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Non mi sento di dare consigli ai professionisti (io stesso non lo sono), non ne hanno bisogno, e per i non professionisti forse potrebbe valere lo stesso. Mi limito così a dare qualche indicazione derivante dall'esperienza di fotografia in montagna maturata nel corso degli anni con fotocamere di vario tipo, tradizionali e digitali. Non faccio neppure un manuale di fotografia (in rete ve ne sono parecchi) ma dò sol consigli sparsi.

Attrezzatura

La fotografia digitale ha praticamente rimpiazzato quella tradizionale, io stesso lascio la reflex meccanica a casa (seppur a malincuore, anche per il supergrandangolare da 19 mm).  In generale in montagna è meglio viaggiare leggeri, utilizzare pellicole da diapositive, avere una dotazione di obbiettivi  a seconda delle nostre esigenze ma senza appesantirci troppo, non dipendere troppo dalle batterie (meglio averne una di scorta per le macchine digitali visto che non sempre in rifugio è possibile ricaricarle), una buona  disponibilità di memorie (per le fotocamere digitali), una custodia per quando la teniamo nello zaino, una tracolla larga per quando la teniamo al collo o comunque utilizzare un cinghino da polso per le compatte e le piccole digitali per evitare di vedere scomparire la nostra compagna in qualche dirupo, il cavalletto può servire per chi usa teleobiettivi da caccia fotografica o per fare foto panoramiche ma è un peso ed un ingombro non indifferente in più. Per chi viaggia con molta attrezzatura possono essere comodi gli "zaini fotografici" ove riporre in appositi scomparti apparecchi ed accessori, a patto di avere un assistente con lo zaino "da escursione" con viveri, acqua e quant'altro. Per la post produzione basterà uno scanner da tavolo (per le dia i migliori sono quelli dedicati, anche se le dia su questo sito sono state tutte scansite con uno scanner piano) e software tipo The Gimp o Photoshop. Personalmente i miei interventi a tavolino si limitano a correggere l'esposizione (non sempre si riesce, meglio fare attenzione in fase di ripresa) e comporre le foto panoramiche.Un piccolo flash si rivela utile per schiarire le ombre o per le foto in rifugio, se è incorporato nella macchina meglio ancora.

Poichè mi è successo, anche via email,  di ricevere richieste di consigli per l'acquisto della fotocamera, rifacendomi alle risposte date ed alle mie conoscenze del mercato attuale (tenendo conto che quello delle macchine fotografiche digitali è in continua evoluzione), riporterò qua alcune mie considerazioni sulle varie tipologie di macchine fotografiche in rapporto all'uso in montagna (non chiedetemi però come si comporta una determinata macchina, non conosco tutto il mercato né ho la possibilità di provarle, non sono fotografo di mestiere). Ricordo però che la fotocamera ideale non esiste e che le varie tipologie di apparecchi hanno caratteristiche (pregi e difetti) che possono fare orientare l'acquirente su di una anzichè su di un'altra. In ambito internet è inoltre possibile trovare vari siti di test e soprattutto forum di discussione dove gli acquirenti esprimono le loro opinioni e pubblicano esempi di immagini (anche se valutare un apparecchio attraverso gli occhi altrui è sempre molto difficile), su www.youtube.com inoltre possono trovarsi parecchi video illustrativi o di test (di riviste, siti test ed appassionati, vedi links a fondo pagina), anche se occorre ricordare che la pubblicazione su youtube implica comunque una fase di elaborazione del video stesso. La cosa ideale sarebbe provare la fotocamera direttamente in montagna, prima di acquistarla, ma ciò non è sempre possibile (a meno di essere amico del negoziante).

FOTOCAMERE DI TIPO TRADIZIONALE COMPATTE E REFLEX:sono sempre meno utilizzate, ma comunque è il caso di ricordarle anche perchè spesso col digitale capita di rimpiangere i colori di una diapositiva. Le compatte, dal 1987 in poi, hanno cominciato ad avvalersi di obbiettivi zoom con escursioni dall'iniziale 35-70 ad altre sempre più estese (e meno luminose), sono completamente automatiche e non permettono molte regolazioni. Benchè possano impiegare qualsiasi pellicola, solitamente si utilizzano con pellicole negative che permettono un margine di errore più ampio nell'esposizione. Uno dei problemi di chi utilizza fotocamere di tipo tradizionale però, negli ultimi anni, è quello di trovare laboratori che effettuino stampe ben fatte, in quanto è un genere di fotografia ormai considerato un po' per amatori o professionisti, ai quali si garantiscono qualità e prezzi più elevati. Le compatte 8digitali o a pellicola) sono le macchine indicate per chi vuole portarsi a casa qualche foto ricordo senza pensarci troppo, senza appassionarsi e diventare esperto di fotografia ma non sempre danno i risultati migliori perchè hanno obbiettivi piccoli, poco luminosi ed i controlli automatici, malgrado funzioni sempre più complesse, si basano comunque su impostazioni standard che possono non essere l'ideale per la foto in oggetto.

