminascosto dall'erba e scivoloso per la rugiada, per rischiare di rotolare (nel caso accada in alta montagna con sulla sinistra un pendio ripido con sassi la cosa potrebbe avere conseguenze anche serie). La seconda foto invece evidenzia un pericolo tipico dei sentieri nei boschi ossia radici di alberi che fuoriescono dal terreno, spesso scortecciate (e quindi levigate), inclinate a valle molto scivolose in caso di umidità o pioggia. Anche in questo caso il rischio è di ruzzolare  a valle. Un altro pericolo nel bosco è  costituito da monconi di piccole piante tagliate sul sentiero o a bordo sentiero che possono fare inciampare o addirittura forare le suole delle scarpe meno resistenti (un ottimo motivo per calzare sempre scarpe da trekking). Le due foto sono state scattate il 29 agosto 2015 sul sentiero 32B per il Flambeau d'Arlaz.

ESEMPI DI SITUAZIONI DI PERICOLO - 3


Accumuli di pigne "rotolanti" sul sentiero Un ceppo usato come appoggio che si apre perchè marcio

Nelle foto sopra altre situazioni di pericolo su sentiero nel bosco a poca distanza dalla strada asfaltata: la prima mostra degli accumuli di pigne secche (bosco di pini) su un sentiero ripido che formano un "tappeto" che si muove e si schiaccia sotto la scarpa, occorre scendere con cautela mettendo il piede trasversalmente al senso di pendenza (eventualmente se ci si aggrappa ad alberi fare attenzione a quelli secchi che possono spezzarsi). E' superfuolo dire che calzature non adatte come scarpe da ginnastica possono fare aumentare il rischio. Nella seconda foto vediamo un vecchio ceppo a cui possiamo appoggiarci eventualmente ma con cautela, se marcio (come nella foto), può aprirsi (oppure potrebbe fuoriuscire dal terreno).

TIPOLOGIE DI SENTIERO/PERCORSO PIU' COMUNI IN MONTAGNA


Di seguito riporto alcune delle tipologie di sentiero più frequenti in ambito escursionistico, non è una classificazione ufficiale ma sono solo i termini che troverete più frequentemente usati. Ognuna porta con sé le proprie difficoltà o situazioni di rischio (potenziale pericolo) intrinseche fermo restando che il rischio in montagna aumenta con l'inesperienza, l'equipaggiamento inadatto (parlando di sentieri significa calzature non adeguate al percorso), la stanchezza (molti incidenti avvengono durante la discesa, già più rischiosa della salita, ovvero quando si è stanchi), con le condizioni meteo sfavorevoli, ecc.

ESEMPI DI SENTIERO E/O PERCORSO ESCURSIONISTICO
IN VALLE D'AOSTA e in MONTAGNA IN GENERE
STRADA STERRATA (interpoderale, piste forestale, ecc.) o COMUNQUE AGRICOLA

Nulla di particolare e non é neppure un sentiero in senso stretto (le strade sterrate sono generalmente strade per uso agricolo o forestale), infatti é tipico dei percorsi di tipo T. Non affatica particolarmente l'escursionista, a meno che non sia troppo ripida, e non richiede precauzioni particolari, non necessita neppure di scarpe particolarmente rigide. Attenzione però al traffico veicolare se è aperta ai veicoli o ciclistico (mountain bike) o ad eventuali moto da trial (non sempre autorizzate). Le strade agricole talvolta sono lastricate o anche asfaltate (eventualmente solo nei tratti più soggetti all'erosione delle acque). Il transito veicolare sulle strade agricole e/o forestali della Valle d'Aosta è regolato lalla L. R. 17 del 1985.

Nella foto: la strada interpoderale per Alpe Serva Desot (sentiero 5C) nel Parco del Mont Avic
MULATTIERA

E' il sentiero che ci porta agli alpeggi, destinato al transito di uominoi ed animali (vacche e muli), a volte lastricato in tutto o in parte, spesso affiancato da muretti a secco costruiti bonificando il terreno utilizzato per il pascolo. In genere il problema maggiore può essere quello di non avere scarpe adatte, scarponi troppo morbidi, col risultato di avere male alla pianta del piede dopo la passeggiata. Un altro pericolo può essere, oltre ad eventuali inciampi o qualche pietra che si muove, in caso di pioggia poiché certi tipo di roccia diventano scivolose mentre su altre si ha comunque una discreta aderenza. Anche qua l'esperienza insegna a distinguere, in genere le pietre più levigate sono anche le più scivolose se umide.

