Appunti
&
Varie
Abbigliamento
Attrezzatura
e
materiali

"In montagna ci si veste da montagna (*), non c'è niente di più triste che vedere in montagna gente vestita come in città. Meglio vestitirsi da montagna in città, magari si passa per originali ma si è molto comodi e pratici"
by M.S.

(*) per abbigliamento da montagna NON si intende quello da sci di pista !!! (nello scialpinismo si utilizza infatti abbigliamento da alpinismo su ghiacciaio)

Nota: è facile riconoscere che non è mai andato in montagna specie attorno capodanno da come si veste (anche dalle scarpe e conseguenti scivolate sul ghiaccio), da come guida, da certi atteggiamenti e da tante altre cose :-(

Scopo della presente pagina è fornire un quadro più o meno completo dei vari capi di abbigliamento utilizzabili in montagna in ambito escursionistico, con l'esclusione di Scarpe e Calze per le quali sono già state realizzate pagine apposite. La trattazione sarà abbastanza semplice e pratica, con l'obbiettivoo principale di fornire alcune indicazioni per la scelta e l'acquisto di abbigliamento tecnico e non, sulla base dell'esperienza, vista anche la notevole evoluzione in materia degli ultimi anni e di dare le informazioni di base per orientarsi fra le varie possibilità di scelta che esistono ai nostri giorni, termini specialistici, caratteristiche e parametri vari. Le tendenze attuali del mercato, soprattutto dopo il 2007-2008, portano ad avere in commercio una grandissima varietà di capi abbastanza "tecnici" reperibili nei grandi centri commerciali specializzati, nei piccoli negozi di montagna (a volte con prezzi più elevati) ed anche sulle bancarelle altrettanto specializzate dei mercati settimanali estivi montani. Negli ultimi 2 anni i prezzi si sono anche sensibilmente ridotti, rendendo molti capi accessibili ad un vasto numero di appassionati, pelomeno senza esigenze troppo specifiche. Come già detto, occorre considerare che andare in montagna è comunque possibile anche senza grandi investimenti finanziari, non serve necessariamente un abbigliamento apposito, tranne per attività su ghiacciaio e ad alte quota, ma un vestiario adatto può assolvere il suo compito in maniera migliore, garantendo comodità e sicurezza, così come molti capi di abbigliamento per utilizzo escursionistico possono essere impiegati comodamente nella vita di tutti i giorni: un pile serve sempre, i pantaloni in stile trekking vengono spesso portati anche in città così come le giacche soft-shelle, un po' più difficilmente vedremo in pianura qualcuno con il cosiddetto "guscio" al posto di un più semplice giubbotto da trekking. Forse è anche un modo per sentirsi "la montagna addosso" e non per distinguersi dai "cittadini 100%" :-)

In linea di massima salendo di quota aumentano le "condizioni estreme" per cui occorrono capi e materiali più performanti e costosi.

I capi qua riportati come esempio sono tutti di proprietà mia, di parenti e/o amici, fotografati in casa, rifugio o in escursione, collaudati sul campo, per quelli che mancano le foto vedrò di aggiungerle appena possibile. Nell'estate 2010 ho visto una grande diffusione di abbigliamento  da trekking o anche più prettamente tecnico, in Valle d'Aosta, nei negozi, nei mercatini, o addosso alla gente che si incontra per strada in paese. Forse un segno del crescente interesse della gente per l'escursionismo o per l'abbigliamento tecnico, ma mi auguro anche della maggior consapevolezza che in montagna occorre andare adeguatamente equipaggiati e, spero, non sia solo una moda. L'immagine dell'alpinista con pantaloni alla "zuava", calzettoni rossi, maglione di lana, camicia a quadretti di flanella e scarponi chiodati (stereotipo tanto amato da certi fumettisti, scrittori e giornalisti) ormai appartiene alla storia :-)


Abbigliamento tecnico in un negozio di montagna

Abbigliamento tecnico in un negozio di montagna

All'abbigliamento da montagna, da escursionismo o alpinismo, sono richieste "prestazioni" più elevate di quello che usiamo tutti i giorni, una maggiore robustezza all'usura (sfregamento su rocce, altro) ed agli elementi atmosferici (pioggia, vento), leggerezza e trasportabilità (soprattutto per quelli che gran parte del percorso rimarranno nello zaino), capacità di trattenere calore, capacità di traspirazione (vapore e calore rilasciato dal corpo, sudore), devono asciugare in fretta se bagnati da pioggia o lavati (in rifugio o semplicemente appesi fuori dallo zaino) e possibilmente non rimanere stropicciati o spiegazzati (anche l'occhio vuole la sua parte). I colori negli ultimi anni sono tendenzialmente grigio chiaro/scuro o beige per pantaloni e gilet leggeri da trekking (sopratttto se adatti a climi caldi), colori vivaci ma anche grigio e beige per le magliette ed i pile (molto usato l'abbinamento rosso e grigio, anche per gli zaini), colori vivaci per i giubbotti da trekking o da alpinismo (ma anche nero o colori tenui come verde, beige o grigio verde), molto popolari viola/lilla e rosa/fucsia per abiti da donna, infine si è diffuso molto il c.d. "verde acido". In genere gli escursionisti vestono di colori vivaci anche per essere maggiormente visibili da lontano soprattutto in caso di nebbia (i colori più visibili sono arancio, giallo e rosso, anche il "blu elettrico", meno il verde se ci si muove in zone di pascolo ed il grigio se ci si muove su roccia) mentre cacciatori o fotocacciatori utilizzano colori mimetici o tendenti a verde e beige (in ogni caso, a meno di non avere reale necessità, anche nel bosco sono sconsigliati i colori mimetici , sia per limitare il rischio di essere impallinati se è già aperta la caccia sia per essere più visibili in caso di necessità di soccorso). La tecnologia utilizzata nell'abbigliamento tecnico si serve non a caso di progressi, materiali e scoperte utilizzati per chi si trova ad operare in condizioni estreme (ad esempio nelle attività di tipo aerospaziale, ma materiali come pile, soft-shelle e gore-tex sono utilizzati, oltre che in molti sport all'aria aperta, anche per il confezionamento di abiti da lavoro in esterno, divise di polizia, forze dell'ordine, vigili del fuoco, ecc.). Inoltre ricordiamo che per molti capi di abbigliamento esistono versioni uomo/donna, differenti come modelloo, finiture e colori.

Per la manutenzione, lavaggio e stiratura si consiglia di attenersi alle indicazioni dei produttori ed alle indicazioni delle etichette (da conservare dopo l'acquisto). Si riporta qui il codice internazionale dei tessuti con le indicazioni per il lavaggio (valido anche per Sacchiletto , Saccolenzuolo e Calze ovviamente). In generale i capi tecnici non sopportano lavaggi poco delicati, spesso non vanno lavati a temperature superiori a 30°-40°, non vanno quasi mai stirati (in quanto realizzati in materiale sintetico e sensibile al calore), possono essere sensibili a detersivi troppo aggressivi (esitono appositi saponi per capi di abbigliamento outdoor, in varie versioni: generici, per capi impermeabili, per capi con piuma d'oca) e in molti casi non possono essere utilizzati ammorbidenti. Le giacche in Gore-Tex sono tra i capi più delicati, vanno lavati solitamente a mano o in lavatrice con lavaggio leggero e non centrifugate, con saponi appositi (dato il loro costo è preferibile non rischiare di rovinarle, ovvero di lacerare la delicata membrana gore-tex interna che perderebbe il potere impermeabile), sciacquate abbondantemente e lasciate asciugare in ombra. Per i capi più delicati sono sconsigliate le lavatrici. Il lavaggio a secco non è quasi mai indicato. In ogni caso fare sempre riferimento alle indicazioni delle etichette allegate. In rifugio con un po' di sapone delicato (ev. Sapone di Marsiglia) è facile lavare le magliette che asciugano nel giro di poche ore.