Fotocamera compatta a pellicola: Yashica T3 - obbiettivo fisso 35 mm

Fotocamera compatta a pellicola anni '90: Yashica T3 con obbiettivo fisso 35 mm

Nella categoria delle relex (parliamo del formato 35 mm in quanto il medio formato non viene molto utilizzato in alta montagna per problemi di maggiore ingombro e peso, malgrado la qualità elevata dell'immagine), in montagna sono state preferite sempre soprattutto le macchine meccaniche e manuali, non dipendenti dalle batteria (problema che con le macchine digitali è diventato onnipresente), più resistenti alle sollecitazioni ed allle basse temperature. La mia Yashica Fx3 ha lavorato dal 1997 al 2007 (quando l'ho pensionata, a malincuore) senza mai una riparazione. A corredo di una reflex meccanica è inoltre necessario avere almeno un paio di obbiettivi (l'intercambiabilità dell'obbiettivo resta sempre il punto di forza delle reflex, anche nel digitale, oltre alla maggior qualità di immagine), in montagna sono molto comodi gli obbiettivi di tipo zoom, meno luminosi (ma questo sui monti non è generalmente un problema) e più versatili delle focali fisse. Un tele di tipo zoom 70-210 (o simile) consente di riprendere particolari di panorami, persone (istantanee e ritratti) ed animali facilmente avvicinabili o non troppo lontani (anche stambecchi mentre può rivelarsi insufficiente per marmotte e camosci). Un grandangolare di 28 mm (o uno zoom 20-80) è utile in ambito chiuso (bivacchi e baite o in rifugio) e per panorami. I supergrandangolari (più costosi ma affascinanti) come 24 o meglio 19 mm consentono vedute stupefacenti anche se a rischio di rimpicciolire troppo persone o caseggiati al centro della scena. Sono però utilissimi al chiuso in spazi molto piccoli.

Fotocamera reflex manuale a pellicola: Yashica FX3-S2000 del 1987

Fotocamera reflex manuale a pellicola: Yashica FX3-S2000 del 1987
con obbiettivi da sx a dx: Yashica ML 70-210 mm, Yashica ML 28-80 mm (montato sul corpo macchina),
Vivitar 19 mm, con filtri UV o Skylight

Sugli obbiettivi in montagna è sempre consigliato mettere un filtro di tipo skylight (rosato, scalda leggermente l'immagine) o UV (giallognolo, un effetto meno evidente) che oltre a proteggere la lente principale, riducono la dominante azzurra che può sorgere per l'elevata quantità di radiazione ultravioletta (soprattutto sulla neve al sole, ma accade anche al mare in spiaggia). Può essere utile un filtro polarizzatore che eliminan i riflessi e scalda i colori (l'effetto è ben evidente sulle foglie degli alberi e sull'acqua di laghi e mare, oltre che quando si fotografa attraverso vetri). La qualità delle reflex è migliore che nel caso delle compatte, a scapito di un peso ed ingombro molto maggiore nello zaino.

FOTOCAMERE DI TIPO DIGITALE COMPATTE: sono l'evoluzione digitale delle compatte tradizionali, ovvero fotocamere tuttofare per portarsi a casa delle immagini con poco impegno (in teoria) e poco peso ed ingombro. Ultimamente sono tra le macchine più utilizzate im montagna per la loro comodità. Bisogna però precisare che le fotocamere compatte digitali non sono tutte uguali, in pratica si possono dividire in sottocategorie (nel 2011):
  • compatte di fascia bassa (costo 100-200 euro) perlopiù automatiche con zoom limitato
  • compatte di fascia superiore (300-400 euro) con molti automatismi ma anche funzione manuale/priorità tempi e diaframmi e zoom esteso
  • compatte con sensore di dimensioni maggiorate
Le compatte più economiche sono indicate soprattutto per foto ricordo, non hanno molte regolazioni e lo zoom in genere è limitato a 4x. Non sono le fotocamere più indicate per chi voglia divertirsi un minimo con la fotografia. Le fotocamere compatte di fascia superiore (ad esempio la Lumix TZ10 in foto o la Nikon D8100), hanno più regolazioni (esposizione manuale) e zoom più potente, equivalente alle "bridge", possono essere una soluzione ideale in montagna quando non si voglia portare  con noi troppo peso (possono stare in una custodia agganciata agli spallacci dello zaino o alla cintura) e hanno una qualità maggiore di quelle di fascia più bassa. Le compatte con sensore di dimenzioni maggiorate (ad esempio la Canon G12, Nikon P7000 e Lumix G5 ed altre analoghe), danno una qualità maggiore delle altre compatte, hanno di solito uno zoom limitato e dimensioni maggiori come fotocamera, hanno anche un costo elevato (attorno ai 500 euro).

Panasonic Lumix TZ10 del 2010

Panasonic Lumix TZ10 del 2010 con zoom 12x (25-300 eq.) e 16x Intelligent Zoom (25-400 eq.)

Ricordo che nelle fotocamere digitali lo zoom (ottico e digitale) viene individuato soprattutto con il rapporto della focale massima rispetto quella minima: un 28-300 è un 12x perchè 300/28 = 12, un 35-420 è un 12x perchè 420/35 = 12. Questo valore però non ci dà indicazioni sulla focale che va sempre valutata a parte. Nelle compatte dal 2007-2008 in poi si sono diffusi anche obbiettivi con grandangolari veri, da 24 - 25 e 28 mm  equivalenti). per questo un 12x che parte da 28mm eq. e uno che parte da 35 mm eq. hanno focale massima completamente diversa. Lo zoom a 12x (un 300 o 400) eq.) è utile in montagna anche per animali che non si lasciano troppo avvicinare (nel caso di marmotte abituate all'uomo però potreste fare anche fare dei primi piani). La qualità di immagine delle superzoom però è in genere inferiore a quella delle fotocamere (con sensore di pari dimensioni) con zoom di escursione focale minore (a meno che siano delle compatte economiche).

