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Organizzazione, pianificazione e svolgimento di una escursione
Tecnica
escursionistica


"Andare in montagna e fermarsi dove arrivano le auto ? E' come entrare in un castello incantato e fermarsi nel corridoio del piano terra !" (pensiero personale)

Scopo di questa pagina è esaminare le varie preliminari di studio, ricerca informazioni, pianificazione ecc. che interessano l'escursione dal punto di vista organizzativo, prima e durante lo svolgimento dell'escursione stessa. Sono argomenti in gran parte già sviluppati in pagine specifiche del sito, alle quali si rimanderà di volta in volta, e sicuramente, per chi è esperto e frequenta la montagna da anni, in parte già conosciuti. La lettura di queste note quindi per gli esperti risulterà un po' superflua, mentre potrà essere d'aiuto a chi si affaccia al mondo dell'escursionismo per la prima volta (per gli appassionati esperti molte cose risulteranno così scontate che, accompagnando neofiti, potrebbero persino dimenticare che gli stessi si troveranno spiazzati o avranno problemi di fronte a difficoltà per loro inesistenti). Lo scopo non è tanto di fornire soluzioni a tutte le problematiche esaminate, anche se si cercheranno di dare dei suggerimenti, quanto piuttosto dare spunti di riflessione e fare presenti i problemi che ci si potrebbe trovare innanzi. Beninteso sarà un discorso essenzialmente pratico, lascio ad altri filosofeggiare sulla psicologia dell'escursionista, regole organizzative, sociologia dell'andare in montagna, ecc. discorsi interessanti ma di minore utilità, c'è ampia documentazione in rete riguardo questi argomenti come del resto sulla sicurezza in montagna, discorso molto lungo che andrebbe sviluppato bene. Come in tutte le pagine del sito non si pretende di fornire la soluzioni ideale per tutto ma di mettere a disposizione il frutto della propria esperienza e le proprie opinioni, condivisibili o meno (per qualsiasi suggerimento o altro scrivere al webmaster).

In ogni caso:

PRIMA DI PARTIRE, VERIFICATE SEMPRE LE PREVISIONI METEO

onde evitare di trovarvi in situazioni simili a questa. Un temporale in montagna è sempre sconsigliabile (e non è come il temporale visto standosene a casa, soprattutto per l'abbassamento della temperatura, rischio ipotermia, ecc.), a meno di essere al sicuro in un rifugio. In particolare ricordo che:

E' BENE AVERE SEMPRE MARGINI DI SICUREZZA ELEVATI !

Non si può pensare "il temporale arriva alle 13 ma noi siamo in rifugio alle 12" perchè è facile che noi ritardiamo, che il temporale arrivi prima o entrambe le cose (succede più spesso di quanto non possa sembrare). Le previsioni meteo che danno l'ora degli eventi meteorologici hanno sempre un certo margine di incertezza. E' sempre bene ragionare nell'ipotesi peggiore, al limite si salta o si limita una escursione ma non si rischia.

Molto utile il GPS come ausilio alla sicurezza: si conosce sempre la propria posizione in rapporto all'ambiente (possibili ripari, alpeggi, rifugi, destinazione, propria auto ecc.) anche con visibilità nulla (in questi casi la bussola serve ma non si riesce a fare il punto, sia perchè sotto la pioggia non è agevole, sia per la scarsa visibilità). Il GPS cartografico è più utile ovviamente di uno non cartografico, a patto di disporre di una adeguata cartografia.

Ricordate infine che la montagna "non scappa" ;-)

Scelta dell'escursione

La scelta dell'escursione può avvenire in base a molti fattori. Dobbiamo considerare non solo dove vogliamo andare ma se è possibile farlo in base alla stagione, alle condizioni meteo, all'allenamento ed esperienza di chi costituirà il gruppo, all'innevamento se siamo in inverno, inizio primavera o fine autunno ed in base alle quote, al tempo di cui disponiamo, alla lunghezza della giornata (ore di luce dall'alba al tramonto), alla nostra attrezzatura ed abbigliamento, ecc.

Una delle prime cose da verificare è senza dubbio l'allenamento e l'esperienza dei partecipanti: una escursione con persone che non hanno una grande pratica di montagna o con bambini e/o adolescenti al seguito potrà essere una grande occasione di scoperta per tutti, senza necessariamente (anzi sarà meglio non pensarci neppure) andare in luoghi troppo elevati o troppo difficili da raggiungere. Se ci muoviamo con persona che devono scoprire la montagna (presupponendo che noi ne sappiamo qualcosa di più e ci prendiamo il compito di introdurli a questo mondo), non sarà necessario raggiungere ad esempio una vetta elevata e difficile, meta ambita per chi ha una certa esperienza, meta abituale per l'esperto, ma sarà meglio orientarsi su luoghi dall'aspetto più scenografico e tranquillo, come ad esempio verdi vallate, alpeggi e zone di laghi (in valle d'Ayas è un esempio la zona dei Laghi di Palasina ma anche lo Zerbion, vetta facile raggiungibile con un po' di allenamento ed attenzione). Anzi la soddisfazione sarà maggiore se si partirà da una escursione facile (alla loro portata) per poi passare a quelle più difficili (non si deve partire da quelle difficili, aumenterebbe il rischio). Sarebbe buona norma pensare alla possibilità in zona di punti di appoggio quali rifugi o posti tappa, ove eventualmente fare terminare l'escursione nel caso alcuni partecipanti abbiano "già dato" abbastanza per l'occasione, considerando poi che c'è anche il ritorno, ottima occasione anche per fare scoprire questo aspetto della montagna (il rifugio stesso ed i suoi gestori e frequentatori). Se vi sono bambini i problemi si complicano in quanto tendono a stancarsi anche più degli adulti ed è bene prevedere pause più frequenti, una certa riserva d'acqua oltre ad essere pronti sia ad interessarli mostrando loro i vari aspetti della natura, primi fra tutti gli animali selvatici e non, che a sorvegliarli durante tutto lo svolgimento dell'escursione. Tutti questi problemi non sussistono se si parte da soli (conoscendo i propri limiti e le proprie capacità) o con persone abituate alla montagna o con le quali si ha comunque un certo affiatamento.

Verificata l'esperienza e l'allenamento dei partecipanti, occorrerà prestare occhio alle previsioni meteo, che condizioneranno anch'esse la scelta dell'itinerario. Oggi abbiamo accesso ad un gran numero di siti internet, bollettini tv e bollettini radio, inoltre le previsioni sono divenute molto affidabili a breve scadenza (ovvero sino a 1-2 giorni successivi a quello di emissione, a volte anche più). Molte persone dispongono di collegamenti internet anche in montagna (in vacanza e non) inoltre è possibile trovare le previsioni meteo sulle reti TV e radio locali e spesso nelle bacheche degli uffici del turismo, degli uffici comunali o nelle hall degli alberghi. Le previsioni meteo condizioneranno anche la scelta dell'equipaggiamento, anche se alcuni indumenti protettivi devono essere sempre presenti nello zaino. E' importante quindi precisare che le condizioni meteo incerte non annullano la possibilità di una escursione ma la limitano, mentre se sono pessime il rinvio è inevitabile. Non significa necessariamente stare a casa ma organizzarsi in modo da potersi muovere limitando i rischi, primo fra tutti quello dell'acquazzone o, peggio, del temporale con tuoni e fulmini. In caso di meteo incerto saranno in genere precluse le punte e le zone più elevate, per evitare di trovarsi immersi nelle nuvole con il rischio sia di perdere la strada (scarsa visibilità) sia di pioggia (rocce umide, scivolose, ecc.) sia di problemi dovuti al freddo (ipotermia). In questi casi è preferibile orientarsi su mete a quote più basse e in zone servite da punti di appoggio quali rifugi con magari la possibilità di trasformare la lunga escursione con pranzo al sacco in una più breve con polenta in rifugio. Considerate comunque il rischio pioggia: se il meteo prevede "pioggia e schiarite" è diverso dal "temporale quasi sicuro", potrebbe non piovere per tutto il giorno ma anche esattamente il contrario. Problemi analoghi si hanno nelle giornate primaverili ed autunnali, dove la presenza dell'ultima neve rimasta dall'inverno passato o della prima di quello che deve arrivare, può creare inconvenienti e disagi. In questi casi occorrerà anche valutare il rischio valanghe. Il bollettino neve ed il rischio valanghe devono essere infatti la prima cosa da considerare nel caso di una escursione invernale su ciaspole. Un altro fattore che dovremo considerare è il vento, quando presente, che è sempre maggiore mano a mano che saliamo di quota. In una giornata particolarmente ventosa, malgrado sia anche particolarmente limpida, è meglio evitare escursioni che prevedono zone esposte come creste o vette, non solo per la spinta che il vento può dare al nostro corpo, facendoci perdere l'equilibrio, ma anche per il potere raffreddante del vento stesso (si veda in proposito la definizione di Windchill). Nelle giornate calde e afose invece io scarterei le escursioni a quote troppo basse perché aumenterebbero parecchio fatica e disidratazione, meglio riservarle ai periodi di inizio / fine stagione quando non si può salire troppo per il freddo e la neve. Nel caso di tempo incerto è meglio prevedere un "piano B" ovvero ripiegare su una meta alternatoiva più facile, sullo stesso percorso o su altri percorsi, interrompere l'escursione ad una tamma intermedia, ecc. Ossia prevedere delle alternative per non sciupare del tutto la giornata.