Alcuni termini utilizzati in ambito di abbigliamento tecnico da montagna sono riportati nella pagina del Dizionario e ripresi qua all'interno del testo.

Fatta questa premessa, con l'augurio che l'eventuale abbigliamento tecnico acquistato venga utilizzato per grandi e belle escursioni e non solo per dare sfoggio di un look da alpinista (qualcuno lo fa ma sono pochi) o resti poco sfruttato o, peggio, nell'armadio (visto anche il costo di certi capi), esamineremo i capi di abbigliamento più comuni per attività escursionistica in media e alta montagna.

Per chi non volesse leggere tutta la pagina si consiglia di passare al paragrafo "Per riassumere..."

N.B: tutte le indicazioni di questa pagina sul modo di vestirsi e su come lavare i capi di abbigliamento sono da considerarsi strettamente personali, anche se comunque condivise con altri escursionisti (scambio di opinioni, notizie in rete, ecc.). Altrove potreste trovare indicazioni diverse, ciascuno deve organizzarsi in modo proprio, a seconda dei capi che possiede, delle sue caratteristiche fisiche, dell'ambiente in cui si muove, ecc.

Vestirsi a strati (a "cipolla")

Uno dei concetti fondamentali del modo di vestire in montagna è quello di vestirsi "a strati" (detto anche "a cipolla"). Questo significa essenzialmente indossare diversi capi di vestiario che contribuiscono ciascuno un po' alla volta alla protezione completa dal freddo, in modo da poter adattare l'abbigliamento al mutare delle condizioni meteorologiche semplicemente togliendo o aggiungendo uno o più capi alla volta. Lo strato d'aria fra un indumento e l'altro costruisce il nostro "microclima" personale, sottilissimo si intende (abiti troppo larghi comportano strati d'aria troppo ampi e dispersione di calore). Non è una cosa strana se pensiamo che anche nella vita di tutti i giorni la successione di capi di vestiario é spesso: intimo - camicia - maglione - giubbotto ma dovremo spiagerare bene quali capi si utilizzano e quali requisiti devono soddisfare. In pratica non indosseremo un maglione pesantissimo che, se ideale con il freddo, ci lascerebbe troppo scoperti nel caso lo dovessimo togliere, meglio un pile più leggero e sopra il giubbotto antivento. Non indosseremo, perlomeno in estate, giacche a vento imbottite lasciando il compito di "strato termico" ai capi sottostanti come una maglia in pile. Solo in inverno o a quote elevate dove la temperatura è più bassa saranno necessarie eventualmente giacche imbottite (cosidette "giacche calde").

Muovendoci avremo una produzione di calore da parte del corpo molto maggiore di quando stiamo fermi: questo significa che ad alta quota o in inverno se non necessitiamo di avere una grande  protezione termica mentre cammniamo (anzi, se troppo coperti, ci ritroveremmo a sudare di brutto) una volta che ci fermiamo dobbiamo necessariamente coprirci. In questi casi dovremo preventivare nello zaino una maglia più pesante e la giacca esterna (eventualmente il "guscio") da indossare nelle soste prolungate (quando si raffredda il corpo) se non (in inverno) capi più imbottiti come giacca a vento in piuma o "guscio" imbottito (hardshell).

Per molti capi di abbigliamento (maglie, giacche soprattutto) esistono versioni (e taglie) sia da uomo che da donna con colori anche diversi.

Nella pratica avremo diversi capi di diverso spessore/potere isolante: potremo indossare una maglietta intimo a contatto con la pelle, una maglietta leggera sopra, un pile ed un giubbotto per un totale di 4 strati. Questo almeno in teoria perché credo quasi nessuno riesce ad indossare la perfetta serie di strati, anzi ci si trova sempre e comunque a farsi una "vestizione" personalizzata (ma la cosa è anche auspicabile per regolarsi in funzione del proprio organismo e di come ragisce e sopporta caldo e freddo). E' importante inoltre che i vari capi siano traspiranti, tutti, perchè ogni capo deve trasmettere verso l'esterno il vapore acqueo che riceve da quello più interno, onde evitare che la sudorazione sia eccessiva e si formi una vera e propria condensa a contatto con la pelle o  fra i capi di abbigliamento stessi, con il risultato di portare una sgradevole sensazione di bagnato e di freddo. Il problema principale in montagna è che le condizioni meteo cambiano velocemente e, ad alta quota, si può passare da una situazione di grande caldo dovuta al sole ad uno stato di freddo immediato per il sopraggiungere di una nuvola o per il raggiungimento della vetta/cresta esposta al vento. In questi casi occorre subito adeguare l'abbigliamento onde evitare problemi sia di sudorazione eccessiva e calore (colpo di calore) sia al contrario di freddo (ipotermia) con conseguenti malesseri vari. E nello zaino non abbiamo certo tutta la disponibilità e varietà di vestiario dell'armadio di casa. Un'altra cosa importante è avere dei ricambi per i vestiti a diretto contatto con la pelle.

Lo schema di base è il seguente:
  • primo strato: a contatto con la pelle, ha il compito di lasciare traspirare l'umidità del corpo all'esterno e di proteggere la pelle anche dal contatto con gli altri indumenti, meno delicati;
  • secondo strato: trattiene il calore del corpo generando un microclima e lascia traspirare all'estero l'umidità che riceve dal primo strato;
  • terzo strato: protezione dagli agenti atmosferici (pioggia e vento) contribuendo a trattenere il calore e lascia traspirare all'esterno l'umidità che riceve dal secondo e primo strato.
Occorre comunque pensare che dobbiamo anche poter regolare la quantità di calore che dobbiamo trattenere, avere una sola maglia potrebbe non essere la soluzione migliore, in caso si sbalzi di temperatura notevoli per cui, per una maggiore versatilità gli strati si possono moltiplicare. Lo scopo del vestirsi a strati è infatti quello di poterli togliere e mettere (sovrapponendoli e combinandoli in modi diversi) a seconda delle necessità, secondo la successione qua illustrata, nel senso che nessuno metterà una giacca sotto un pile o una maglietta sopra la giacca :-)