Negli ultimi anni (dal 2007-2008 in poi) i produttori di fotocamere hanno purtoppo puntato soprattutto suul'aumento dei numero di pixel (ormai arrivato a 12 o 14 Mega Pixel, come per le reflex digitali di 1 anno fa) e zoom com estensione focale maggiore (12x - 14x - 16x, ecc.) su sensori piccoli (a parte quello delle compatte con sensore maggiorato) il che ha ridotto la qualità dell'immagine. Il sensore piccolo è purtroppo una necessità per contenere le dimensioni di obbiettivo e corpo macchina (le bridge e le compatte con sensore maggiorati hanno ingombro maggiore). Per ovviare (in parte) a questo inconveniente sono parallelamente stati introdotti algoritimi di elaborazione dell'immagine sempre più sofisticati. Il risultato è che le fotocamere digitali compatte del 2010 - 2011 danno risultati pari, se non addirittura peggiori, delle equivalenti di 4-5 anni prima, cosa che ha fatto abbastanza irritare gli acquirenti. Alcune case però hanno capitlo le esigenze di qualità dei fotografi e, dal 2012, hanno iniziato a ridurre il numero di Mpixel, tornando così a 12 Mpixel dopo aver prodotto compatte con 14 e 16 Mpixel, unitamente ad una maggior cura nell'elaboraziuone software (i risultati sono decisamente migliorati rispetto ad 1 solo anno fa). Non vale quindi sempre la regola che l'apparecchio più nuovo sia necessariamente migliore di uno precedente, malgrado l'evoluzione tecnologica. Per ogni apparecchio occorre più che mai informarsi sulle caratteristiche e sulla qualità delle foto (che è la cosa più importante) prima dell'acquisto.

Parallelamente all'aumento del numero dei pixel è stata incrementata la funzione video, soprattutto a causa dell'introduzione sul mercato dei televisori HD e Full HD. Le fotocamere compatte attuali (2011) possono registrare video in formato HD 1080x720 progressivo o anche Full HD 1920x1080 progressivo o interallacciato. La durata del filmato viene limitata a 29' 30" (ma spesso è più breve) per motivi essenzialmente fiscali in Europa dove se il tempo di registrazione è maggiore scatta una tassazione analoga alle videocamere. E' una funzione comoda e può essere interessante ma non aspettatevi la qualità di una videocamera, il video a volte è scattoso e con effetto "fantasma". una caratteristica di cui è bene sincerarsi, non sempre ben dichiarata nei dati della fotocamera, è la possibilità di utilizzare lo zoom durante le riprese video (in alcune macchine lo zoom si blocca sul valore impostato prima di iniziare la ripresa video e non è possibili zoomare durante la ripresa). Una'altra caratteristica è la presenza del microfono stereo. Una funzione utile ma presente in pochissime macchine è la possibilità di scattare foto mentre si fanno riprese video.

Il punto debole delle fotocamere compatte comunque è la fotografia serale o notturna, ovvero quando occorrono valori ISO elevati. La qualità dell'immagine decade rapidamente ed occorre utilizzare ISO bassi, con cavalletto o un appoggio. In montagna è una caratteristica che si fa sentire quando facciamo foto la sera o in rifugio. Anche il flash ha solitamente portata limitata, va bene per foto fra amici, meno se occorre illuminare un ambiente vasto.

FOTOCAMERE DI TIPO DIGITALE "BRIDGE": sono una via di mezzo tra le compatte e le reflex digitali, nascono all'incirca nel 2003 con le prime Lumix poi imitate dagli altri produttori sino a creare una vera categoria in cui tutte la case hanno presentato i loro modelli. Il grande vantaggio di una "bridge" (che significa appunto "ponte" fra il mondo compatte ed il mondo reflex) è avere una macchina tuttofare con zoom di escursione elevata che non fa rimpiangere la versatilità delle reflex (quando sono comparse sul mercato non esistevano le compatte con zoom 10x e sup.), in modo da non dover sempre cambiare obbiettivo e con qualità non troppo lontana dalle reflex. Dispongono di regolazioni automatiche e manulali e solitamente non hanno troppi automatismi poichè sono indirizzate a chi  vive già la forografia con passione e vuole gestire personalmente l'immagine (la Lumix FZ10 del 2004 dispone solo di video formato 320x240 perchè all'epoca il video era considerato un gadget quasi superfluo sulle fotocamere e snobbato dai professionisti). A mio parere sono tra le più indicate per l'uso in montagna, perchi non esige la qualità delle reflex e vuole contemporaneamente una buona portatilità. Un'altra caratteristica è la presenza del mirino, di tipo elettronico, ormai scomparso dalle compatte dove si deve inquadrare esclusivamente sullo schermo LCD, cosa che i fotoamatori ed i professionisti apprezzano (anche per il sole che spesso in montagna rende poco visibile lo schermo lcd).

Panasonic Lumix DMC-FZ1 Fujifilm FinePix S8000fd
Panasonic Lumix DMC-FZ10 del 2004
con zoom 12x (35-420 eq.), 4 MPixel
Fujifilm FinePix S8000fd del 2007
con zoom 18x (27-486 eq.), 8 MPixel


Putroppo come per le compatte anche per le bridge i produttori dal 2007-2008 in poi, hanno aumentato sempre più il numero di pixel ed il valore di estensione degli zoom (arriviamo a valori tipici delle videocamere) a scapito della qualità per cui vale il discorso analogo: informarsi e vedere test prima dell'acquisto perchè una macchina più recente potrebbe dare risultati addirittuta peggiori di una di qualche anno prima, malgrado fornisca immagini più grandi (in teoria più dettagliate). Anche per le bridge è presente la funzione video, ormai HD o Ful HD con qualità migliore delle compatte, anche per gli obbiettivi di dimensioni maggiori e più curati, ma sempre da valutare caso per caso ed in ogni caso di livello inferiore alle reflex. Dal 2012 alcune case produttrice hanno ridotto il numero di Mpixel, tornando a 12 Mpixel dopo avere prodotto apparecchi con 14 e 16 Mpixel, con guadagno di qualità.