I percorsi troppo lunghi vanno in genere evitati anche nei periodi in cui il sole tende a tramontare prima, a meno di portarsi dietro una lampada frontale. Se calcoliamo i tempi (sulla base del percorso o da segnali in loco, ecc.) sarebbe sempre meglio prevedere un certo margine di errore, sia per imprevisti (vedasi segnali errati, sentiero incerto, smarrimenti, ecc.) sia perché sul posto potremmo decidere di prolungare l'escursione, con deviazioni, soste prolungate o altro. Per chi proviene dalla città occorrerà considerare anche i problemi di rientro come l'autostrada affollata (in estate) causa ingorghi, cantieri stradali o altro. Nei periodi autunnali, primaverili o comunque giornate fredde anche se serene è meglio limitare la quota massima raggiunta a meno di non essere ben allenati ed equipaggiati, meglio valutare anche se presente in zona un punto di appoggio (un rifugio, anche se chiuso, dispone di solito di un locale invernale) soprattutto per la pausa pranzo. Occorrerebbe anche valutare la possibilità di inversione termica, ovvero quel fenomeno per cui la temperatura aumenta salendo di quota anziché diminuire, il che accade di solito in autunno inverno. Potremmo trovarci in alta montagna con un bel sole e vedere sotto di noi la pianura coperta di nubi o nebbia, al freddo.

Se si prevede di pernottare in rifugio occorre innanzitutto verificare i periodi di apertura degli stessi, a meno che non vogliate pernottare nel locale invernale (se presente) e, se possibile, prenotare telefonicamente onde non rischiare di trovare tutto esaurito perlomeno nei periodi di maggior affollamento. Se si pernotta in bivacco il discorso è analogo, occorrerà anche valutare la disponibilità di acqua per bere e cucinare. Anche in questo caso occorre valutare l'affollamento perché i posti sono generalmente limitati, in periodo estivo è più facile trovare il "tutto esaurito" anche in bivacco soprattutto per quelli che danno accesso a vie alpinistiche o in zone di transito (esempio quelli sul percorso dell'Alta via 1 e 2). Una cosa importante é sapere se occorre portare il fornello ed altro non presente in bivacco (non tutti sono attrezzati allo stesso modo). Anche questi fattori hanno influenza nella scelta dell'escursione.

Un altro fattore che condiziona la scelta dell'escursione, a mio parere, è l'equipaggiamento di cui disponiamo o di cui dispongono i compagni, specie quelli che muovono i loro primi passi in montagna. Se non abbiamo scarpe adatte non possiamo fare più di tanto, o meglio, se lo facciamo ci assumiamo dei rischi. Non potremmo fare delle escursioni tipo Testa Grigia (roccia friabile) se non con scarpe da trekking impegnativo o da alpinismo (beninteso qualcuno lo fa con scarpe da ginnastica ma a suo rischio e pericolo). Nel caso che accompagniamo gente meno esperta, una delle prime cose da fare sarà controllare l'attrezzatura e l'abbigliamento di cui dispongono, potremmo anche prestare loro qualcosa ma alcuni capi dovranno essere personali. Teniamo conto che una brutta escursione, con vesciche, malesseri e pericoli vari oltre a rovinare l'amicizia, potrebbe compromettere il loro rapporto con la montagna. A volte persone che non amano la montagna sono persone che in passato hanno avuto brutte esperienze o che dentro se stessi ne hanno paura, poichè la montagna rappresenta un "luogo selvaggio" e scomodo in cui non saprebbero muoversi (spesso sono quelle persone che in montagna cercano solo quello che hanno lasciato in città, ovvero "merenderos" e simili, o conoscono la montagna solo in base a stereotipi da cartolina).

L'allenamento infine è un altro fattore che condiziona, è inutile partire subito a inizio stagione con escursioni troppo impegnative. Una attività fisica anche durante la stagione invernale può aiutare ma la montagna non è solo questo, la palestra fortifica ma camminare è un'altra cosa (esperienza a parte) per cui non è detto che chi ha una certa muscolatura sia parecchio avvantaggiato, anche se aiuta. Per camminare l'allenamento migliore è proprio camminare, partire con passeggiate brevi (anche in città se possibile, lasciando a casa l'auto) ed eventualmente in primavera usare i bastoncini da nordic walking anche nei parchi cittadini (come avviene nel resto d'Europa). Personalmente penso che chi va in montagna solo per fare sport all'aria aperta non ha capito cosa sia l'escursionismo: camminare è il mezzo per andare in montagna, non il fine, non il contrario (come accade nello sci in pista), ma questo è un altro discorso.

Fatta questa premessa ci resta da scegliere la meta che vogliamo raggiungere. E' ovvio che in questa epoca della comunicazione, abbiamo accesso ad una grandissima quantità di informazioni. Possiamo pensare ad una escursione solo per aver sentito di qualcuno che l'ha già fatta, per avere visto una vetta dalla finestra di casa o perché abbiamo vagato ore ed ore per siti internet a tema, comperato una guida, cartina od altro. Stabilito dove vogliamo andare dovremmo acquisire le informazioni che riteniamo utili per non partire da sprovveduti (questo influenzerà anche la scelta dell'equipaggiamento, i tempi di partenza ed altro), ovvero la raccolta di tutte le informazioni possibili ci darà modo di vedere se l'escursione è fattibile o no in rapporto ai fattori di cui si è parlato sinora. Informazioni e scelta dell'escursione sono quindi correlate ed inscindibili.

Le fonti di informazioni su una possibile escursione da effettuare sono parecchie: siti internet e forum sulla montagna (oggi una delle principali), pagine Facebook, guide e cartine, passaparola, opuscoli vari forniti dagli uffici del turismo, gli stessi uffici del turismo, associazioni di guide locali, programmi escursionistici di agenzie locali, proloco, ecc. Per i siti internet(visto che la cosa mi coinvolge in prima persona) occorrerebbe secondo me sapere se sono affidabili, ovvero se chi ha scritto le pagine in cui descrive gli itinerari li ha percorsi davvero, senza prendere informazioni da altre fonti (spesso senza verificarle). Un sito internet amatoriale, frutto della passione di qualcuno, non ha un avvallo ufficiale nè un bollino di garanzia (che attualmente non esiste ma è giusto così) per cui va sempre valutato sulla base del contenuto, magari verificandone sul posto (a proprie spese) l'attendibilità, o sulla base di chi ha già percorso alcuni degli itinerari illustrati. Gli errori, non voluti, sono ovviamente sempre possibili, malgrado la cura che l'autore riesce e mettere. Un sito per essere affidabile dovrebbe anche essere ben curato, non tanto dal punto di vista grafico (cosa essenzialmente estetica), ma nella completezza delle informazioni, deve dare l'impressione che chi scrive descriva quello che ha visto con i propri occhi, non copiato da altri. La presenza di foto autoprodotte (non copiate a scrocco) è un indice a mio parere importante, se ve ne sono parecchie indica una certa accuratezza del lavoro fatto. E' importante inoltre che dell'escursione siano indicati bene il grado di difficoltà, le tempistiche, i punti dove trovare acqua, eventuali zone di rischio, ecc. Una cosa utile è la data di aggiornamento della pagina (o meglio dell'ultima volta che l'autore ha percorso quei sentieri) perché lo stato del percorso può cambiare nel tempo, in meglio o peggio anche a distanza di pochi anni. Ricordiamo infine che si tratti di siti, forum o simili la descrizione dell'escursione e quindi delle sue difficoltà è sempre soggettiva e personale.

Lo scopo della descrizione del percorso, oltre a non fare perdere gli escursionisti, è di fare valutare agli stessi se siano in grado o meno di affrontare l'escursione.