In questa ottica, un esempio di successione di "strati" potrebbe essere, per l'escursionismo estivo (in montagna sotto il limite dei ghiacciai):
  • primo strato strato: maglietta traspirante, per poter stare al sole in assenza di vento, oppure camicia (in climi caldi e caldo-umidi) eventualmente con sotto maglietta intimo traspirante, soluzione che va bene al sole o comunque se non fa troppo frddo;
  • secondo strato: maglia/giacca di pile mediamente pesante (esempio 250 g/mq) da mettere quando fa più freddo;
  • terzo strato: eventuale gilet da trekking o softshell non imbottito antivento (windstopper), 
  • quarto strato: giacca da trekking (impermeabile) quando piove (ev. in Gore-Tex) o guscio estivo (non imbottito);
oppure in caso di climi più freddi inverno) o alpinismo anche estivo (a quote alte e su ghiacciaio)
  • primo strato: intimo a contatto con la pelle, eventualmente anche sulle gambe e maglietta traspirante (ev. a maniche lunghe);
  • secondo strato: maglione in micropile (200 g/mq) con cerniera solo al colletto;
  • terzo strato: giacca in pile (300 g/mq o altro) con cerniera a tutta altezza;
  • quarto strato: gilet/giacca in soft-shell antivento imbottito;
  • quinto strato: "guscio" come ulteriore protezione per vento e pioggia, leggero
Molti preferiscono le giacche " 3  in 1", ossia giacche leggere impermeabili che all'inerno incorporano un pile o un softshell, da indossare anche separatamente, ovvero solo interno, solo esterno o esterno+interno.
Ovviamente varierà il tipo di pantaloni a seconda delle temperature alle quali ci troveremo a muoverci. Faccio notare che queste sono indicazioni di massima, personali. Altrove potrete probabilmente trovare opinioni e pareri diversi, dovrete poi sperimentare voi le vostre soluzioni personalizzate. Attenzione per i neofiti della montagna: MAI SOTTOVALUTARE la possibilità che in montagna faccia freddo anche in estate e anche a quote basse (anche in paese), un giubbotto ed un pile dovreste averli sempre nel vostro bagaglio, anche se fate escursioni facili e a quote attorno a 2000 mt o meno. I prezzi qua riportati sono solo indicativi e si riferiscono all'estate 2010, è sempre possibile trovare sconti o approfittare di offerte, specie a fine stagione. Mediamente nei grandi magazzini sportivi i prezzi sono un poco più contenuti che nei piccoli negozi dei paesi di montagna. Le osservazioni su capi, materiali e colori si riferiscono all'abbigliamento presente in commercio al 2010 ed anni precedenti.

Alcune definizioni

Nell'abbigliamento tecnico si sentono spesso utilizzare termini specialistici che è bene conoscere per non restare confusi in negozio all'atto dell'acquisto, con il rischio di farsi convincere ad acquistare qualcosa di costoso ed efficace ma forse sovradimensionato rispetto alle nostre esigenze. Lo scopo di questa pagina sull'abbigliamento, infatti, è anche quello aiutare a capire le nostre necessità e chiarire le idee su quello che offre il mercato attuale (2010). Sentiremo quindi parlare di:

LEGGEREZZA: i capi devono pesare poco, anche nello zaino, e svolgere la loro funzione. Quindi anzichè il pesante maglione di lana si utilizzano maglioni in pile (sintetico) che tengono caldo ma pesano meno. le giacche a vento saranno leggere anch'esse, pur garantendo una adeguata protezione.

TRASPIRABILITA' (in inglese breathability): come detto il problema è quello di trasmettere all'esterno la quantità di vapore che produce il corpo facendo attività fisica, onde evitare di trovarci bagnati di sudore. Notare che traspirante NON significa che non si suda, in quanto si suda anche facendo attività fisica senza nulla addosso, ma che impedisce l'accumulo di sudore e che si asciuga in fretta. In ogni caso, è evidente, il fatto di sudare e traspirare è anche legato alle condizioni ambientali del momento, temperatura, umidità dell'aria, ecc (avere una giacca traspirante non serve moltissimo se l'aria esterna è satura di umidità e non "disposta" a riceverne velocemente altra, mentre se l'aria è secca la traspirazione sarà maggiore). La traspirabilità viene misurata mediante prove di laboratorio secondo vari metodi e le ditte produttrici di abbigliamento spesso riportano i valori secondo il sistema che fornisce risultati migliori (strategie di marketing). Il primo metodo valuta i grammi di vapore acqueo che traspirano per metro quadrato di tessuto in 24 ore (indice MVTR, Moisture Vapour Transfer Rate = g/mq/24h).  Un altro modo di misurare la traspirabilità è l'indice RET = resistance to moisture vapor trasmission (resistenza alla trasmissione del vapore, mq*Pa/W). In sostanza valori RET più bassi significa che la traspirazione è migliore (resistenza al passaggio del vapore più bassa), valori alti che è meno buona (elevata resistenza al passaggio del vapore):
  • RET da 0 a 6: traspirabilità molto buona (estremamente traspirante)
  • RET da 6 a 13: traspirabilità buona (molto traspirante)
  • RET da 13 a 20: traspirabilità soddisfacente (mediamente traspirante)
  • RET da 20 a 30: traspirabilità insoddisfacente (appena traspirante)
In genere i capi soft shell hanno RET da 8 a 13, quelli in Gore-tex o Gore-tex-pro hanno RET da 4 a 6. ATTENZIONE: il valore di RET o MVTR della membrana NON è quello finale del capo di vestiario in cui viene utilizzata, poichè entrano in gioco anche gli altri materiali impiegati e come viene realizzato il capo stesso. Il problema nella scelta dei capi è che spesso i valori di traspirabilità non vengono indicati nei cataloghi o sono comunque di difficile interpretazione.

ASCIUGATURA RAPIDA: i capi devono asciugare velocemente ovvero se bagnati di sudore, dalla pioggia e quando li laviamo in rifugio.

IDROREPELLENZA:  i capi idrorepellenti hanno la caratteristica di essere impermeabili ad un livello di pioggia modesto, per cui, se non siamo sotto una pioggia battente, possiamo evitare di indossare mantella o giacca impermeabile. L'idrorepellenza si valuta in base alla norma UNI EN 24920. Il valore di idrorepellenza viene dato con un indice ISO da 1 (più scadente) a 5 (ottimo). L'idrorepellenza non va confusa con l'impermeabilità.

IMPERMEABILITA' (in inglese schmerbers): è un livello più elevato rispetto al precedente, adatto quando siamo sotto la pioggia battente, può valere per giacche, giubbotto, mantelle e scarponi. Si misura in mm di colonna d'acqua, ovvero si misura l'altezza della colonna d'acqua di diametro 10 cm che insiste sul tessuto da testare nell'arco di 24 ore, senza che vi siano infiltrazioni. Sono considerati impermeabili i tessuti con colonna d'acqua superiore a 1300 mm, sono considerati idrorepellenti i tessuti con colonna d'acqua compresa fra 400 e 1300 mm. Le norme che disciplinano le prove di tenuta sono la UNI EN 20811/93 e UNI EN 5123/85. Valori di colonna d'acqua indicativi sono:
  • colonna d'acqua da 500 a 1000 mm: impermeabilizzazione scarsa
  • colonna d'acqua da 1000 a 2000 mm: impermeabilizzazione sufficiente
  • colonna d'acqua da 2000 a 4000 mm: impermeabilizzazione buona
  • colonna d'acqua da 4000 a 8000 mm: impermeabilizzazione ottima
  • colonna d'acqua oltre 8000 mm: impermeabilizzazione eccellente
L'impermeabilità di un capo si raggiunge mediante spalmature di prodotti appositi o l'utilizzo di membrane all'interno (vedi capi in gore-tex, soft-shell o simili). L'impermeabilità (la protezione dalla pioggia e dall'acqua in genere) è importantissima perchè una volta bagnati si ha una sensazione di freddo (l'acqua tente ad evaporare sottraendo calore al corpo).