FOTOCAMERE DI TIPO DIGITALE "EVIL": è una categoria recente che si pone fra le bridge e le reflex, ideata da Panasonic e Olympus. La sigla significa "electronic viewfinder intecambiable lens" ovvero "macchina ad obbiettivo intercambiabile con mirino elettronico". E' detto anche "micro 4/3" poichè il formato è con rapporto lati 4:3 (mentre nelle reflex è 3:2, come nella pellicola 35 mm, ma attualmente anche molte compatte possono scattare in 3:2 e 16:9). Sono di fatto delle macchine simili alle reflex di dimensioni minori delle reflex grazie all'assenza dello specchio (per questi apparecchi quindi il termine reflex non è appropriato) con un sensore un poco più piccolo ma non troppo, cosa che permette anche di ridurre le dimensioni degli obbiettivi. Lo scopo è avere una macchia più piccola di una reflex, con la versatilità della stessa, sacrificando pochissima qualità. La qualità dell'immagine effettivamente è alta, ma dimensioni, peso e costo non sono poi molto distanti da quelle di una reflex.

FOTOCAMERE DI TIPO DIGITALE REFLEX: sono le macchine più complete, versatili, e di qualità che possiamo scegliere per andare in montagna a scapito di un  peso, ingombro e costo maggiore. Le fotocamere reflex a loro volta di suddividono in:
  • reflex di fascia bassa (entry level)
  • reflex semiprofessionali
  • reflex professionali
inoltre occorre distinguere fra:
  • reflex con sensore formato ridotto, per le quali la focale equivalente è pari a quella reale moltiplicata x 1,5 - 1,6
  • reflex con sensore formato 24x36 (identico al negativo 35 mm), per le quali la focale dell'obbiettivo reale coincide con quella equivalente, sono macchine perlopiù destinate ai professionisti
L'evoluzione delle reflex digitali dal 2004 ad oggi è stata enorme, sono aumentati il numero dei pixel (dai 6 Mega Pixel delle reflex di fascia più bassa del 2004 ai 14-16 attuali) e sono abbastanza diminuiti i costi, nel senso che adesso sono stabilizzati sui 500-600 euro per una entry level a seconda del tipo di obbiettivo standard (kit con 18-55 stabilizzato o non, ecc.) ai 900-1200 di una semiprofessionale, ai 1800 e sup. di una professionale. Una reflex entry level è già un'ottima soluzione per chi voglia la qualità di una reflex e comunque una qualità superiore alle bridge ma occorre preventivare almeno l'acquisto di un teleobiettivo. Una buona soluzione è la coppia 18-55 + 55-200 oppure 55-300 (riferendoci alle focali Nikon) ma anche un 18-105 è una soluzione che permette oltre una maggior versatilità, di avere già un medio tele sulla macchina. Oltre a questi obiettivi, forse i più utilizzati, la scelta è comunque vastissima, anche grazie a produttori di obiettivi universali (per tutte le marche, con attacco appropriato). Tutte le macchine ormai dispongono di sistema per la pulizia automatica del sensore che, togliendo l'obbiettivo, tende a sporcarsi (polvere) e molte consentono anche la fotogrtafia live - view ovvero di scattare inquadrando con lo schermo lcd e non solo dal mirino ottico.

Anche nelle reflex, a partire dalla Nikon D90 del 2008, è stata inserita la funzione video (inizialmente snobbata dai professionisti), perlomeno nelle reflex di utilizzo amatoriale, prima HD e poi Full HD (prima Canon e poi Nikon, dal 2010) con risultati buoni tanto che in alcuni casi queste fotocamere vengono impiegate per riprese anche di tipo professionale (ad esempio nei matrimoni). La durata del video però viene sempre limitata, anche per motivi tecnici (ricordiamo che non sono comunque videocamere).

ACCESSORI: oltre ai già citati filtri UV e Skylight che riducono l'effetto di luce azzurra dovuto ai tìraggi UV ad alta quota, su neve o in spiaggia, ricordiamo che sulle reflex digitali e su bridge/evil che lo permettono è sempre possibile montare tutta la gamma di filtri in commercio per avere vari effetti durante le riprese, anche se oggi molti effetti si possono ricavare in fase di elaborazione su computer (photoshop e simili). In particolare il filtro polarizzatore deve essere di tipo "circolare" (più costoso del "lineare") perchè altrimenti interferirebbe con i sistemi autofocus delle macchine elettroniche (digitali e non).