Nella foto: mulattiera lastricata per il Lac Gelé nel Parco Regionale del Mont Avic (era l'antica strada per le miniere)
SENTIERO OLTRE LA FASCIA BOSCHIVA

Non è una mulattiera in senso stretto ovvero è in origine destinato solo al transito di persone (troppo ripido e disagevole per le mandrie), in ogni caso sono sentieri quelli oltre il limite dei pascoli, a volte anticamente lasricato, a volte costutuiti solo un solco nel terreno inerbato. Attenzione alle zone friabili specie in discesa, soprattutto oltre il livello alto dei pascoli (ad esempio il sentiero che scende dalla Punta Medzove verso il Gran Lago). Occorre procedere senza correre ed eventualmente aiutarsi con i bastoncini.

Nella foto: sentiero per il Lac Gelé nel Parco Regionale del Mont Avic.
SENTIERO BEN MARCATO NEL BOSCO

Non dà particolari problemi se non richiedere attenzione alle radici che spesso formano dei veri e propri gradini. Prestare attenzione inoltre, soprattutto in discesa, ad accumuli di pigne o ricci di castagne, si scivola, ed ai tappeti di aghi (di larice) all'inizio dell'autunno specie se bagnati od in presenza di neve. Ricordate inoltre quando si trovano accumuli di neve nel bosco, a primavera (maggio e anche giugno) che possono nascondere buche fra sassi ed al mattino essere gelati. Nota: sulle foglie di faggio secche (Lago di Pana), piccole e piatte come anche quelle di frassino e betulla, si scivola anche se sono asciutte, specie se sotto vi sono sassi lisci.

Nella foto: sentiero per il Pian di Verra in Valle d'Ayas.
SENTIERI POCO EVIDENTI/TRACCE NEL BOSCO

Non c'è una grande distinzione con il caso precedente, l'ambiente è simile ma più selvaggio, il sentiero è diventato una traccia larga meno di mezzo metro, a volte difficile da vedere per vegetazione e sottobosco. Qua l'umidità anche per la minore penetrazione di raggi solari la fa da padrone (in questo esempio è un bosco di abeti), quindi occorre più attenzione anche perchè è facile perdere l'orientamento specie in giornate senza sole. I pericoli sono costituiti dalla presenza di radici e monconi di piante, pigne, bassa vegetazione e dall'umidità che aggrava il tutto, ma anche sassi che si muovono o scivolosi. Molto incidenti in montagna avvengono nel periodo della raccolta dei funghi proprio in questo ambiente, a volte a poca distanza dalle strade ed in bassa montagna, il cercatore di funghi non segue i sentieri ma vaga in  tondo senza una vera logica, non di rado accade che debba chiamare i soccorsi per infortunio o smarrimento (un gps aiuterebbe molto evitando di mobilitare intere squadre di ricerca).

Nella foto: il sentiero n° 3 per Eresaz, nei boschi dietro il M. Ros.
TRACCE DI SENTIERO

La dicitura "tracce di sentiero" é spesso riportata nelle guide escursionistiche. Se il sentiero tra i pascoli è spesso solo un solco sul terreno, é anche perché viene creato e mantenuto sgombro dalle erbe dal passaggio di persone e animali (mucche). Ove il passaggio è meno frequentato, o in zone più sassose tipiche delle quote oltre al limite dei pascoli, è facile che la traccia si interrompa o scompaia nei prati  che diventano uniformi tranne poche zone ove l'erba appare più schiacciata e consumata e viene allo scoperto la terra. Quindi la marcia diviene più difficoltosa sia per problemi a"vedere" la giusta via sia perché più faticosa. Spesso ilpercorso escursionistico è materializzato solo da ometti e segnavia dipinti sui sassi.