Le guide escursionistiche e le carte sono state le fonti principali di informazioni sino all'avvento di internet (la carta è indispensabile tuttora), anche in questo caso occorrerebbe verificare quanto siano affidabili non tanto per la serietà degli autori (il copia-incolla senza verifica direi che è più raro in questi casi) ma per l'aggiornamento perché un libro, a differenza di un sito, si aggiorna solo a distanza di anni. Valide guide nella mia bibliografia sono ormai in parte superate per questo motivo, devono essere quindi utilizzate con criterio. Stesso discorso per le carte escursionistiche, che vanno aggiornate perché con il tempo cambiano i sentieri, la numerazione, aumentano le strade, si costruiscono rifugi ed alpeggi, ecc. Le carte più recenti, fatte anche per l'uso con il gps, riportano spesso anche le sorgenti di acqua potabile. Ricordo ancora che le carte escursionistiche sono tali in quanto riportano le numerazioni dei sentieri che troveremo sul terreno (vedi segnaletica) ed altre indicazioni utili, mentre quelle dell'IGM sono carte topografiche e e sono utilizzate soprattutto da alpinisti, scialpinisti e da chi si muove spesso fuori dai sentieri. Attenzione sempre a possibili errori.

Le mappe di derivazione OpenStreetMap sono tra le più aggiornate ed affidabili, i sentieri sono quasi sempre rilavati sul posto con gps e da pochi anni (è un sistema che si è sviluppato sulle Alpi essenzialmente dal 2012 in poi) anche se sono sempre possibili errori. Al momento che aggiorno questa pagina (maggio 2017) in 6 anni che contribuisco a OSM come mappatore e uso OSM in montagna e non di errori che possono mettere fuori percorso l'escursionista ne ho trovati meno che le dita di una mano (ed ovviamente li ho corretti).

Altre fonti possibili sono gli uffici del turismo (anche se a volte il personale, assunto solo per il periodo estivo, ne sa meno di voi), gli opuscoli distribuiti dagli uffici stessi (anche qua possono esserci errori ed omissioni, forse giustificati in parte dal fatto che detti opuscoli sono perlopiù gratuiti o hanno un prezzo molto contenuto, ma perlopiù sono conseguenza di un lavoro approssimativo e senza rilievi sul campo), oppure come detto persone che hanno percorso quegli stessi itinerari, persone magari incontrate per caso (di persona o via internet) con le quali occorrerebbe saper intuire se ciò che raccontano è frutto dell'esperienza o di qualche lettura veloce (magari di una guida non aggiornata). Va da sé che spesso gli abitanti delle zone in cui andiamo a praticare il nostro "sport del corpo e della mente" come io definisco l'escursionismo, spesso conoscono sentieri dimenticati e oggi poco utilizzati, anche se non sempre hanno tempo (e voglia) di spiegarceli. Ma spesso non hanno tempo e voglia di percorrerli per sport.

Oltre a tutte queste fonti possono essercene delle altre, come i servizi TV o articoli su giornali e quotidiani locali, a volte completi a volte, per motivi di spazio e tempo, troppo sintetici, comunque costituenti un punto di partenza per cercare eventualmente informazioni più dettagliate.

Studio dell'itinerario sulla carta / guida

La carta è una grande fonte di informazioni sia che disponiamo della descrizione del tracciato (e sulla base di questo abbiamo già scelto la nostra escursione) sia che non disponiamo di altre informazioni oltre alla carta stessa (in questo caso la potremmo anche utilizzare per scegliere l'escursione stessa). Le carte che possiamo usare (vedi anche la pagina Carte e mappe) dovranno essere carte ESCURSIONISTICHE o TOPOGRAFICHE (queste ultime non sono finalizzate alla realizzazione di una escursione, non riportano per esempio la numerazione dei sentieri), come ad esempio le carte I.G.M. ed AGGIORNATE, oltre che affidabili (cosa che spesso si verifica a nostre spese o, se conosciamo le zone, esaminando bene la carta anche prima dell'acquisto perlomeno per quelle zone che conosciamo già di persona). Analogamente alle carte tradizionali possiamo utilizzare mappe escursionistiche vettoriali per GPS.

Dall'esame della carta possiamo dedurre le informazioni necessarie per localizzare il punto di partenza, situato spesso in qualche frazione minore del paese o al termine di qualche strada interpoderale, o al divieto di accesso al traffico non autorizzato e la via per arrivarci. Possiamo dedurre anche il luogo dove lasciare l'auto oppure la stazione delle corriere o ferroviaria (una via di accesso al M. Zerbion da Chatillon è raggiungibile comodamente a piedi dalla stazione ferroviaria), oltre ad altri punti di appoggio (rifugi e bivacchi, alpeggi, alberghi in paese, ecc.). Sarebbe importante che la carta indicasse le sorgenti (quelle più recenti lo fanno), soprattutto se non abbiamo indicazioni del genere nelle nostre guide o pagine internet trovate su siti. L'analisi delle curve di livello ci aiuterà a capire se il percorso è più o meno ripido (poiché le curve di livello, dette anche isoipse, sono tracciate a quota costante ove sono più distanziate la pendenza del terreno è minore, viceversa ove sono vicine il terreno è ripido). Vedremo inoltre rappresentate rocce o altre zone caratteristiche del terreno, presenza di miniere, ecc.

Chi utilizza il GPS o la bussola e l'altimetro per orientarsi potrà programmare l'escursione prima di partire e poi verificare costantemente la propria posizione sul terreno (questi argomenti sono sviluppati nelle pagine apposite). Non dimentichiamo che il GPS ha anche una funzione di "supporto psicologico", a patto di saperlo usare, perchè oltre a guidarci in caso di necessità ci fornisce in ogni instante la nostra posizione in rapporto al percorso (vediamo sempre dove siamo, quanta strda abbiamo fatto e quanta ce ne resta).

Le guide ed i siti internet, nell'illustrare gli itinerari, spesso riportano tutte le informazioni necessarie o quasi, ma la scelta fra una spiegazione meticolosa (a volte prolissa) o più sintetica (a volte perfino troppo, cosa che può porre in difficoltà i meno esperti) è personale, dovuta allo stile e preferenze degli autori, che comunque danno sempre una lettura soggettiva del territorio e del percorso. Sul terreno dovremo poi "vedere" e ritrovare le peculiarità descritte dalla guida, sito o cartina che ci serviranno come riferimento per valutare la nostra posizione.

La cartina inoltre dovrà accompagnarci lungo il percorso, anche se su sentieri segnati e numerati, potremmo teoricamentefarne a meno (magari con un po' di conoscenza della zona), però deve comunque essere presente nello zaino, almeno una per gruppo, onde verificare dove si è, dove si va, studiare eventuali varianti e fare fronte ad imprevisti (tratto di sentiero franato, ecc.). Consideriamo che un sentiero seppure segnato in carta, sul terreno può essere poco visibile oppure essere stato negli anni sopraffatto da incuria e vegetazione. Nel caso di gruppi numerosi, che possono frazionarsi lungo il percorso, è bene che l'itinerario sia chiaro a tutti i partecipanti o perlomeno a quelli che si prendono un po' il compito di guidare i meno esperti. Può essere utile, sia se il gruppo è piccolo e non si fraziona sia a maggior ragione se il gruppo è ampio e si fraziona, preparare uno schizzo dell'escursione con segnati i numeri dei sentieri, i luoghi chiave (bivi, alpeggio, rifugio, lago, sorgente, posto previsto per il pranzo se prima di raggiungere la meta, eventuali luoghi di riunione del gruppo, ecc.) e delle fotocopie della carta con evidenziato il percorso (matita colorata, evidenziatore, ecc.) da distribuire ai partecipanti e su cui fare eventualmente le nostre annotazioni. Questa è una prassi dei gruppi più numerosi ed organizzati. Un notes formato A5 dovrebbe sempre accompagnarci (A4 è più sfruttabile ma nello zaino rischia di piegarsi e rompersi in breve tempo), assieme ad un paio di biro (sempre almeno 2, uno può perdersi o smettere di scrivere) o una biro ed una matita (che non soffre il freddo a differenza della biro). Biro a parte in certi casi p buona cosa la rinondanza delle attrezzature, quindi due bussole, due biro, due kit di medicazione, magari due gps per gruppo, ecc.

Dalla carta poi possiamo dedurre le tempistiche dell'escursione (nel caso non abbiamo indicazioni sulla guida o sito consultati o semplicemente perché vogliamo studiarceli noi) che serviranno anche per programmare la partenza ed il rientro da casa, albergo od altro. Questa fase, molto interessante, verrà illustrata nel paragrafo successivo.