Un altro accessorio utile può essere il trippiede o un semplice stativo (un cavalletto più piccolo, quasi tascabile). Il trippiede per il peso, anche nelle sue forme più leggere (purchè sia garantita la stabilità) è indicato per riprese già di un certo livello, quasi professionali o professionali, in cui occorra utilizzare teleobiettivi molto potenti o per riprese notturne. Il trippiede piccolo (stativo) invece può essere utile soprattutto per fare foto in condizioni di scarsa luminosità con fotocamere compatte che, per la scarsa qualità ad ISO elevati, richiedono di impostare tempi lunghi e valori di ISO bassi. Può inoltre servire per foto con l'autoscatto, posizionandolo sopra massi o piani di appoggio, in modo da poter orientare la fotocamera, tenerla in orizzontale e non doverla appoggiare sulla pietra stessa. I trippiedi tascabili costano dai 10 ai 30 euro, pesano poco nello zaino e vanno bene per le piccole compatte, leggere e bilaciate, non per le bridge che spesso hanno obbiettivo pesante sporgente e baricentro spostato in avanti (lo snodo ruota e la fotocamera si inclina) ma sarebbe meglio effettuare una prova prima. Non vanno certamente bene per le fotocamere reflex, per le quali occorre comunque un trippiede robusto. I trippiedi poco costosi vanno sempre acquistati con cautela e, se sono stativi allungabili comunque sino ad altezze di quasi 1 metro, ancor di più perchè possono essere tuttaltro che stabili anche sotto il peso di una compatta e gli snodi possono rompersi facilmente. In alcuni casi può essere sufficiente un monopiede, di minor ingombro di un trippiede specie se portato nello zaino (va bene coi teleobbiettivi, non per foto in autoscatrto).

Fotocamera Lumix LX5 con minitrippiede Fotocamera Lumix TZ10 con minitrippiede
Fotocamera con attacco trippiede laterale (Lumix LX5) con minitrippiede, con le gambe opportunamente disposte, comunque poco stabile
Fotocamera con attacco trippiede centrale (Lumix TZ10) con minitrippiede, è stabile e può essere leggermente inclinata senza perdita di equilibrio

Sempre sui minitrippiede occorre comunque precisare che alcune machine fotografiche, compatte e non, hanno l'attacco (che è comunque di tipo standard) posizionato non al centro del corpo macchina, ma di lato, cosa che se con i trippiedi pesanti non dà luogo a problemi, con quelli piccoli ne può compromettere la stabilità. Si può cercare di posizionare le gambe del trippiede in modo che comunque il peso della macchina ricada all'interno dell'area racchiusa fra i tre punti di appoggio delle gambe, ad esempio con una gamba allineata con il cortpo macchina dalla parte opposta all'attacco del trippiede. La posizione comunque può non essere stabile. In effetti sarebbe ragionevole se i costruttori posizionassero l'attacco del trippiede dalla parte del baricentro della macchina che può anche non essere al centro (la macchina all'interno non ha sempre una disposizione di pesi omogenea e l'obbiettivo fa la sua parte, perdipiù esteso può sbilaciare l'apparecchio in avanti, inoltre l'obbiettivo non è sempre al centro come nella Lumix TZ10 della foto sopra). Poichè non possiamo fare molte ipotesi é consigliabile provare il minitrippiede prima dell'acquisto con il proprio apparecchio con l'obbiettivo estratto (macchina accesa), e verificare se la posizione è stabile, sia su un piano (come può essere un tavolo) sia se possibile su superfici irregolari (come possono essere dei massi). Le due foto poco sopra evidenziano questo problema: la LX5 non è stabile col minitrippiede su un tavolo mentre la Tz10 è stabile (co la dovuta attenzione) con lo stesso minitrippiede sulla superficie irregolare ed inclinata di un masso. Peraltro la Tz10 con l'attacco centrale ha l'obbiettivo di lato, mentre la LX5 con l'attacco di lato ha l'obbiettivo in posizione centrale (mentre la logica suggerirebbe esattamente il contrario !).

Il flash è una cosa da valutare a seconda delle proprie necessità. I flash incorporati delle fotocamere digitali sono sufficienti per foto in rifugio e bivacco, per le compatte putroppo vanno bene in spazi ristretti e meno bene in spazi grandi (in certi casi aumentare la sensibilità ISO può aiutare, seppure a scapito della qualità). Ma il flash può servire anche a schiarire le ombre nelle foto di vetta o all'interno del bosco. Per i flash esterni, oltre a perso ed ingobro, si consigli di valutare la necessità di batterie di riserva.

Altro accessorio sempre utilizzabile su reflex difitali ed alcune bridge/evil che lo permettono è il paraluce. Nelle bridge è spesso fornito e a volte "tagliato" in modo che non venga ripreso negli angoli dell'immagine alla focale più grandangolare. E' un accessorio che spesso si dimentica di avere e a volte si riesce a sostituire ponendosi all'ombra o facendo ombra con una mano, stando attenti a non inquadrarla.

L'ultimo accessorio che voglio ricordare è la borsa, non sempre il mezzo più agevole per portare la fotocamera in montagna, visto che più creare intralcio a tracolla, se voluminosa (reflex e bridge). Per le compatte si può scegliere una custodia che possa essere agganciata agli spallacci dello zaino (alcune dispongono già di un piccolo moschettone) o munita di passacintura. Occorre ovviamente stare attenti che non cada l'apparecchio quando lo si estrae. Per le macchine munite di tracolla (bridge, evil e reflex) la soluzione di portare l'apparecchio al collo è la più comoda ma anche la più delicata perchè lo stesso può comunque intralciare, può battere con i bastoncini o sulle rocce in caso di passaggi in cui occorre chinarsi e sfiorarle, poi si avrebbero conseguenze rovinose in caso di caduta. Gli obbiettivi (reflex) è meglio tenerli riposti nelle tasche dello zaino a portata di mano, in una custodia propria rigida o semirigida, comunque un po' imbottiti, anche con mezzi di fortuna (la classica maglietta di ricambio).