Nella foto: sentiero per Testa Comagna in Val d'Ayas. Qua si vede solo una striscia d'erba più "consumata" dal passaggio, in altri casi la traccia, su erba o su terra, è discontinua e deve essere rintracciata più volte nel corso del cammino.
PRATO 

Sul prato e sulle erbe secche si rischia di scivolare (ad alta quota sono doffuse le cosiddette erbe olinees, il nome é già un programma, dure e secche, fini, provate a sedervici sopra, che costituiscono ciuffi che piegano verso il passo sui quali è facile che il piede perda aderenza);  in discesa occorre piantare il tallone per utilizzare i ciuffi dove entrano nel terreno, come fossero dei gradini). In traversate (ossia camminando lateralmente senza affrontare la pendenza) occorre marciare in posizione eretta, non aggrappatevi all'erba col corpo quasi parallelo al terreno, i piedi perderebbero aderenza e vi trovereste ventre a terra. Utilizzate almeno un bastone a monte, più corto del solito. Anche qua il percorso escursionistico spesso è materializzato solo dai segnavia.

Nella foto: dall'Alpe Moulaz in Valle d'Ayas verso la Punta Champlong, si risale il prato, segni di sentiero del tutto assenti
TERRENO CON CESPUGLI BASSI: rododendri, ginepri,ecc.

Anche qua la marcia si fa faticosa. State attenti ai rami piegati verso terra che spesso nascondono buche o sassi. Procedete a piccoli passi e non aggrappatevi ai rametti dei cespugli poiché potrebbero spezzarsi. Usate i bastoncini per aiutarvi a stare in equilibrio. In particolare vi sono zone del genere presso il Lago di Pana nel Parco del Mont Avic, nei valloni di Chasten e Froudiere in Val d'Ayas. Se si prevedono tratti di percorso su questo tipo di terreno è bene avere almeno scarpe da trekking impegnativo (sconsigliate scarpe troppo morbide o scarpe basse).

Nella foto: verso il Lago di Froudiere in Val d'Ayas, in realtà il sentiero c'è (ma non è inquadrato)  ma se siete fuori sentiero o in zone poco battute dove la vegetazione tende a farlo scomparire potreste trovarvi a camminare su questo tipo di terreno
SFASCIUMI e GHIAIONI in genere

Anche qua la marcia si fa difficoltosa, non sempre vi è una traccia unica e spesso la segnaletica si riduce a tratti di vernice od ometti di pietra. Sfasciumi significa rocce friabili, in gran parte sbriciolate (sfasciate appunto). Sono terreni insidiosi, le pietre si spostano sotto lo scarpone, diventano scivolose se bagnate, la marcia è molto faticosa. Utilizzare i bastoni da trekking é utile sia in salita che in discesa. Prestare attenzione passo dopo passo. Attenzione anche a non smuovere pietrisco o sabbia che potrebbero rotolare verso il basso e verso altri escursionisti. Passate nelle poche zone erbose dove il terreno è più stabile. Se si prevedono tratti di percorso su questo tipo di terreno è bene avere almeno scarpe da trekking impegnativo (sconsigliate scarpe troppo morbide o scarpe basse).

Nelle foto: canalino pieno di sfasciumi sulla via per la Testa Grigia in Val d'Ayas
PIETRAIA DI GROSSI MASSI INSTABILI:

Altro terreno che richiede precauzione e non affrontabile se non con scarpe adatte. Occorre individuare il percorso (se c'è un tracciato spesso è costituito da massi e rocce adeguatamente assestate a formare una strada di pietra fra le pietre, occorre seguirlo a vista, saperlo vedere anche se la pietraia sembra tutta uguale (nelle foto ad esempio non si nota, non avendo la foto tridimensionalità) e seguire i segni dipinti o gli ometti che indicano la via più sicura. Attenzione ai massi instabili, sia che quando posate il piede sia quando vi aggrappate (occorre valutarlo ad intuito), passate preferibilmente nelle poche zone d'erba. Se siete in gruppo e non vi è sentiero procedete paralleli onde non far rotolare pietre l'uno verso l'altro, oppure adeguatamente distanziati, se vi sono roccioni o pareti verticali statevene alla larga se potete onde esser lontani da possibili scariche di sassi. Attenzione ai licheni: se bagnati diventano scivolosi. In ultimo i bastoncini possono essere di intralcio, meglio ripiegarli. Assicurate bene lo zaino perché potrebbe sbilanciare il vostro corpo se non aderente ad esso e chiudete la cinghietta all'altezza delle clavicole per evitare che si aprano gli spallacci.  Attenzione alle macchine fotografiche e agli strumenti che avete in tasca (altimetro), potrebbero prendere colpi.