Studio delle tempistiche

Una volta che abbiamo raccolto tutte le informazioni possibili sull'escursione che andremo ad effettuare dobbiamo porci il problema di organizzare i tempi, cosa ancora più complessa per chi viene dalla città. Oltre ai tempi dell'escursione occorre pensare ai tempi di spostamento per raggiungere e tornare dal luogo di partenza, in auto, treno, pulman o altro (anche a piedi, se si parte da casa) e considerare che in taluni periodi dell'anno il traffico può allungarli notevolmente (in estate soprattutto da metà luglio a alla domenica dopo ferragosto e nei week end). Occorrerà anche prevedere possibili inconvenienti ed ingorghi nel rientro in pianura. In inverno invece dovremo fare i conti con la notte che giunge prima, non a tutti piace guidare al buio e con il rischio di trovarsi in mezzo a nebbia o sotto una nevicata. E' inoltre possibile che in estate, nei periodi di massimo affollamento o per manifestazioni sportive, feste, ecc., alcuni centri abitati vengono completamente chiusi al pubblico (come accade a fine luglio a Sainte Jacques, Ayas, ove si lascia l'auto in un grande parcheggio e si usufruisce di un servizio navette gratuito) o anche alcune valli (è accaduto in passato ai piedi del M. Bianco). La presenza di feste o manifestazioni, gare, ecc. può inoltrre limitare molto la possibilità di trovare parcheggio per l'auto (in questi caso o si rimanda l'escursione o si parte presto).

I tempi di durata dell'escursione (o delle varie fasi, da tappa a tappa) possiamo desumerli dalle guide escursionistiche, dai siti internet dove abbiamo reperito informazioni (se riportati), dai cartelli e dalle indicazioni che troviamo sul posto, tenendo sempre presente che, errori a parte, i tempi sono comunque soggettivi. Le tempistiche riportate sui cartelli indicatori sono in genere tempistiche medie o medio alte, ovvero molto spesso con un buon allenamento si riesce a starne al di sotto. Purtroppo a volte vanno presi con beneficio di inventario poiché capita che i cartelli riportino indicazioni non del tutto corrette (cartelli spostati da luogo a luogo senza riguardo per le tempistiche, errori madornali, ecc.), se ci fate caso ne troverete di "corretti" (targhette incollate sopra le scritte originali). Se chiedete consigli a delle guide alpine o escursionistiche inoltre preventivate di moltiplicare i loro tempi per 1,5 almeno perchè hanno sempre un passo svelto :-)

Se invece non riusciamo a trovare indicazioni sulle tempistiche dell'escursione, l'unica cosa da fare è ricavarle studiando la cartina. Le indicazioni di massima che si trovano su siti internet e/o guide escursionistiche sono in genere sempre le stesse e, per quanto mi riguarda, abbastanza azzeccate. In genere si dice che un escursionista riesce mediamente a superare (in salita) un dislivello di 300-400 metri all'ora ed una distanza di circa 2-4 Km. Questo lo si può verificare anche sperimentalmente prendendo ad esempio alcune escursioni di questo sito ma ricordiamoci che questi SONO SEMPRE VALORI MEDI ED INDICATIVI in quanto il tempo di salita dipende dal tipo di percorso, dalle condizioni fisiche e dall'allenamento dell'escursionista, dalle condizioni ambientali e meteorologiche e da innumerevoli altri fattori. In linea di massima ed in mancanza di altre indicazioni però ci consentono di stimare la durata dell'escursione, ricordando che il dislivello superato in 1 ora aumenta se il percorso è ripido (si dice infatti che "si sale velocemente di quota") mentre la distanza percorsa all'ora aumenta se il percorso è poco ripido (nel qual caso il dislivello superato in 1 ora è anche poco, rispetto ai suddetti 300 mt.). In pratica: se il percorso è mediamente ripido (per molte escursioni o tratte di escursioni è così) l'indicazione di 300-400 mt/ora è corretta, se è molto ripido occorrerebbe ipotizzare anche 450-500 mt/ora e l'indicazione di 2-4 Km/ora diviene meno affidabile. Se il percorso è meno ripido (caso limite: altopiano o lunghi tratti in falsopiano, con modesti dislivelli), l'indicazione di 300-400 mt/ora di dislivello non ha quasi più senso e occorre guardare la distanza ipotizzando tranquillamente 4 Km/ora. Non poniamoci il problema di distanza reale o topografica perché la differnza è comunque piccola, stando l'approssimazione di questi calcoli. Dovremo però considerare se il sentiero sale rettilineo (la distanza reale è pressochè uguale a quella in linea d'aria fra partenza ed arrivo) o con un percorso sinuoso (la distanza reale è molto maggiore che quella in linea d'aria). In quest'ultimo caso dovremmo considerare la distanza reale (ma probabilmente sarebbe più esatto calcolare il tempo sulla base del dislivello perché il percorso sarà ripido). Se l'escursione è lunga (salita oltre 4 ore) occorre considerare l'affaticamento per cui i tempi possono ulteriormente allungarsi.

Il tempo di discesa si considera in genere pari a 2/3 di quello di salita, ovviamente può essere anche meno se il percorso è ripido. Anche questa valutazione, ho verificato, è quasi sempre corretta.

Per il calcolo dei tempi di una escursione qualcuno ha anche studiato una apposita calcolatrice: vedi qui.

ATTENZIONE: tutte queste indicazioni non considerano le soste (in genere prevedere almeno 10-15 minuti all'ora in salita per chi non è molto allenato, un po' meno in discesa). Occorre inoltre precisare che se nel gruppo vi sono bambini, adolescenti o persone poco avvezze alla montagna e/o non allenate o male attrezzate (vedi scarpe non adatte) i tempi si allungano, anche del 40-50 %. Anche la pioggia o la neve possono contribuire ad allungare i tempi (vedi il caso di rocce particolarmente scivolose se bagnate come nell'escursione al Bivacco Gastaldi).

Ricapitolando con qualche formula (per complicare la vita):

PRIMO CRITERIO: si riescono a salire MEDIAMENTE da 300 a 400 mt di dislivello in 1 ora (60 minuti). Questo significa che in 1 minuto si riescono a salire da 5 a 6,6 mt di dislivello (poiché 300/60 = 5,5 e 400/60 = 6,66666...), ovvero che la velocità di salita intesa riferita al superamento di un dislivello varierà da 5 a 6,6 mt di dislivello / minuto. Potremo così calcolare:

tempo di salita [minuti] = dislivello [mt] / velocità [mt/minuto]

tempo di salita [minuti] = dislivello [mt] / 5 [mt/minuto]

oppure

tempo di salita [minuti] = dislivello [mt] / 6,6 [mt/minuto]

arrotonderemo mediando fra i due valori ottenuti considerando che se il percorso è ripido si sale più in fretta (per cui potremmo anche salire più di 400 mt/ora) mentre se è poco ripido si sale più lentamente. Nel caso che assumiamo una velocità pari a 5 mt/minuto (300 mt di dislivello/ora) i calcoli si semplificano mentalmente ovvero il tempo si ottiene semplicemente raddoppiando il valore del dislivello e togliendo uno zero, in pratica dividere per 5 equivale a moltiplicare per 2 e dividere per 10 (esempio: per salire 200 mt occorrono 40 minuti). Per ottenere il tempo in ore basterà dividere il tempo in minuti per 60.

Esempio: se il dislivello è pari a 750 mt avremo:

tempo di salita = 750 / 5 = 150 minuti = 2 ore e 30 minuti

(potrei calcolare facendo 750 x 2 =1500, tolgo uno 0 ==> 150 minuti)

oppure

tempo di salita = 750 / 6,6 = 114 minuti = 1 ora e 54 minuti

possiamo considerare quindi un tempo fra 2 ore e 2 ore e mezza.