Una raccomadazione: chiudere sempre la borsa quando si ripone in essa la macchina anche se si prevde di tirare fuori l'apparecchio dopo pochi minuti (a scanso dimenticanze), è facile in montagna che dovendo chinarsi o per i sobbalzi ed i movimenti del corpo, o prendendo la borsa posata da qualche parte, l'apparecchio scappi fuori con conseguenze deleterie.

Da valutare a seconda delle proprie necessità sono la presenza di schede di memoria (o pellicole) di scorta, di batterie ausiliarie (ev. anche per il flash), del caricabatterie se necessario (escursioni di più giorni e con possibilità di ricaricare le stesse in rifugio o altro). Se si prevede di utilizzare molto la funzione video ricordarsi che serviranno più memoria e più batterie. Esistono anche piccoli pannelli solari, da agganciare agli zaini, che ricaricano batterie di alimentazione di fotocamere e telefoni cellulari,

Una nota per le batterie: all'atto dell'acquisto le macchine vengono sempre vendute con batterie dichiarate scariche ma che in realtà possono presentare una carica parziale (anche per eventuali prove in negozio). E' sempre meglio scaricare completamente la batteria prima della prima ricarica e anche per le volte successive, perlomeno sino a che non si è effettuato un certo numero di cicli di carico-scarico, onde prolungare la vita della batteria stessa. L'efficienza massima delle battierie inoltre si raggiunge dopo alcuni cicli di carico-scarico a partire dall'acquisto. Non deve quindi stupire se, appena comperata la batteria (in dotazione alla macchina o acuistata a parte), la carica della stessa consente di effettuare un numero di scatti e filmati inferiore a quello dichiarato dal costruttore e a quello che si riesce a fare dopo averla utilizzata (scaricandola compeltamente e ricaricandola allo stesso modo) più volte. Ricordo infine che le batterie soffrono il freddo, in inverno quelle di scorta vanno tenute al caldo (in tasca, scaldate dal corpo o pelomeno nello zaino), come anche la fotocamera (con batteria montata) è preferibile non soffra troppo il freddo (anche per la condenza). Questi suggerimenti valgono anche per altri apparecchi a batteria (cellulare, gps, ecc.).

Qualche consiglio per le riprese

Poche cose dettate dall'eseperienza (per suggerimenti scrivetemi una email):
  • Non utilizzate solo il grandangolare per i paesaggi (soprattutto con le fotocamere con obbiettivo fisso e grande estenzione zoom), stancherebbero chi poi le osserva. Con le digitali di bassa risoluzione inoltre si rischia che il soggetto lontano che ha attirato la nostra attenzione sia poco visibile.
  • Nelle foto ricordo in vetta, quando il sole è alto, utilizzate il flash per non avere ombre troppo scure sui volti. Le fotocamere automatiche hanno una funzione apposita per inserirlo forzatamente, con una a pellicola manuale io imposto (pellicola 100 iso) 1/125 - f 11 (come da sole) con il programma-flash che scatta su diaframma f 8 (ovvero si usa 1 stop in meno del diaframma di lavoro del flash e che vada bene per la luce ambiente che abbiamo a disposizione) .
  • Quando si fanno foto nei boschi con forti contrasti tra luci ed ombre e quando si fotografano montagne con canaloni in ombra o con gruppi di alberi illuminati dal sole laterale (e quindi in parte in ombra) controllare l'esposizione  poiché in automatico molte macchine mediano e tendono a sovraesporre le zone illuminate. Questo fenomeno si verifica quando vi sono sono in ombra molto scure, come anche nelle fotografie di rascards: la parte in legno scuro della casa tende a far sovraesporre all'esposimetro il resto dell'inquadratura.
  • Inserire, a vostro piacere, ogni tanto l'elemento umano nelle foto (un compagno che sale) per dare un'idea delle dimensioni degli spazi.
  • Attenzione al particolare (una roccia, un albero strano, un sabot appeso sulla porta di una baita, ecc..).
  • Usare filtri UV e portare un polarizzatore (l'acqua del Lac Gelé sembrerà quella del mare della Sardegna).
  • Nelle riprese nel bosco e soprattutto sulla neve, con le macchine digitali attenzione al bilanciamento del bianco, si possono avere foto con dominante blu, meglio fare delle prove. Con la neve può essere utile il bilanciamento "personalizzato" cioè si punta su una superficie che deve risultare bianca e si preme lo scatto (dopo aver selezionato l'opzione bilanciamento personalizzato nel menù) in modo che memorizzi la tonalità, io a volte punto sulla neve stessa (senza ombre), ricordate che può andare bene sulla neve e male per il resto (ad esempio i prati secchi risulteranno di una colorazione troppo calda).
  • In generale è meglio sottoesporre un poco con le digitali (1/3 o 2/3 stop) per saturare i colori specie nelle giornate di sole (con la neve a volte occorre 1 stop o 1 e 1/3). Fate delle prove con la vostra macchina. Schiarire foto sottoesposte in fase di post produzione è molto più facile che non scurire foto sovraesposte.
  • Nel caso di pubblicazione di immagini o video di persone RICONOSCIBILI su siti web, forum, social network, raccolte foto, ecc. avete bisogno (almeno in linea teorica, nel caso contrario lo fate a vostro rischio) del consenso scritto della medesima (c.d. liberatoria).
  • Infine meglio una foto in più che una in meno, specie con le digitali, non lesinate gli scatti.