ANTIVENTO: è la capacità di certi capi di abbigliamento di impedire il passaggio del vento che aumenta di molto la sensazione di freddo (si veda in proposito il concetto di windchill in questa pagina). Si realizza mediante una apposita lavorazione (per i capi in pile) o mediante una membrana interna tipo il soft-shell od il gore-tex (che è anche impermeabile all'acqua). La capacità antivento viene valutata in CFM. Ad esempio CFM = 0 corrisponde ad una protezione 100% (massima possibile, tipica dei capi WINSTOPPER), CFM = 3-5 protezione molto alta, CFM = 60 protezione abbastanza buona (pile trattato antivento), CFM = 200 protezione scarsa (pile non trattato antivento). Consideriamo che la caratteristica antivento è utile anche in sport dove siamo noi a muoverci velocemente, tipo sci alpinismo o mountain bike. Se vado in bicicletta a 20 Km/h nell'aria ferma è come se io fossi fermo e l'aria si muovesse a 20 Km/h verso di me. Con temperatura di 0° a 20 Km/h ho ad esempio un windchill di -5°C (temperatura percepita). Camminare e muoversi in bici (o, ancor più, sugli sci in discesa) quindi portano sensazioni di freddo anche parecchio diverse, occorre tenerne presente nella scelta del vestiario (anche in città, ovviamente).

WINDSTOPPER: è un particolare tipo di membrana antivento.

PROTEZIONE UV: caratteristica di alcuni capi adatti a viaggi lunghi o allìalta quota che consiste in un particolare trammaneto che protegge la pelle dall'azione dei raggi ultravioletti. Viene misurata dal fattore UPF (Ultraviolet Protection Factor) per il quale possiamo individuare:
  • UPF da 15 a 24: protezione buona
  • UPF da 25 a 39: protezione molto buona
  • UPF da 40 a 50: protezione eccellente
RIPSTOP: è la caratteristica di alcuni cappi di resistere allo strappo grazie ad una fitta tramatura interna.

TRATTAMENTO DWR (Durable Water repellent): è un trattamento ulteriore al quale sono sottoposti indumenti dello strato più esterno, ovvero le giacche impermeabili, onde aumentare la restsienza all'acqua  e favorire lo scorrimento delle gocce sulla superficie (in pratica si realizza applicando una soluzione di sostanze chimiche a base di fluoro e silicone). Non ha carattere permanente, anzi dopo un po' di tempo deve essere ripristinato mediante prodotti appositi applicati sotto forma di spry o per immersione.

TASCHE: le riporto perchè sui cataloghi si usano vari termini. I capi dispongono di tasche per gli usi soliti (ad esempio quelle sui fianchi sono dette "riposamani", per sostenere e riparare le mani), ed altre studiate in base alle esigenze moderne, tipo la tasca intena per telefono cellulare, quella per lettore mp3 (con asola per il cavetto delle cuffie), quelle in rete sulla fodera interna a rete delle giacche, per oggetti leggeri, quelle piccole per le monetine (anche nei pantaloni), quella sul polsino di giubbotti e giacche pile (utile per lo skypass da "mostrare" al sensore che lo legge e fa scattare il cancelletto della seggiovia senza estrarlo) alla comoda "tasca napoleone" a livello del muscolo cardiaco con accesso laterale (cerniera verticale) solitamente a sinistra (per i "destri"), a volte doppia (destra e sinistra o anche esterna e interna, sotto il copricerniera delle giacche), utile per bussola, altimetro o altro, alla tasca sulla manica, tendenza degli ultimi anni, forse la meno utile. In genere hanno cerniere apposite che non lasciano filtrare l'acqua all'interno.

CAPPUCCIO: può servire per riparare il capo da pioggia e vento, anche dal freddo se è imbottito o con micropile (vedi i giubbotti soft-shell o le giacche in pile), solitamente è attaccato all'indumento mediante cerniera (da scartare quelli con i bottoni automatici, perchè con il tempo la piccola molla all'interno diviene meno tenace) ma può anche essere tutt'uno con la giacca, non rimovibile. Spesso si chiude sotto il mento mediante bottoni a pressione o velcro. Esistono giubbotti che ne sono privi ma, a mio parere, è meglio averlo (eventualmente si toglie e si ripone in tasca). Nel caso di utilizzo di giacca o guscio con cappuccio proprio, l'eventuale cappuccio del softshell può essere di impiccio, a meno di non volerlo usare per supplire alla mancanza di imbottitura di quello della giacca o del guscio stessi. In questi casi basta toglierlo e riporlo nello zaino o in tasca.

JACKET: è usato nei cataloghi per indicare le moderne giacche a vento, soprattutto in gore-tex o simili, ovvero quello che ormai comunemente viene indicato come "guscio" ma anche le giacche soft-shell.

TERMOSALDATURA: è un sistema per sigillare le cuciture, onde evitare che l'acqua possa penetrare all'interno del capo attraverso i piccoli fori delle cuciture stesse. Consiste nell'applicazione a caldo di un nastro adesivo sigillante (in genere si legge "cuciture nastrate e termosaldate").

Cuciture nastrate e termosaldate nel cappuccio di un k-way

Cuciture nastrate e termosaldate nel cappuccio di un k-way

CERNIERE: sono preferibili le tasche con cerniere anzichè bottoni (poco usati nell'abbigliamento tecnico) o velcro (ma con il tempo può rovinarsi). Le cerniere sono spesso il punto debole dei capi economici, sono da preferirsi quelli con cerniere grosse, in metallo, con la "linguetta" grossa. In genere si utilizzano cerniere che non lasciano penetrare l'acqua all'interno.

DUVET: indica i capi (o i sacchiletto) con imbottitura in piuma naturale.

PILLING: fenomeno per cui su capi di abbigliamento morbidi, con il passare del tempo e lo sfregamento con altri capi, si formano delle piccole "palline" del materiale stesso (microfilamenti). Questo fenomeno, che imbruttisce ed usura i capi di abbigliamento, è caratteristico dei capi in lana e pile (non trattati per evitarlo).

Esempio di pilling all'interno di una giacca in pile

Esempio di pilling all'interno di una giacca in pile

Alcuni materiali


Non è mia intenzione riportare qua una analisi di tutti i tipi di tessuto esistenti sul mercato, anche perchè ogni ditta produttrice ha i suoi nomi commerciali e ne vengono creati sempre nuovi (è un campo dove vi è moltissima ricerca) ma in rete si può trovare parecchia documentazione (vedi anche il paragrafo dei Links) mentre nei forum di montagna spesso si trovani pareri ed opinioni sui materiali con considerazioni anche di specialisti e tecnici del settore. Riassumendo brevemente i materiali di partenza avremo:

COTONE: utilizzato essenzialmente in abbinamento con materiali sintetici per capi di abbigliamento intimo, calze, pantaloni per climi caldi, cappelli per il sole ma anche per i sacchilenzuolo. Ha lo svantaggio di asciugare lentamente. Quando si suda con una maglietta di cotone, questa resta bagnata ed allontanandosi dal corpo, con il movimento, si raffredda per poi dare una brutta sensazione di freddo quando torna a contatto con esso. Ha il vantaggio di fare sentire meno l'odore di sudore dei capi sintetici non trattati con trattamenti antibatterici.

LANA: anch'essa asciuga lentamente, mantiene caldo il corpo anche se bagnata, è traspirante, può dare irritazione (tranne nel caso sia cachemire o merino), si utilizza per guanti, berretti, maglie.

SETA: anch'essa asciuga lentamente, è molto morbida (e costosa) e si utilizza prevalentemente per l'intimo ma anche per i sacchilenzuolo.

POLIESTERE: classe di polimeri che contengono il gruppo funzionale degli esteri. si utilizzano per l'abbigliamento sportivo spesso in combinazione con altre fibre anche naturali (cotone). Il polipropilene è un tipo di poliestere.