SECONDO CRITERIO: si riescono a percorrere MEDIAMENTE da 2 a 4 Km in 1 ora (60 minuti). Questo significa che in 1 minuto si percorrono da 33 a 66 mt di distanza (poiché 4000/ 60 = 66,66666... mt/minuto e 2000/60 = 33,33333... mt/minuto), ovvero che la velocità di salita, riferita al percorrere una distanza, varia fra 33,3 e 66,6 mt/minuto (potremmo arrotondare a 35 e 65 mt/minuto). Anche in questo caso avremo due formule simili

tempo di percorrenza [minuti] = distanza [mt] / velocità [mt/minuto]

tempo di percorrenza [minuti] = distanza [mt] / 65 [mt/minuto]

oppure:

tempo di percorrenza [minuti] = distanza [mt] / 35 [mt/minuto]

anche in questo caso medieremo fra i valori ottenuti ricordando che se il percorso è ripido la distanza percorsa è inferiore, per cui si procede più lentamente, mentre se siamo in falsopiano la velocità sarà maggiore. Un conto più veloce si potrebbe fare assumendo una velocità MEDIA di 50 mt/minuto, così da ottenere il tempo semplicemente raddoppiando la distanza e togliendo due zeri (ovvero tempo = distanza/50 = distanza *2 /100). Ad esempio 1200 mt richiederebbero 24 minuti.

Invertendo le formule potremo, CON MOLTA APPROSSIMAZIONE, calcolare il dislivello o la distanza percorsa in base al tempo impiegato.
 
NOTE: in queste formule sono state indicate le unità di misura delle grandezze fisiche di spazio, tempo e velocità fra parentesi quadre, come nell'analisi dimensionale. Ho volutamente riportato le distanze in metri, anziché Km, ed i tempi in minuti, anziché ore, per agevolare i conteggi (inutile ottenere un tempo ad esempio di 0,75 ore che equivarrebbe a 45 minuti, le distanza fra le tratte dell'escursione sono spesso inferiori al Km ed i dislivelli si misurano sempre in metri). Ricordiamo comunque sempre che questi sono VALORI MEDI E INDICATIVI. Considerate che, come già detto, applicando i due criteri alla stessa escursione, otterreste due tempi anche abbastanza diversi, occorre intuire quale sia meglio adottare (ripido ==> criterio 1, con correzioni del dislivello salito / ora, meno ripido ==> criterio 2, con correzioni della distanza percorsa / ora). Ultima cosa: queste indicazioni sono per escursioni SU SENTIERO, fuori sentiero le cose si complicano ed i tempi si allungano, pensate ad un terreno coperto di cespugli (ginepro, rododendri) o ad una pietraia di grosse rocce o sfasciumi.

Una cosa utile per calcolarsi i tempi, ma credo che pochi la facciano se non costretti per necessità o perchè vanno in luoghi mai frequentati, è prepararsi a tavolino un piccolo schizzo del percorso che serve non solo controllare la situazione sul posto (e volendo anche a programmare la rotta con la bussola), ma per poter dividere lo stesso in tratte omogenee, soprattutto per quanto riguarda la pendenza, e ragionarci sopra con i due criteri sopra riportati onde ricavare i tempi di percorrenza PRESUNTI delle singole tratte ed alla fine quello complessivo. Giusto per divertirci ulteriormente proviamo ad effettuare un ragionamento su una escursione di tipo classico (nè troppo ripida, nè troppo pianeggiante) di difficoltà E, alla portata di tutti, con un percorso schematizzabile in poche tratte, ovvero l'escursione al Lago Blu in Valle d'Ayas. Possiamo schematizzare il percorso come segue, ricavando distanze e quote dalla cartina:

Schizzo per l'escursione al Lago Blu

Schizzo per l'escursione al Lago Blu

In uno schizzo del genere occorre evidenziare i punti salienti, ovvero partenza, arrivo, tappe, i bivi, non sarebbe male annotare anche i luoghi dove fornirsi d'acqua ed i numeri dei sentieri (che dovrebbero anche essere riportati sulla cartina della zona). In ogni caso, per quello che interessa a noi ora, è utile realizzare un profilo altimetrico del percorso (non necessariamente in scala) ove sull'asse orizzontale riporteremo le distanze e su quello verticale i dislivelli (se in scala useremo due scale diverse per evidenziare i vari dislivelli, i geometri/architetti/ingegneri sanno bene di che cosa sto parlando). La congiungente dei vari punti chiave del percorso ci darà un profilo approssimato del terreno, diverso da quello reale, che mostra come la pendenza MEDIA del percorso vari nelle varie tratte. Per ogni tratta possiamo ricavarla dalla carta la distanza ed il dislivello e di conseguenza stimare i tempi di percorrenza come già illustrato.

Profilo altimetrico per l'escursione al Lago Blu

Profilo altimetrico per l'escursione al Lago Blu

Suddividere l'escursione nelle tratte principali ci consente, oltre ad un maggior controllo sul risultato della nostra stima (e, volendo, una maggiore verifica sul campo), anche di avere uno schema che ci aiuta ad affrontare le tappe evidenziando i tratti ed i dislivelli più ripidi, la presenza di punti sosta, alpeggi, ecc. Nell'esempio sopra riportato i tempi sono quelli ottenuti con il criterio n° 1, poiché le tempistiche ottenute con il criterio n° 2 risultavano troppo ottimistiche, a parte l'attraversamento del Pian di Verra, quasi pianeggiante. In ogni caso è meglio prevedere tempi un po' abbondanti per trovarsi poi magari ad essere più rapidi del previsto che non il contrario (margine di sicurezza).

Fasi successive e svolgimento dell'escursione

La fasi successive riguarderanno la preparazione dell'attrezzatura ed abbigliamento, dei viveri e del rifornimento d'acqua, prestando attenzione alla situazione idrica nella zona interessata dall'escursione (soprattutto nel caso di bivacchi ad alta quota), la eventuale prenotazione di posti in rifugio ecc., argomenti già trattati in altre pagine del sito.

Sull'equipaggiamento ed attrezzatura annoto solo che può condizionare anche la scelta dell'escursione, oltre al suo svolgimento (sicurezza e comodità sono le questioni principali), per cui occorrerà verificare prima della partenza se abbiamo tutto quello che occorre. Se ci troviamo in una località montana non sempre avremo a disposizione un negozio ove comperare all'ultimo momento quanto eventualmente dovesse mancare, soprattutto se abbiamo aggregato al gruppo delle persone novizie della montagna. In questo caso sarebbe buona cosa informarsi prima se hanno tutto quello che occorre, in particolare che tipo di scarpe e abbigliamento posseggono, eventualmente prestando loro qualcosa che abbiamo in più e di cui possiamo fare a meno (difficilmente un appassionato di montagna possiede un solo pile, k-way o anche zaino). Può essere utile portare dietro qualche capo in più, se tiene poco posto (ad esempio un poncho), ma la regola dovrebbe essere, a mio parere, che i componenti del gruppo abbiano nello zaino tutto quello che serve ad uso personale (i vestiti) e tutti qualcosa perlomeno di cibo ed acqua. Può infatti accadere sia che il gruppo si divida ossia che qualcunosi fermi a raggiungimento di una tappa intermedia, oppure nella peggiore delle ipotesi che si frazioni perché qualcuno NON aspetta gli altri, nel qual caso è bene che questi dispongano di viveri, acqua a tutto quello che gli permette di essere autonomi (non voglio pensare che, ancor peggio, qualcuno si separi dal gruppo e perda la strada perché NON dovrebbe accadere se si va con persone esperte). Ragazze e signore faranno bene a lasciare a casa catenine e gioielli in genere che, oltre ad venire smarriti, possono essere di pericolo in caso di temporale. Molte attrezzature inoltre saranno sufficienti in misura di una o due per gruppo, come il kit medico, bussola, altimetro, carta escursionistica, fornello, GPS o comunque non necessariamente in dotazione a ciascuno anche se sarebbe bene che ci fosse una certa rinondanza (una bussola può rompersi, una carta può andare persa, oppure il gruppo potrebbe semplicemente frazionarsi). Uno o più binocoli possono essere di aiuto, oltre che per osservare la natura, per tenere i contatti e vedere gli altri componenti del gruppo lontani da noi oppure anche altri escursionisti, in ogni caso è sempre utile. In alcune escursioni, particolarmente difficili, i più esperti potranno portare anche un paio di moschettoni ed una corda (cordino da 10 metri diametro 8 mm), utile, soprattutto come ausilio psicologico, nel caso che qualcuno non riesca a superare determinati passaggi. La sera prima di partire dovremo, oltre che preparare l'attrezzatura e controllare lo stato di usura della stessa, le scadenza dei medicinali, ecc. mettere in carica il cellulare, le batterie della macchina fotografica, videocamera, gps, radio, ecc. considerando l'ipotesi di portare con noi delle batterie di ricambio o il caricabatterie (se si pernotta in rifugio e lo si può utilizzare). In questo caso meglio avere con noi anche una piccola torcia o lampada frontale, nel caso in rifugio a tarda notte venga spenta l'illuminazione. Maggiori dettagli su cosa portare in rifugio e/o bivacco li trovate nella pagina della Attrezzatura.