Nella foto: ultimo tratto del sentiero per il Corno Vitello in Val d'Ayas.
PASSAGGI IN CRESTA

Siano creste rocciose o moreniche occorre mantenersi al di sotto del bordo che potrebbe franare sotto il nostro peso ed evitare di salire sui massi che sporgono poiché potremmo smuoverli con conseguenze anche tragiche. Per i fotografi: attenzione quando fate le panoramiche a 360° e dovete ruotare sui vostri piedi, mettetevi in una posizione sicura e guardate di non spostarvi mentre ruotate e avete l'occhio nel mirino della macchina fotografica ! Il terreno morenico è molto friabile, i bastoncini possono aiutare sia in salita che in discesa, attenzione in caso di pioggia (altro terreno molto fine).

Nella foto: cresta morenica presso il Lago Blu in Val d'Ayas
TERRENO ROCCIOSO (eventualmente con passaggi di I e II grado)

Vale all'incirca quanto detto per le pietraie di grossi massi. Se vi sono passaggi particolarmente problematici togliete lo zaino e salite senza, fatevelo poi passare dal compagno. Attenzione: spesso é più difficile scendere che salire, valutate quindi se siete in grado di affrontare lo stesso passaggio in discesa. spesso per scendere è meglio mettersi seduti. In ogni caso prima di "sganciare" un piede dall'appoggio assicuratevi di esservi aggrappati bene con entrambe le mani. Appoggiate il piede di punta, non di lato. Gli scarponi da  alpinismo hanno un'ottima aderenza anche in queste condizioni, "mordono" la roccia dove vi sono piccole asperità (per cui posate il piede dove vi sono le piccole asperità). Possono esserci tratti attrezzati con corde fisse, catene o gradini fino ad arrivare alle vere e proprie "vie ferrate". Anche questo percorso in pratica non avviene su un vero e priprio sentiero, ovvero sono solo i segnavia e gli ometti a materializzare il percorso sul terreno.

Nella foto: l'ultimo tratto verso la vetta del M. Emilius, meglio la roccia che gli sfasciumi, credetemi.
NEVE (senza ciaspole)

Può essere nei boschi (a volte ghiacciata) o su zone erbose o rocciose. Nei boschi e su pietraie spesso nasconde buche. Utilizzate i bastoncini, anche in discesa (con l'accortezza di non incastrarli tra i sassi) e in discesa puntate il piede col tallone in modo che il peso lo sprofondi e formi un piccolo gradino che arresta lo scivolamento. Non scendete con la punta del piede verso il basso. Nel pomeriggio il manto nevoso si scioglie e diventa più  facile scivolare. Sul ghiaccio, a meno che non abbiate i ramponi, non fidatevi troppo, meglio scolpire dei gradini col piede se si riesce, in caso di caduta diviene difficile fermarsi, occorrerebbe cercare di scivolare sulla schiena per poi ruotare il corpo facendo perno sul braccio e sulla gamba in modo da arrestare la caduta piantando i piedi e le mani (l'alpinista utilizza la picozza). In salita occorrerebbe procedere col "passo incrociato". Infine quando il manto è uniforme occorre porsi in fila indiana col primo che "batte traccia" come si usa dire, cioè individua il percorso e lascia le tracce dei suoi passi in modo da costruire un percorso unico e meno faticoso per chi segue. Meglio alternarsi a capofila, fare passi brevi e senza fretta. Ovviamente in caso di escursioni invernali occorre valutare se sia possibile e consigliabile l'uso delle racchette,  ma possiamo trovare tratti innevati anche nei mesi di maggio/giugno.

Nella foto: esercitazione di "passo incrociato" poco sotto al Col Ranzola in Val d'Ayas (siamo al 2 maggio 2006)

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