NYLON: impermeabile, utilizzato per l'esterno delle giacche

ELASTANE (ELASTAN o ELASTAM): è una fibra sintetica di poliuretano, utilizzata in abbinamento ad altre fibre, per dare elasticità ai tessuti.

POLIPROPILENE: mantiene la temperatura e lascia traspirare il vapore del corpo, si utilizza per l'intimo e le magliette spesso in abbinamento con l'elastane.

PILE, FLEECE E MICROFLEECE: sono sinomini, indicati in genere come pile o micropile, comprendono un'ampia famiglia di tessuti a base di poliesteri e servono essenzialmente per quei capi che devono trattenere il calore del corpo come guanti, berretti, maglioni, fodere di giacche e giubbotti.

MICROFIBRA: tessuto elastico utilizzato per capi aderenti, asciuga velocemente. Si utilizza anche per asciugamani.

GORE-TEX: è un particolare tipo di membrana impermeabile e traspirante, la più famosa (ma ne esistono di analoghe) che ha la proprietà di trattenere all'esterno le gocce d'acqua ma lasciando traspirare il vapore del corpo, è molto costosa e viene utilizzata per giacche sportive, giacche da alpinismo (c.d. "guscio") e scarponi. Ho trovato una vecchia indicazione di 150.000 £/mq per il costo delle membrane gore-tex il che giustifica il prezzo elevato dei capi che utilizzano questo materiale, oltre ai severi controlli qualitativi richiesti ad alla formazione degli stessi tecnici che vi lavorano. Il Gore-Tex ha origine nell'industria aerospaziale.

SOFT-SHELL: è un tipo di membrana essenzialmente antivento, traspirante e idrorepellente (non impermeabile, può sopportare una pioggia leggera o neve, adatta in inverno quando difficilmente piove o nelle mezze stragioni) utilizzato per giacche e pantaloni

ATTENZIONE:  TUTTI I CAPI "TECNICI" PER ESCURSIONISMO, ALPINISMO, SPORT IN GENERE,
DI TIPO SINTETICO, SONO INFIAMMABILI. 


Analizzeremo adesso i capi di abbigliamento più comuni per escursionismo ed alpinismo. 

Intimo

Anche per l'intimo esistono capi tecnici, perlopiù in misto sintetico-cotone (in genere si utilizza polipropilene o poliestere). Sono in genere capi attillati che devono fasciare bene il corpo senza che l'indumento si stacchi troppo da esso, traspiranti in modo da non restare umidi e provocare la sensazione sgradevole di freddo. Vi sono magliette con maniche corte, lunghe, mutande e boxer o pantaloni tipo calzamaglia, più adatti in caso di basse temperature (inverno o su ghiacciaio). Vengono lavorate senza cuciture laterali o con cuciture posizionate in modo da limitare lo sfregamento sul corpo. Le t-shirt devono essere lunghe da potere essere infilate bene nei pantaloni in modo che con il movimento non ne escano scoprendo la zona lombare e lo stomaco, così da evitare i colpi d'aria quando si è sudati. Le canottiere senza maniche non sono molto adatte all'attività escursionistica in quanto lasciano scoperte le spalle ove appoggiano gli spallacci dello zaino. I capi per l'intimo possono avere subito trattamenti antibatterici onde evitare il formarsi di cattivi odori. In genere i capi tecnici si possono comodamente lavare la sera in rifugio con un pezzo di sapone (molto adatto quello da bucato o di Marsiglia) e fare asciugare velocemente all'aperto evitando così di portare con noi troppi cambi (ne basta uno). Esiste inoltre una vasta gamma di intimo termico, adatto alla stagione fredda o su ghiacciaio.

Maglietta (T-shirt)

La maglietta può essere anche il primo capo a contatto con la pelle (perlomeno in estate se non indossiamo ulteriore intimo) e dovrebbe coprire bene anche lo stomaco e zona lombare (quindi scartate quelle che non restano infilate nei pantaloni a meno di usarle sopra intimo o una altra maglietta più lunga), può essere in misto sintetico-cotone (solo cotone tende ad asciugare più lentamente), sono consigliate comunque magliette traspiranti che asciugano rapidamente (sudore e bagnato in genere), generalmente in poliestere (ad esempio 75 % polipropilene e 25 % di elastane). Ve ne sono a maniche corte e a maniche lunghe (simili a quelle da escursionismo possiamo trovare anche quelle per ciclismo o running). In genere sono abbastanza attillate perché aderiscano bene al corpo e nulla ci vieta di indossarne due, a maniche lunghe quella sotto e maniche corte quella sopra, in modo da avere due strati e proteggere meglio quando serve per poi levarne una se fa caldo. Queste magliette costano sui da 5 a 20 euro. Anche le magliette possono aver subito trattamenti antibatterici. Si lavano in lavatrice di solito a 30° e 40° (vedere indicazioni sull'etichetta) e non vanno assolutamente stirate (si bruciano). Si possono tranquillamente lavare la sera in rifugio, a mano, con un po' di sapone da bucato e di Marsiglia e lasciate asciugare la notte per essere pronte la mattina dopo.

MAGLIETTA PER ESCURSIONISMO/TREKKING TRASPIRANTE
Esempio di maglietta traspirante per attività outdoor estiva a maiche corte Esempio di maglietta traspirante per attività outdoor estiva a maiche lunghe
Esempio di maglietta traspirante per attività outdoor estiva a maiche corte Esempio di maglietta traspirante per attività outdoor estiva a maiche lunghe

Oltre alle magliette estive come quelle in foto ne esistono di più calde per attività invernale e mezze stagioni.

Attenzione:
le magliette traspiranti uso escursionismo, running, bici, sportive in genere (ma anche altri capi in misura minore come giacche e pile) tendono a rilasciare colore al primo/secondo lavaggio. E' consigliabile quindi le prime volte non lavarle assieme ad altri capi colorati, specie di colori diversi. Le prime volte lavatele a mano da sole o con altre dello stesso colore, con acqua non troppo calda e detersivo per capi delicati o sapone di Marsiglia.

Camicie

E' facile trovare nei negozi di abbigliamto per montagna anche questo capo, che può ricordare le vecchie camicie a quadrettoni in cotono o flanella, utilizzate sino ad inizio anni '80. Le moderne camicie da trekking sono in materiale sintetico traspirante e leggero (ricordiamo che il cotone ha il difetto di asciugare lentamente se bagnato), a volte con trattamento per la protezione dai raggi UV, con tagli vari e disegni anche a quadrettoni, non sono aderenti al corpo come le magliette (e quindi lasciano circolare l'aria a contatto con gli indumenti sottostanti), possono essere a maniche corte o lunghe, possono avere subito trattameto antibatterico o anche repellente verso insetti, sono perlopiù utilizzate per trekking in climi caldi e basse quote, meno indicate per escursioni a quote elevate. Direi che sulle Alpi è difficile vederle indossate.

Pantaloni e sovra-pantaloni

I pantaloni da trekking sono molto diffusi oggi tanto che è facile vederli portati anche per le vie cittadine (un abbigliamento simile, ma ignifugo, è quello utilizzato dagli astronauti sullo Space Shuttle e sulla Stazione Spaziale Internazionale a prova di quanto questo capo di abbigliamento sia versatile). Sono in genere in tela (per climi caldi) o tessuti sintetici, più tecnici, antivento, per climi più freddi o quote più alti, elasticizzati e non. In genere sono molto comodi e, per il trekking piuttosto che per l'alpinismo, muniti di molte tasche chiudibili a velcro o con cerniera. Vi sono modelli corti sopra al ginocchio, corti sotto il ginocchio (possono ricordare i vecchi pantaloni alla "zuava"), lunghi o con una o due cerniere per staccare la parte da mezza gamba o da mezza coscia in giù, per renderli corti. In genere, se lunghi, hanno una stringa elastica o dei bottoni per tenere sollevata la parte inferiore a mezza gamba nel caso di attraversamento a guado di ruscelli. Personalmente sconsiglierei quelli con troppe fettucce e nastri che possono intralciare o impigliarsi.