Qualche consiglio per le foto panoramiche

Vi sono vari programmi anche gratuiti per comporre le panoramiche in modo semiautomatico o automatico (oltre ai normali programmi di elaborazione fotografica) che si occupano di cercare i punti di contatto e storcere l'immagine quanto basta. Non è necessaria una fotocamera digitale, si possono utilizzare anche immagini scansite. L'obbiettivo minimo è 35 mm, al di sotto la deformazione prospettica ai lati è troppo evidente, comporre due foto fatte col 19 mm sarebbe problematico (e forse anche inutile visto l'angolo di ripresa già molto ampio). Io utilizzo Panorama Maker 3 in quanto fornito di serie con la mia fotocamera Panasonic Lumix DMC-FZ 10, per cui le mie osservazioni  sono riferite a questo programma, non ho grande esperienza di altri. I migliori risultati si ottengono con 2-3 foto, oltre l'immagine va fatta scorrere sullo schermo per vederla senza rimpicciolirla troppo, quelli più spettacolari con le panoramiche a 360° (Panorama Maker li salva in formato .mov, altri creano dei file .exe eseguibili in modo autonomo).
  • La soluzione ideale sarebbe utilizzare il treppiede soprattutto per quelle a 360°, ma ciò comporta un aumento di peso nello zaino e maggior dispendio di tempo. Cercate di tenere la macchina in bolla, non inclinata a destra o sinistra (utile il reticolo nel mirino, se c'è).
  • Si possono fare anche panoramiche dall'alto in basso e dal basso in alto, avrete solo l'effetto caratteristico dell'orizzonte curvo, come nella foto seguente:
panoramica verso basso

Panoramica dall'alto in basso (Lago di Vernoille,  1 ottobre 2005)

  • E' opportuno effettuare gli scatti con la macchia in verticale: si riprende più cielo  ma soprattutto si riprende di più il fondo dei valloni.
  • Controllare l'esposizione. In automatico l'esposimetro tende spesso a variare tempo e diaframma anche spostandosi di poco (specie quando si è controluce, dove sorge anche il problema dei riflessi). Anche con l'esposizione manuale possono verificarsi differenze (il controluce non va esposto come il pieno sole). Prima di comporre le panoramiche meglio uniformare le differenze di esposizione con un programma di elaborazione fotografica anche se il programma per creare le panoramiche riesce già a compensare da solo entro certi limiti.

lac Leser corretto
lac Leser sovraesposto
In queste due foto si vede come spostandosi di poco l'esposizione automatica spesso dia effetti differenti: quella a desta era maggiormente in controluce ed è risultata sovraesposta (e presenta più riflessi), quella a sinistra è corretta
(Lac Leser,  24 luglio 2006).

  • Quando si compongono le foto non sempre il programma riesce ad individuare i punti in cui "agganciare" le due foto limitrofe. Occorre intervenire spesso manualmente (se il programma lo consente), a volte basta spostarli di poco. Bisogna spesso procedere per tentativi, ma questa regolazione a volte non è possibile con tutti i software.
  • La sovrapposizione delle due immagini limitrofe non deve essere troppo scarsa, il programma faticherebbe a trovare i punti di contatto (e con una panoramica a 360° di 13-14 foto ci vorrebbero parecchi interventi dell'operatore col risultato di dilatare i tempi dell'operazione), non abbiate paura di esagerare, se c'è una immagine di troppo (doppia) la eliminerete in seguito.
  • Attenzione alle persone: possono spostarsi mentre fate due scatti col risultato di sdoppiarsi nell'immagine finale (ma l'effetto può essere sfruttato appositamente per creare foto curiose). Non mettetele a cavallo di due immagini, meglio al centro di una foto (se includete amici in posa partite da loro, cosi che dopo potranno spostarsi ovviamente senza apparire in altre foto a meno che l'effetto di sdoppiamento sia voluto).

Qualche consiglio sul bilanciamento del bianco

Il bilanciamento del bianco è l'equivalente in forma digitale (foto e video) della taratura delle pellicole fotografiche per il colore della luce. In ambito di fotografia tradizionale esistono pellicole tarate per luce solare (le più utilizzate) e per luce artificiale. Impiegando l'una nelle condizioni in cui occorrerebbe l'altra, si va incontro a variazioni cromatiche molto evidenti. Una pellicola tradizionale inoltre è più sensibile all'eccesso di componente blu della luce che abbiamo soprattutto al mattino o in quota, specie sulla neve, per l'eccesso di radiazione UV. Le fotocamere (e le videocamere) digitali possono adattarsi alla luce in modo da correggere l'eccesso di radiazione blu (ad esempio sulla neve) o giallo rossa (ad esempio in interno ove l'illuminazione è  data da lampade ad incandescenza) mediante la funzione del "bilanciamento del bianco". Tale funzione si basa sul presupposto che il bianco, in foto, deve risultare tale. Sembra ovvio ma in pratica cosa significa ?

In genere nel menù delle fotocamere digitale, alla funzione bilanciamento del bianco, troviamo alcune pre-impostazioni: automatico (solitamente quello di default), sole, nuvoloso, lampada ad incandescenza, personalizzato. In ambito di attività in montagna, all'esterno, e nei casi più comuni il bilanciamento su automatico non da nessun problema. Il bilanciamento su "sole" va utilizzato quando si vuole forzare la mano ad indicare alla fotocamera che ci troviamo in condizioni di luce solare, quello su "nuvoloso" va utilizzato solitamente quando ci troviamo all'ombra sotto un cielo comunque sereno, quello per "lampade ad incandescenza" invece si usa in interno per evitare la componente giallorossatra della luce. Col bilanciamento personalizzato invece dovremo puntare la fotocamera su un qualcosa di colore bianco (un foglio, un cartoncino o anche la neve stessa in mancanza d'altro) e settare la fotocamera in modo che quell'oggetto risulti bianco (di solito basta puntarla e premere il pulsante di scatto). In genere in esterno il bilanciamento automatico va bene, quando dovremo quindi variarlo ? La risposta è ovvia: quando l'immagine ottenuta si discosta parecchio dalla realtà. Ovviamente la comodità delle fotocamere digitali ci consente di vedere subito i risultati e fare delle prove, in modo da verificare se i settaggi scelti producono immagini con colori realistici.