Non partite non equipaggiati anche se si tratta di "una semplice passeggiata di un'oretta su terreno facile, pianeggiante con bar ristoro a portata di mano". Portate sempre qualcosa da mangiare (almeno delle barrette energetiche), una borraccia d'acqua, scarpe adatte, giacca impermeabile (anche leggera), un coltellino multiuso, la cartina della zona, qualcosa come kit medico. Può capitare che non troviate fontane o le troviate senz'acqua, che qualcuno accusi cali di zuccheri o che il bar-ristoro sia chiuso o (come è capitato a me) che nello stesso "si fanno panini solo in inverno per gli sciatori perchè in estate gli escursionisti si portano tutto", ecc. Considerate soprattutto che, se ci sono bambini o persone non abituate a camminare, questi accuseranno sete e fame più degli altri.

Molte raccomandazioni qua riportate sono pressochè inutili per persone esperte, ma proprio per questo possono essere date per scontate e dimenticate quando si accompagnano persone che esperte non sono. Alla partenza e durante l'escursione occorrerà comunque valutare le condizioni meteo, tarare l'altimetro (sempre utile), iniziare la marcatura dei waypoint GPS (punto di partenza, villaggio, ecc.) e valutare se i partecipanti si trovano in condizioni fisiche e con attrezzatura buone. Un lieve malessere iniziale può peggiorare con la quota e l'affaticamento (ricordiamoci che in montagna occorre mangiare leggero per non stare male), le scarpe non adatte pure, per cui occorre, se non si sono considerati prima questi fattori, adeguare l'escursione e preventivare anche di interromperla o di fare fermare ad una tappa intermedia chi non dovesse trovarsi in condizioni di raggiungere la cima. In particolare occorrà prestare attenzione a bambini ed adolescenti. Un poco di attenzione, direi, va posta anche all'umore dei partecipanti, che con l'alta quota e le difficoltà di ossigenazione (o talvolta la carenza di zuccheri) può anche peggiorare, provocando discussioni, incomprensioni e momenti di scarsa lucidità (non sembra ma accade, soprattutto con persone che in montagna non si sentono nel loro ambiente). In questi casi è importante la coesione del gruppo e, se presente, l'autorità e la competenza di chi è più esperto che dovrà trasmettere agli altri un senso di sicurezza, se non addirittura sedare eventuali liti.

Prima dell'escursione occorreà ovviamente verificare viveri ed acqua: mai partire a borracce vuote pensando di trovarla per strada perché potreste fare tutta l'escursione senza incontrare una sorgente, meglio avere almeno una borraccia piena già da casa, potreste trovare la fontana alla partenza senz'acqua, oppure nessuna fontana, a me è già successo.

Durante l'escursione occorrà controllare lo stato di affaticamento dei partecipanti, soprattutto se poco allenati, programmando le soste tenendo conto delle esigenze di tutti, senza forzare nessuno, a meno che ci sia qualcuno che veramente non abbia voglia di camminare (in quel caso occorrerà evitare inutili perite di tempo). Tenete conto anche di eventuali problemi di salute dei partecipanti. E' importante che il gruppo si mantenga compatto perlomeno a distanza visiva, senza dare un senso di abbandono a chi dovesse restare indietro, specie se non allenato o poco avvezzo alla montagna. Se vi sono bambini e ragazzi lo stesso, anche fra loro, per evitare quel senso di esclusione che rovinerebbe la giornata, se guidate il gruppo state un po' con tutti, specie con i novizi della montagna, controllandoli senza farlo notare. Con i ragazzi soprattutto occorre adattarsi ai loro ritmi ed interessarli alla montagna ed alle pratiche escursionistiche, insegnando loro e parlando in modo semplice ed esauriente insieme, l'escursione deve diventare un'avventura interessante, non devono cioè sentirsi in obbligo ad effettuarla. Ho visto ragazzini appassionarsi al GPS comprendendone rapidamente i principi e l'utilità da chiederlo al papà per Natale. Allo stesso modo possiamo insegnare loro a leggere le carte, osservare gli animali e la natura, trattenerli quando tendono a prendere un ritmo di marcia troppo elevato con il rischio di esaurire le forze in poco tempo (queste raccomandazioni valgono anche per gli adulti poco esperti di montagna). Bisogna comunque marciare con il proprio ritmo adeguando quello del gruppo a chi è più lento, senza lasciare indietro nessuno, soprattutto in luoghi con poche segnalazioni o sentieri poco evidenti, al limite fermarsi ad aspettare in posti prestabiliti (o abituali se è un percorso che facciamo spesso) e soprattutto nei bivi per evitare che qualcuno sbagli strada o scelga una strada diversa (a volte il dilemma è solo fra sterrata e vecchio sentiero, altre volte si rischia di perdersi). In alcuni casi possono essere di aiuto le radio ricetrastmittenti per mantenere i contatti fra i componenti del gruppo (inutile contare troppo sui telefoni cellulari, spesso nei valloni sono inutilizzabili). Ricordiamo di stare attenti quando andiamo in una zona ancora per noi sconosciuta, il senso di disorientamento iniziale potrebbe prevale sull'entusiasmo per la scoperta (per questo motivo è consigliabile accompagnare inizialmente persone poco esperte solo in zone che conosciamo bene o in cui abbiamo fatto un sopralluogo preliminare). Nel caso che il gruppo si frazioni potremmo ad esempio:
  • aspettare il gruppo che è rimasto indietro in corrispondenza dei bivi (che spesso creano indecisione nel procedere da parte di chi non conosce bene il percorso o non sa leggere le carte o altro) o presso punti prestabiliti (esempio: "ci troviamo al rifugio", oppure "ci aspettiamo all'alpeggio...");
  • un sistema in caso di frazionamento del gruppo potrebbe essere lasciare un messaggio a chi resta indietro su un foglietto posto in un posto ben veisibile, il classico "post-it" su un segnale escursionistico" dicendo dove si è andati (se non si era daccordo prima su che percorso seguire o se si è fatta una disgressione), dove ci si aspetta e scrivendo data ed ora (l'ora serve per le tempistiche, la data nel caso che il post-it venga dimenticato e qualcuno trovandolo successivamente si chiede se sia il caso di rimuoverlo);
  • se possibile usare il telefono o le radio, nel caso che il telefono riceva solo a tratti mandare degli sms e non cercare di fare chiamate inutilmente, solo per iniziare un discorso, il telefono si occuperò di ricevere e ricomporre il messaggio da solo appena è possibile la ricezione (ma a me è successo di ricevere un sms anche un'ora dopo che era stato mandato, quando il gruppo si era ricomposto).
  • in ogni caso proprio a scnaso pericolo di frazionamento del gruppo, ciascuno dovrebbe avere la propria razione d'acqua (questo è scontato) e un minimo di viverì, per non saltare il pasto
Occorre ovviamente partire senza correre, soprattutto quando non si è ancora molto allenati e la strada è ripida all'inizio, condurre un ritmo possibilmente regolare in modo da stancarsi meno. Programmare soste brevi e numerose piuttosto che poche e lunghe (nel qual caso si raffredderebbero i muscoli e sarebbe difficoltoso ripartire), vestirsi in modo adeguato. Se la giornata è calda, si può partire anche senza pile addosso anche se si avverte un po' di freddo, dopo pochi minuti di movimento non ci faremo più caso. Oppure partire col pile per toglierlo poco dopo, prima di cominciare a a sudare. Ciascuno dopo un po' conoscerà il suo corpo e come reagisce. Un indumento utile può essere il gilet da trekking senza maniche, ricco di tasche, non troppo pesante (se non è imbottito) e che può essere rapidamente chiuso a protezione dello stomaco in caso di vento. Nelle soste in quota, soprattutto se c'è vento, occorre coprirsi subito, togliere gli indumenti bagnati o sudati, eventualmente cambiare la biancheria a contatto con la pelle che potrà essere anche appesa ad asciugare all'esterno dello zaino o delle tasche in rete. In bivacco, col maltempo, oltre a cambiare gli abiti occorrà coprirsi e bere qualcosa di caldo, per evitare un principio di ipotermia o anche solo un mal di stomaco. Il fornello sarà utile, le eventuali coperte anche. Attenzione soprattutto ai bambini che possono soffrire il freddo più degli adulti anche se a volte non se ne rendono conto. In rifugio sarà facile farsi preparare qualcosa di caldo.