Pantaloni da trekking estivi (in alto) ed invernali (in basso)

Pantaloni da trekking estivi (in alto) ed invernali (in basso)

I colori sono in genere mimetico, beige chiaro e scuro, grigio chiaro e scuro. I pantaloni per escursioni ad alta quota o alpinistici invece sono più tecnici, hanno spesso le ginocchia presagomate e sono più aderenti al corpo (per agevolare i movimenti e limitare la dispersione del calore), in materiale sintetico anche a 2 strati, hanno in genere colori grigio scuro, blu scuro, o abbinamenti (solito grigio-rosso), solitamente sono elasticizzati e rinforzati nelle parti più soggette ad usura, hanno meno tasche, sono anche più resistenti di quelli in cotone (abrasione della roccia e simili). I pantaloni alpinistici sono in genere windstopper (antivento) ed hanno un certo grado di impermeabilità, possono avere le ghette interne. Quelli da trekking non sono impermeabili, è possibile indossare sopra essi dei sovra-pantaloni antivento e antipioggia in nylon, non traspiranti (a meno che non siano in Gore-Tex, costosi e difficili da trovare), hanno solitamente una cerniera laterale per gamba, sul fianco, per agevolare l'indossamento sopra gli altri pantaloni e senza dover togliere gli scarponi (per essere indossati velocemente quando inizia a piovere), costano dai 10 ai 20 Euro. Sulla scelta fra sovrapantaloni impermeabili o poncho vi sono opinioni contrastanti basate come facile intuire sulle proprie preferenze e su vantaggi e svantaggi di entrambe le soluzioni nelle varie situazioni: il poncho è più adatto in ambiente aperto (fuori dal bosco) dove non resta impigliato in cespugli o altro, il sovrapantalone invece rischia di fare sudare, ecc. Vi sono anche pantaloni tecnici in soft-shell, particolarmente caldi su ghiacciaio e altri tipi di pantaloni invernali anche con ghette interne. I pantaloni da trekking leggeri (per climi caldi) costano attorno a 30-40 euro, prezzi più elevati per quelli per alta quota e soprattutto per quelli da alpinismo, da 60 euro a circa 120, quelli invernali vanno da 50 euro circa a 120 circa. Per esperienza personale dirò che la sensazione di freddo e pesantezza sulle gambe una volta che i pantaloni si sono infradiciati è una delle peggiori (spesso i pantaloni sono il punto debole dell'abbigliamento in fatto di pioggia perchè tutti abbiamo una giacca impermeabile con noi ma non tutti hanno anche i sovrapantaloni).

Maglione o giacca in pile (o fleece)

Il pile é un materiale sintetico utilizzato per maglie, giacche, guanti, berretti, ecc. Non è un vero e proprio tessuto in quanto non viene lavorato come filo, ma come una maglia di poliestere nella quale vengono infilati altri filamenti di poliestere, il tutto poi viene pettinato e tagliato in modo da dargli l'aspetto che conosciamo. Fu inventato ad inizio anni '80 dalla ditta americana Malden Mills ed in seguito imitato da altre (il nome "pile" raggruppa quindi diversi tipi di tessuto la cui composizione esatta è spesso un segreto della ditta che lo ha brevettato, non è quindi un singolo tipo di materiale, uno dei marchi più classici è il Polartec). La fibra di partenza è il poliestere alla quale vengono aggiunte altre fibre sintetiche come poliammide, acrilico, elastane. Il pile ha la caratteristica di essere soffice, voluminoso, molto caldo, asciuga velocemente, non deve essere stirato, va lavato a 30° - 40 °C (vedere istruzioni del capo) e non va candeggiato, può essere centrifugato senza problemi (un maglione in pile non centrifugato impiega ore per scolare l'acqua) e lavato assieme ad altri pile colorati (lavaggio delicato) prestando però un po' attenzione ai primi lavaggi in quanto potrebbe rilasciare un po' di colore. In lavatrice è consigliabile chidere le cerniere e comunque risvoltare le maniche e tutto il capo. Il pile non è impermeabile a meno di trattamenti particolari, può essere più o meno pesante (più pesante per i capi utilizzati a temperature più basse) e più o meno traspirante (i capi più leggeri sono i più traspiranti di solito). La resistenza al vento dipende anch'essa dai trattamenti al qual il materiale è stato sottoposto e non dallo spessore. Il pile è comunque soggetto all'usura (ad esempio lo sfregamento degli spallacci dello zaino) e alle alte temperature può bruciacchiare (attenzione a non avvicinarsi troppo ad una stufa accesa), può essere soggetto al "pilling" ovvero la formazione sulla sua superficie di piccole palline di tessuto, dovute allo sfregamento.

Esempio di maglione in pile (aperto a giacca)

Esempio di maglione in pile (aperto a giacca) 300 g/mq

I maglioni in pile (o giacche in pile, se aperte sul davanti come quella in foto) sono uno dei capi di abbigliamento più comodi ed utili in montagna, per uso escursionistico ma anche per la vita di tutti i giorni. Ve ne sono di vario tipo, più o meno adatti all'attività di alta montagna e più o meno pesanti. Per chi frequenta parecchio la montagna è utile e comodo possederne più di uno, da quelli più leggeri e  sottili (in micropile, molto fine e morbidi con grammatura 150 - 200  g/mq, per quote basse o comunque da mettere sotto altri indumenti, come il giubbotto in soft-shell o anche un secondo pile più pesante) a quelli più pesanti (250-300-350 g/mq), adatti in alta quota o in inverno. Troviamo anche le indicazioni Polartec 100, 200, 300 dove i valori indicano il grado di protezione al freddo (da non confondere con la grammatura) ovvero rispettivamente leggero (per capi di intimo), standard (il più usato per maglie e giacche) e pesante (usato per maglie e giacche particolarmente pesanti).

In inverno e in stagioni fredde (autunno, quote elevate, ecc.) l'accoppiata micopile + pile è un'ottima soluzione come strato termico, alla quale sovrapporre eventualmente giacca da trekking per vento e pioggia o, eventualmente un softshell + guscio.

MAGLIONE IN MICROPILE 150 g/mq con cerniera (zip) parziale
Esempio di maglia micropile da 200 g/mq
Particolare che evidenzia la morbidezza del micropile
Esempio di maglia micropile da 200 g/mq Particolare che evidenzia la morbidezza del micropile

 Anche qua possiamo trovare una ampia varietà di colori o di disegni con colori diversi, da quelli più vivaci a quelli più tenui. Esistono inoltre maglioni/giacche in pile con rinforzi in tessuto simile a quello di un giubbotto sulle spalle, per limitare l'abrasione dovuta agli spallacci dello zaino, o sui gomiti. Un tipo di pile più recente (perlomeno quanto mi hanno detto i negozianti nell'estate 2010) è quello misto lana: il maglione ha un aspetto molto soffice, simile ad un maglione di lana ma col tocco vellutato del pile (questi maglioni appaiono più delicati e non molto adatti all'uso in escursione). Alcune giacche in pile hanno anche un cappuccio incorporato nel colletto, non impermeabile, ma che può proteggere dal freddo. Le morbide tasche sono comode per riporre vari oggetti, non troppo pesanti, anche delicati come altimetro e bussola. Un pile può costare dai 20 ai 60 euro e più a seconda della lavoazione e dei trattamenti, spesso però si può approfittare di sconti e promozioni.