Il caso più frequente, in montagna, è sulla neve, in inverno, quando il cielo è sereno ma non c'è ancora la luce solare diretta. Questo accade al mattino presto o alla sera. In questi casi il bilanciamento del bianco automatico produce quasi sempre immagini con una forte componente di luce azzurra mentre il bilanciamento su "nuvoloso" corregge, ma non sempre a sufficienza (è una impostazione "media", non è detto che vada bene per la luce di quel momento) questa componente fornendo immagini più equilibrate e colori meno freddi. Il bilanciamento personalizzato è quello che si avvicina di più alle nostre necessità, anche se compensando la componente bluastra della luce sulla neve per contro può fornire colori eccessivamente caldi su costruzioni in legno, boschi, ecc. (ovvero su oggetti i cui colori sono già più caldi). A titolo di esempio riporto queste immagini, fotografie scattate il 1 gennaio 2009 alle ore 9.10 del mattino, col sole ancora nascosto dalle pendici della Becca Mortens (in foto).


Bilaciamento automatico
Bilanciamento su "nuvoloso" Bilaciamento personalizzato
Bilanciamento del bianco impostato su automatico.
Bilanciamento del bianco impostato su "cielo nuvoloso" (anche se in realtà è sereno, siamo comunque all'ombra) Bilanciamento del bianco personalizzato (impostato scegliendo un manto nevoso uniforme come "bianco di riferimento")


La fotografia più aderente alla realtà in questo caso è la terza, anche se pare avere dei colori più spenti, al limite del bianco e nero. In ogni caso raggiungere un risultato perfetto è parecchio difficile, ma ci si avvicina facendo diverse prove e diversi scatti. In alcune fotocamere (Lumix TZ10) in pieno sole il bilanciamento automatico del bianco rende i colori leggermente più freddi del reale, in questo caso è preferibile impostarlo manualmente (la caratteristica di ogni fotocamera va, almeno inizialmente, verificata caso per caso, fate delle prove e scegliete l'impostazione che preferite).

Altra situazione in cui occorre impostare un bilanciamento del bianco diverso da quello automatico è ovviamente quando in interno abbiamo un'illuminazione con lampade ad incandescenza e si scatta senza flash. Ricordo che la temperatura di colore del flash è pari a quella solare per cui la luce ha la stessa tonalità, il bilanciamento del bianco in automatico, col flash, quindi va benissimo.


Baldo bilanciamento automatico Baldo bilanciamento luce ad incandescenza
Baldo sonnecchia, foto fatta senza flash
con bilanciamento del bianco su
"automatico". I colori sono
più freddi della realtà.
Baldo sonnecchia, foto fatta senza flash
con bilanciamento del bianco impostato
su "luce artificiale ad incandescenza".
I colori sono più aderenti alla realtà.

Alcuni link utili

Riporto qua alcuni link a siti di test (pelopiù in inglese) e forum di dicussione inerenti la fotografia che possono aiutare nella scelta e nell'utilizzo della fotocamera (è sempre meglio valutare l'opinione di più fonti). E' inoltre possibile trovare discussioni più specifiche sulla fotografia in montagna in forum che parlano perl'appunto di montagna, escursionismo ed alpinismo (si veda anche la pagina dei links).

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ATTENZIONE: cercando informazioni in siti e documenti internet, è sempre possibile trovare errori ed omissioni per cui è consigliabile confrontare più fonti e, prima di avere reale necessità durante una escursione, effettuare prove di persona.

http://www.youtube.com sito Youtube dove è possibile reperire video di teste e video che illustrano specifici apparecchi fotografici (fare una ricerca indicando marca e modello o parole chiave come reflex, fotocamera, ecc.)
http://www.dpreview.com/ uno dei siti più famosi ed autorevoli di test e notizie sulle fotocamere digitali
http://www.steves-digicams.com/ altro sito di test su fotocamere digitali
http://www.cameralabs.com/ altri sito di test sulle fotocamere digitali
http://www.photographyblog.com/ blog sulle fotocamere con test
http://www.fotopratica.it/ sito di test in italiano
http://www.alatest.it sito di opinioni (non test veri e propri) su vari prodotti di elettronica tra cui le fotocamere (in italiano)
http://www.pbase.com/ è un sito dove si possono pubblicare le proprie foto in gallerie virtuali. E' interessante perchè è anche possibile effettuare una ricerca di immagini in base al modello della fotocamera, utile per valutare le foto della stessa
http://www.imaging-resource.com/IMCOMP/COMPS01.HTM sito che permette il confronto diretto fra le foto di due fotocamere
http://francescophoto.wordpress.com/ un interessante blog in italiano dove vengono testate le fotocamere
http://www.hwupgrade.it/forum/forumdisplay.php?f=110 sezione del forum Hardware Upgrade sulle fotocamere con una sezione anche per la scelta della fotocamera ed altre specifiche per reflex, bridge e compatte
http://fabritips.wordpress.com/ un sito di suggerimenti per le riprese


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