Ricordiamoci in rifugio o bivacco di firmare il libro del rifugio, come segno del nostro passaggio, e di comunicare al gestore la nostra destinazione (in alcuni rifugi appositi cartelli lo raccomandano) ed è utile farsi vedere al ritorno, specie se vi fossero bruschi peggiormenti delle condizioni meteo, onde evitare che il Soccorso Alpino venga allertato inutilmente). Allo stesso modo se avete prenotato e non potete fare l'escursione, telefonate per disdire, onde evirare che vi aspettino inutilmente e si preoccupino. Un accorgimento sarebbe lasciare sempre più di un recapito telefonico al gestore, per venire contattati: un telefono può scaricarsi o semplicemente non ricevere perchè non coperto mentre quello di un altro gestore lo è. Alla sera si può dedicare qualche minuto a studiare tutti insieme l'itinerario del giorno dopo con carte, strumenti ed altro, in modo che sia chiaro a tutti i partecipanti, stabilendo eventualmente punti chiave di sosta (soprattutto se nel gruppo vi sono persone che camminano a velocità diverse) o mete e tappe intermedie, punti dove eventualmente si può abbandonare l'escursione per mete o percorsi di ripiego, nel caso di maltempo o malessere di alcuni partecipanti, punti dove ci si può riparare (rifugi e bivacchi), distribuire le radio se utilizzate ed eventualmente altro equipaggiamento, ecc. magari si possono ripassare alcune regole di comportamento, tecniche di orientamento o solo illustrare la morfologia del territorio o la storia dei luoghi. Per escursioni con gruppi numerosi o in zone poco conosciute alcuni accompagnatori particolarmente scrupolosi e volenterosi spesso effettuano un sopralluogo da soli alcuni giorni prima dell'escursione vera e propria, anche per verificare eventuali problemi sul terreno (innevamento, frane o altro) di cui possono avere avuto notizia. Se il giorno seguente si parte molto presto dal rifugio (ev. con il buio) può essere utile una veloce ricognizione all'inizio dell'itinerario, il pomeriggio prima. Prima di partire occorrerà controllare di non aver dimenticato nulla in rifugio e non (uno sguardo sotto tavoli e letti è sempre utile) e, nel caso di soggiorno in bivacco, fare una pulizia dell'ambiente. I rifiuti si portano a valle, a volte occorrerà portare anche quelli degli altri (in questo caso non sarebbe una cattiva idea annotarlo sul libro del bivacco, in modo che altri che leggano siano invogliati ad imitarci e comunque a non lasciare immondizia agli ospiti che verranno dopo di loro). Nei bivacchi si può lasciare un contributo di viveri non deperibili, se con scadenza ancora lontana o comunque che possono essere consumati anche se appena scaduti (come la pasta disidratata), assolutamente inutile lasciare cibi deperibili anche se impacchettati (non si fiderebbe nessuno a consumarli e le scadenze in caso di trasporto nello zaino possono anche essere più brevi per il caldo) e assolutamente da bandire l'abitudine di molti di lasciare bottiglie vuote o mezze piene (anche col tappo) che non berrebbe nessuno e spesso, nessuno o quasi si occupa di riportare a valle (ci sono mesole ed armadi di bivacchi pieni di bottiglie in questo stato). Ovviamente non bisogna danneggiare la struttura (come ad esempio al Rifugio Bobba), o portare a casa materiali e suppellettili. Eventuali problemi possono essere segnalati al gestore (sia per rifugi che per bivacchi) o annotati sul libro del bivacco (che gestore ed altri ospiti leggeranno).

Particolare attenzione a noi stessi ed agli altri dovrà esserci nell'ora critica ossia in quel periodo della giornata che va dalle 11 alle 12-12.30 ovvero quando la colazione ormai è lontana ed il corpo comincia sentire l'affaticamento e l'esigenza di nutrimento. E' la classica sensazione di "farfalle nello stomaco" inizialmente simile da una forma di inqueitudine o agitazione, successivamente ci si sente indecisi, si tende a poggiare il piede in modo più incerto, si fa meno forza con i bastoncini, si fanno errori, si inciampa ed alla fine si comincia ad avvertire anche nella testa, con senso di stordimento. In questi casi occorre prima procedere con cautela, rallentare il passo e, appena possibile, fermarsi e mangiare qualcosa di dolce (la barretta ma esistono anche gel dolci appositi, la cioccolata è a digestione più lenta), oppure, se la meta non è vicina, fare pausa pranzo e raggiungerla dopo mangiato. Faccio presente, per esperienza personale, che alcuni individui diventano particolarmente irritabili quando si trovano in queste condizioni, per cui occorre avere molta pazienza, fare una sosta e lasciare che si rinfocillino, onde evitare inutili e sterili discussioni in quota. Inoltre ricordo che il problema della mancanza di zuccheri influisce, oltre che sull'umore, sulla lucidità mentale: se l'ultimo tratto è particolarmente ripido e faticoso, con roccette, pietraie e simili (cosa frequente quando si sale una vetta), occorre preventivare una fermata con rifornimento di zuccheri per avere una maggiore energia fisica ma anche per evitare quelle piccole distrazioni che possono farci cadere nel tratto difficile. Basta poco per posare male un piede o per posarlo con forza e stabilità insufficiente, per sbagliare un passaggio elementare e per non vedere un sasso stabile o, peggio, non accorgersi che si sta deviando dal sentiero poco evidente, saltare un segno di vernice, ometto o altro, per non parlare di eventiali capogiri causati dallo stomaco vuoto. Il problema è maggiore per le escursioni con partenza in auto direttamente dalla pianura, ovvero quelle in cui si fa colazione molto presto e magari non si mangia qualcosa di dolce prima di iniziare il cammino

Allo stesso modo un altro momento critico è quando si raggiunge la quota di 2700-3000 mt. soprattutto se non allenati. Personalmente so di poter raggiungere 2700 mt senza avvertire l'altezza, per arrivare a 3000 mt dovrei aver fatto prima escursioni sino ad almeno 2500-2600 mt. Ognuno però deve valutare i suoi limiti e, se si prevede una escursione oltre 3000 mt, eventualmente prima effettuarne una sino almeno, ad esempio, a 2500. Un problema analogo si ha se occorre dormire in quota, rifugio o bivacco, in quanto se non siamo abituati faticheremo a prendere sonno o comunque dormiremo poco. Oltre all'aiuto che può dare l'assunzione di mezza o di una aspirina la sera, occorre allenamento: non si può pensare di partire dalla pianura ed andare a dormire a 2500 mt senza avere problemi (dalla semplice insonnia ad un vero inizio di mal di montagna), a meno di aver soggionato perlomeno a quote più basse per un paio di giorni.

Durante l'escursione dovrà essere tenuta d'occhio la situazione meteo (l'altimetro può aiutare) per evitare rischi di acquazzoni o adattare il percorso alle nuovi condizioni che vediamo sul campo, rinunciando se occorre a raggiungere la meta. Ovviamente nello zaino dovremmo avere tutti giacca impermeabile, poncho o mantella. In caso di temporale occorrerà, se possibile, raggiungere un luogo sicuro, non sostare sotto alberi specie se isolati (meglio stare in una radura), eventuali strutture o recinzioni metalliche (mai farsi sorprendere sulle vette perché i fulmini si scaricano sulle punte, peggio ancora se vi sono croci metalliche ), abbandonare eventualmente materiale metallico addosso (specie se alpinistico) per riprenderlo a pioggia terminata, se ci si ripara in un edificio e in grotta non sostare sull'ingresso o aperture varie. Tenersi staccati da pareti rocciose (anche per il pericolo di caduta pietre) e da massi isolati (corrente "di passo").

Cautela anche nel mal di montagna, se insorge occorre perlomeno prendere una aspirina (se leggero, mal di testa, senso di stordimento, ecc.), scendere di quota e nel caso sia più forte, assumere farmaci adeguati.