Giacca da escursionismo/trekking

E' sicuramente uno dei prodotti che si sono più diffusi negli ultimi anni (dal 2005-2006 in poi) ed ha soppiantato il k-way, meno protettivo e robusto, e, abbinato al maglione in pile, la classica giacca a vento anni 80 (in piuma o sintetica) che non protegge così bene dalla pioggia, anzi tende ad inzupparsi. In ogni caso a differenza della giacca a vento, troppo pesante e di utilizzo perlopiù invernale (specie se in piuma), si integra bene nella successioni di capi occorrenti per vestirsi "a stati". I materiali sono sintetici, devono proteggere dall'acqua e dal vento, e traspiranti (nei modelli più costosi, ad esempio nelle giacche in Gore-Tex o simili). L'esterno generalmente è in nylon ed ha maggiore resistenza all'abrasione degli spallacci dello zaino del poliestere di pile e softshell. Tra le caratteristiche delle giacche da trekking (parliamo di giacche poichè coprono fin sotto la cintura a differenza dei giubbotti veri e propri), oltre alla robustezza, all'impermeabilità e alla tenuta del vento vi sono una fodera interna in rete onde favorire la circolazione dell'aria, la presenza di strisce fluorescenti (che riflettono la luce delle lampade frontali ma anche quelle dei fari di una automobile se ci si trova a camminare a bordo strada), le cuciture termosaldate (onde limitare l'ingresso di acqua anche dalle cuciture), il cappuccio per proteggere il capo dalla pioggia e dal vento ed evitare che l'acqua si infili fastidiosamente nel collo e bagni la schiena. Il cappuccio è quasi sempre presente ed eventualmente staccabile (personalmente non comprerei una giacca senza cappuccio), con varie stringhe ad elastico per stringerlo nella parte bassa e limitare l'ingresso di aria. La stoffa esterna è impermeabile (nylon) o idrorepellente, non si bagna, le gocce d'acqua scorrono senza penetrare all'interno, e si asciuga molto velocemente. Per le giacche non traspiranti occorre far presente che, se mantenuti indossati quando torna il sereno o si cammina, possono portare a rapida sudorazione, specie se si indossa anche il pile, per cui è meglio toglierli e fare asciugare bene anche l'interno eventualmente risvoltando le maniche. In ogni caso la traspirabilità di una giacca dipende anche dalle condizioni ambientali in cui ci si trova, se l'aria è secca (più ricettiva) la traspirazione sarà maggiore che se l'aria è umida (meno disposta a ricevere altra umidità). Sono preferibili i modelli che dispongono di cerniere apribili sotto le ascelle onde favorire la traspirazione. Hanno diverse tasche con cerniera (esterne) o con velcro (interne), spesso una tasca apposita per telefono cellulare e spesso anche una piccola tasca per lettore mp3 con fessura munita di asole per fare passare il filo delle cuffie.

GIACCA DA TREKKING ESTIVA
Esempio di giubbotto da Trekking/Montagna Altro giubbotto da Trekking/Montagna
Esempio di giacca da Trekking/Montagna.
Le strisce ed i bordi bianchi sono riflettenti
Altra giacca da Trekking/Montagna.
Le strisce bianche sono riflettenti

Personalmente trovo la giacca da trekking utilissimo anche in città, soprattutto muovendomi in bicicletta nei giorni di possibile pioggia. Anche per le giacche ve ne sono con colori vivaci, spesso abbinati a coppie (vedi le quelli in foto) ma anche con colori tenui come marrone - beige o verde chiaro/scuro più mimetici. Il costo di ua giacca da trekking mediamente va dai 30 ai 40-50 euro (le giacce in gore-tex costano molto di più). Ve ne sono comunque modelli che hanno imbottitura in pile removibile (costituente comunque un pile indossabile a sè) che hanno duplice funzione estiva/invernale. In ogni caso sono giacche adatte per muoversi mentre possono rivelarsi un po' fredde se si sta fermi o se si circola per le vie del paese in inverno (il "piumino" sarebbe più indicato).

GIACCA DA MONTAGNA/TREKKING PESANTE "3 in 1"
Giacca trekking sfoderabile
Imbottitura di giacca sfoderabile
Esempio di giacca di giacca da trekking estiva/invernale sfoderabile La sua imbottitura, un vero e proprio pile che può essere indossato come tale

Le cuciture sono in genere saldate e termonastrate (per non fare entrare acqua dai fori dove passa il filo) e le cerniere sono impermeabili.

Particolare del tessuto idrorepellente e delle cerniere antipioggia

Particolare del tessuto idrorepellente/impermeabile e delle cerniere antipioggia (tasca su polsino)

Le giacche in Gore-Tex, eVent o simili sono giacche da sportive o trekking, ma più eleganti e costose, senza essere attillate ed aderenti al corpo come il "guscio", con strato interno (membrana impermeabile ma traspirante) in Gore-Tex o materiale simile. L'esterno è comunque in nylon, idrorepellente. In genere di colori vivaci ed in varie forme sia per attività escursionistica estiva, sia invernale o anche per sci alpinismo e ciaspolate. Il peso é molto ridotto ed il costo elevato (100-300 euro). Possiamo differenziarle dal guscio perchè più pesanti,  meno attillate e meno specialistiche. Ve ne sono di leggere (solo uso estivo) o per uso estivo/invernale con imbottitura in pile removibile (in modo da indossare solo pile, solo giacca o pile + giacca a seconda delle necessità).

La giacca ed ancor più il guscio (vedi paragrafo più avanti) è il capo forse più difficile da lavare, o meglio quello che richiede più tempo e un po' di manualità perchè difficilmente lo si può fare in lavatrice. E' un capo che va trattato in modo delicato, soprattutto se si tratta di giacche a membrana, che potrebbe lacerarsi o spiegazzarsi. E' consigliabile queindi lavare le giacche a mano, in una grande bacinella (il classico "mastello" di una volta o, se non disponibile, in una vasca che può anche essere quella da bagno. Se è presente una giacca interna in pile o softshell o stretch, la si può sfilare e lavare a parte anche in lavatrice secondo le indicazioni del produttore. Fare riferimento sempre alle indicazioni sull'etichetta anche per le giacche. Ai primi lavaggi la giacca può rilasciare un po' di colore per cui è meglio lavarlo da sola.

Tempo di bucato per la giacca, una vasca da bagno è l'ideale :-)

Tempo di bucato per la giacca, una vasca da bagno è l'ideale :-)

Potremo fare un buon ammollo in acqua calda con sapone di Marsiglia o per capi delicati, con l'accortezza di aprire bene le tasche ed insaponare bene eventuali zone più sporche o di pile/velluto (colletti, ecc.). Successivamente dovremo sciacquare la giacca per bene (utile la doccia se laviamo in vasca) anche all'interno di tasche e maniche, infine la lasceremo scolare per bene in un luogo areato e all'ombra, sino a che sarà ascitta. Il cappuccio se può essere rimosso è preferibile staccarlo in modo da distendere bene il colletto ed i risvolti. Ovviamente, a meno di sporco occasionale, non serve lavare spesso questi capi, in genere lo si fa una o due volte l'anno secondo l'uso, preferibilmente prima di riporre la giacca per la stagione invernale (se non si presuppone di utilizzarla). E' superfluo dire che le giacche non vanno stirate e devono essere strapazzate meno possibile durante il lavaggio.