L'ultima annotazione che faccio qua, non essendo in grado di realizzare un vero e proprio manualetto medico (in rete si trovano però molte pagine e dispense CAI), è nel caso delle emergenze mediche e non. Il kit di primo soccorso deve sempre essere presente perché in montagna spesso possiamo contare solo su noi stessi, il cellulare non sempre ha campo. Dovremmo avere con noi cerotti, bende e medicinali di base, oltre ad un foglietto che spiega velocemente quali usare e come usarli (anche qua si trovano in rete molte indicazioni). In caso di emergenza si può contattare il 118 (se il cellulare non prende occorre che qualcuno si sposti su creste o punte dove la ricezione è migliore). Questo vale sia se la persona infortunata o vittima di malessere (oppure anche solo di un momento di panico causa smarrimento, temporale in arrivo, ecc.) sia del nostro gruppo oppure incontrata per strada. Sottolineo che, seppure TUTTI dovremmo possedere le nozioni elementari di primo soccorso (in alternativa si può telefonare al 118 e seguire le istruzioni di chi sa), a volte basta anche solo la presenza e l'assistenza psicologica a risolvere situazioni dovute a problemi improvvisi che possono comunque risolversi da soli con un poco di riposo. Chi scrive ad esempio è stato vittima di dolorosi crampi in alta quota, che hanno poi lasciato le gambe indolenzite, ma è sceso comunque con le proprie gambe in compagnia di un altro escursionista incontrato sulla sua strada. Non ho avuto grossi problemi  ma, nel caso ci fossero stati, non ero comunque solo. Nell'ora critica, inoltre, stare attenti al calo di zuccheri che colpisce all'improvviso, anche sotto forma di capogiro o semi-svenimeto, specie i bambini. Occorre subito mangiare qualcosa di dolce: barretta, cioccolata, al limite una caramella, bere del te caldo e zuccherato (vanno tenute a portata di mano, se stachi si rinuncia a prenderle solo per non fare la fatica di togliere e mettere lo zaino).

Attenzione: il numero unico di soccorso 118 verrà in futuro sostituito dal 112 per uniformità con le direttive europee. Nel 2017 in Valle 'Aosta è attivio il 112.

Nel caso di scoraggiamento o peggio paura di qualche componente del gruppo occorrerà innanzitutto dargli sicurezza, con la propria esperienza, farlo riposare, fargli eventualmente mangiare qualcosa di energetico e con zuccheri (influenza anche l'umore) e procedere a piccole dosi. Se costretto a fermarsi qualcuno dovrebbe restare con lui, anche per controllare che non rischi ipotermia o altro ed eventualmente accompagnarlo verso valle prima degli altri che continuano l'ascensione. Spesso basta una pausa e qualcosa di dolce per fagli tornare il buon umore.

Quando si arriva negli alpeggi o in zone ove vi sono animali al pascolo occorre prestare una certa attenzione, anche per non disturbarli ed irritarli. Mucche e pecore in genere sono pacifiche ma con i cani pastore ci vuole prudenza (soprattutto se abbiamo cani al nostro seguito, meglio legarli anche per evitare discussioni col pastore di turno), anche se spesso verranno a farci le feste in cambio di qualche coccola che magari i padroni gli lesinano. Analogamente ci vuole cortesia sia con "locali" sia con gli altri escursionisti, sempre meglio salutare, se non verremo ricambiati avremo perlomeno dato il buon esempio, se stanno salendo e non hanno fiato per ricambiare li scuseremo. Spesso ci si trova a dare indicazioni ad altre persone che incontriamo sulla nostra starda, italiani o stranieri (un po' di inglese o francese possono aiutare) se non siamo noi a dover chiedere informazioni. Non cerchiamo di far perdere tempo a chi in montagna lavora, con domande stupide e stressanti (comportamento da turisti), perchè hanno altro da fare, ma potranno esserci di aiuto se non troviamo la strada e, molte volte, saranno anche contenti se ci interessiamo a loro ed apprezziamo le loro montagne, spesso ci potranno offrire una tazza di caffè o latte fresco, a volte formaggi (da acquistare), a volte però ci ignoreranno completamente o saranno infastiditi dalla nostra presenza. Capitano purtroppo anche episodi poco edificanti, con valligiani che "sparano" liquami su sentieri e su escursionisti di passaggio, nel qual caso sarebbe bene una segnalazione alle forze dell'ordine per fare cessare atteggiamenti del genere (è successo realmente nell'estate 2012 ed il pastore è stato denunciato). Ricordo che gli alpeggi non sono rifugi per l'escursionista (a meno che qualcuno ci voglia ospitare in caso di necessità), nè luoghi dove fare merenda (idem c.s.) e che i casotti del P.N.G.P. sono utilizzabili solo dal personale di sorveglianza del parco. Riguardo ai guardaparco del Parco Nazionale Gran Paradiso ricordo che, se da un lato ci controllano e non ci perdono di vista (è il loro lavoro) spesso senza essere visti (è la loro "consegna"), sono persone perlopiù disponibili a fare quattro chiacchere sulla montagna e sui suoi animali, dalle quali si può imparare molto (e con cui instaurare legami di amicizia).

Una attenzione particolare dovrà essere posta alle recinzioni in filo elettrificato, ossia quei nastri di tela plastificata colorata (di solito azzurra o arancione) con dentro dei sottili fili metallici argentati, che vengono tesi per delimitare le zone dalle quali il bestiame non deve allontanarsi. La scossa può essere più o meno dolorosa a seconda di come viene regolata l'intensità sul generatore, una scatoletta simile alla batteria di un'automobile che spesso non viene messa in posizione visibile o resta nascosta dall'erba (dovrebbero esserci  cartelli con scritto "attenzione, recinto elettrificato" ma li ho visti raramente). Purtoppo molti alpigiani hanno l'abitudine di delimitare sino a filo sentiero (onde non sprecare neppure un poco d'erba) se non addirittura di sbarrare il sentiero col filo elettrificato (la soluzione c'è, vedere qui), per comprendere aree di pascolo da entrambe le parti e di porre il generatore in luogo nascosto, affinchè nessuno lo tocchi, col risultato che spesso si rischia di prendere la nostra scossa. Non pericolosa certo, ma fastidiosa e a volte dolorosa, specie per i bambini, può essere comunque pericolosa per cani di piccola taglia (esperienza personale). Prestare particolare attenzione se il filo è bagnato o umido: aumenta la scossa, come aumenta la scossa se il filo è arrotolato. Anche questi episodi possono (in alcuni casi dovrebbero ma spesso si tende a lasciare perdere) essere segnalati al Corpo Forestale (Carabinieri Forestali dal 2016) o alle forze dell'ordine. I sentieri, a meno di disposizioni particolari (ordinanze comunali, ecc.) sono "pubblici" e chiunque, se non arreca danno alle proprietà confinanti, può transitarvi. Diverso è il caso di alpeggi abbandonati dove non si dovrebbe entrare (proprietà privata) anche perchè, se cadenti, lo si fa a proprio rischio (a meno che si tratti di una situazione di necessità come ripararsi da un temporale).

Occorrerà inoltre fare attenzione nei periodi in cui è aperta la caccia anche e soprattutto a quote basse e nei boschi. In particolare le battute di caccia dovrebbero essere segnalate accuratamente, ma è facile che non vi siano indicazioni, siano incomplete e che alcuni cacciatori poco corretti (si spera siano la minoranza) si trovino fuori zona o su percorsi molto frequentati da turisti ed escursionisti, anche appena fuori dall'abitato, anzichè nel fitto del bosco ! In questi casi per motivi di sicurezza e per evitare sterili discussioni con personaggi che spesso di ritengono "padroni della montagna e/o del territorio" è meglio rinunciare all'escursione o scegliere mete alternative. Eventuali comportamenti irresponsabili e irregolarità degli stessi possono essere segnalati al Corpo Forestale dello Stato, Polizia e Carabineri della zona (in ambito P.N.G.P. ci si può rivolgere ai Guardaparco anche in considerazione che nel perimetro del parco l'attività venatoria è vietata). Indicativamente la caccia è permessa dall'ultima domenica di settembre o dal 1° ottobre seconda delle specie (dal 1° novembre per i cinghiali) al 31 gennaio con l'esclusione dei giorni martedì e venerdì (c.d. "silenzio venatorio") secondo la Legge 157/92 (le regioni possono adottare regolamenti diversi entro certi limiti), da un'ora prima del sorgere del sole ad un'ora prima del tramonto (un'ora dopo il tramonto per gli ungulati).

Infine ricordiamoci il rispetto per la natura e gli animali (non disturbare gli animali e le persone, non schiamazzare, non raccogliere fiori e piante specie se protette, non abbandonare rifiuti, anzi dare il buone esempio portando a valle i propri e quelli trovati in giro), per chi in montagna ci vive e lavora, per gli altri escursionisti in genere. Analogamente si richiederebbe il rispetto per gli escursionisti anche da parte di chi in montagna ci vive e lavora, che spesso guarda i "villeggianti" con disprezzo e sale sui monti solo in fuoristrada, blocca i sentieri con recinzioni elettrificate o fa scherzetti come concimare mulattiere mentre arrivano persone appassionate in cerca di pace e tranquillità, che conoscono ed apprezzano davvero la montagna e non fanno un turismo superficiale e modaiolo.

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