NOTA SULL'IMPERMEABILITA': le giacce da trekking in nylon vengono in genere impermeabilizzate durante la fabbricazione con immersioni a caldo in soluzioni chimiche che creano una pellicola impermeabile (membrane in Gore-Tex e simili a parte). Tale pellicola con l'uso e soprattutto con il dilavamento dovuto alla pioggia, con il tempo tende a perdere efficacia. Per fortuna esistono in commercio delle bombolette spray atte a ripristinare la caratteristica di impermeabilità anche se con minore efficacia del trattamento originale. Queste bombolette hanno un costo abbastanza limitato (5-10 euro) e per impermeabilizzare una giacca occorre praticamente consumare una bomboletta completa. Per l'operazione di "re-impermebilizzazione", da effettuarsi quando ci si accorge che la giacca comincia a lasciare traspirare bagnato all'esterno, occorre che la stessa sia asciutta e pulita enecessiteremo di un ambiente ventilato (ad esempio all'aperto o su un balcone) per lavorare onde favorire l'asciugatura del liquido stesso e respirarne il meno possibile della parte che inevitabilmente resterà nebulizzata in aria. Disporremo la giacca su un attaccapanni appeso, in modo da farle assumere la sua forma "naturale", senza cappuccio (affinchè non intralci) e irroreremo la stessa con lo spray da una distanza di circa 30 cm insistendo soprattutto sulle spalle e sulle parti esterne delle braccia che sono le parti più dilavate dalla pioggia con movimenti verticali ed orizzontali, da un lato e dall'altro (torace e schiena) in modo da create una "trama" di getti che non lasci spazi scoperti e con l'attenzione di conservare un poco di bomboletta per il cappuccio che tratteremo a parte anch'esso ben disteso. Si consiglia di lasciare asciugare la giacca in ambiente ventilato almeno 24 ore prima dell'uso.

In alternativa sono in commercio anche flaconi di liquido che, mescolati con acqua in opportune dose, consentono di realizzare dei bagni caldi in cui immergere la giacca, che deve poi essere asciugata con aria calda. Personalmente non li ho mai provati, presumo siano più efficaci (e costosi) dello spry.

Gilet da trekking

Altro capo diffuso abbastanza di recente, utilizzato soprattutto in climi caldi (in cotone) oppure per tutte le escursioni, più pesante (antivento o soft-shell) e con fodera interna a rete per favorire la traspirazione. Ha il vantaggio di avere molte tasche per riporre oggetti, di varie forme (strette per biro e barrette, larghe, con velcro, con cerniera, da cellulare). Il giubbotto da trekking è utile per proteggere lo stomaco in caso di vento fresco improvviso, senza doversi infilare il pile che potrebbe anche essere troppo pesante in quel momento. I colori sono i soliti beige e grigio chiaro/scuro o nero, simili a quelli dei pantaloni da trekking.

Gilet e giacchette running

Esistono anche gilet e giacchette per running estive molto leggere ma che possono essere utilizzare anche in ambito escursionistico, soprattutto a quote non troppo elevate, con funzione antivento. Similmente esistono gilet e giacchette per running più calde utilizzate in pianura nel periodo autinno inverno che possono essere utilizzate sia per escursionismo (anche in estate a quote elevate) o per cicloturismo, dove i capi analoghi per ciclismo su strada  sono meno indicati a causa della apposita "coda", protezione per la zona lombare di chi usa bici da corsa ma un po' inutile (e che tende ad agganciarsi alla sella della bici) per chi usa mountain bike o bici da cicloturismo per la posizione del ciclista più eretta.

GIACCA E GILET LEGGERI PER RUNNING
Giacca per running estivo
Gilet per running estivo
Giacca per running estivo
Gilet per running estivo

Non è difficile comunque vedeere in montanga persone con solo abbigliamento da running soprattutto se in allenamento per trail-running. In ogni caso è unaattività in cui non si hanno con sè abiti troppo pesanti (per cui il runner non dovrebbe partire se le condizioni meteo non sono più che buone), al limite una giacchetta impermeabile. I capi da running hanno solitamente colori molto vivaci e sono fra i più visibili in montagna, perlomeno questa è la tendenza dal 2010 in poi quando queste attività si sono molto diffuse.

Gilet e giacca in soft-shell

Sono capi più tecnici del tipo "a membrana", che si sono diffusi dal 2007-2008, dal 2010 si trovano un po' ovunque a prezzi più abbordabili, più diffusi all'estero che in Italia (in alcuni siti di abbigliamento non prettamente tecnico si trovano fra i capi "casual"). Sono caratterizzati da un tessuto morbido e vellutato (esterno in poliestere, non impermeabile), con membrana antivento e impermeabile interna (la membrana softshell, anche qua possiamo avere vari tipi prodotti da ditte diverse), possono essere imbottiti (pile interno) o no (semplice maglia leggera interna), vengono utilizzati essenzialmente ad alte quote o su ghiacciaio (quelli più caldi) o a quote più basse (quelli più leggeri), in genere quando non c'è il pericolo di un acquazzone (con l'accortezza di avere sempre giacca impermeabile o il poncho nello zaino) e nelle mezze stagioni. Sono più attillate delle giacche da trekking (intralciano meno i movimenti con attrezzatura alpinistica), in genere vengono indossate sopra maglie non troppo pesanti come un pile leggero (micropile) o una dolcevita tecnica. Vi sono sia modelli senza maniche (gilet) che con maniche (giacche). Anche per questi capi sono presenti varie tasche, morbide, con cerniere che non lasciano penetrare l'acqua, fodera interna a rete per favorire la circolazione d'aria e limitare la sudorazione, sono in genere traspiranti.

GILET IN SOFTSHELL grammatura media
Esempio di gilet in soft shell Particolare della stoffa, fodera interna, cuciture e zip
Esempio di gilet in soft shell Particolare della stoffa, fodera interna
a rete, cuciture e zip

Anche qua possiamo avere modelli uomo e donna (quelli in foto sono entrambi da uomo).

GIACCA IN SOFTSHEL grammatura media
Esempio di giubbotto in soft-shell Particolare della stoffa, fodera interna,
Esempio di giacca in soft-shell Particolare della stoffa, fodera interna
in micropile, cuciture e zip (tasca "Napoleone")

Come detto i soft-shell sono impermeabili solo per precipitazioni modeste, il tessuto esterno inoltre si bagna subito (anche se l'acqua non penetra all'nterno) e poi deve asciugare. Per piogge battenti occorre indossare sopra una giacca da trekking, oppure il poncho oppure (ad alta quota e per alpinismo) il "guscio". Anche per i softshell possiamoavere capi più leggeri e capi più pesanti, quelli qua in foto sono del tipo "medio" adatto alle mezze stagioni ma anche per passeggiate in paese città nelle giornate estive di tempo incerto. Il softshell nato per alpinismo e scialpinismo è divenuto di moda nel 2010, è un tipo di capo da montagna che ha una sua certa eleganza, è molto versatile ed adatto anche al tempo libero, turismo ed in molte occasioni anche in città. Nelle foto in questa pagina sono visibili anche i "pendagli" attaccati alle cerniere, ormai un classico dell'abbigliamento di montagna, più belli da vedere che utili (dovrebbero agevolare chi indossa guanti), spesso vanno persi col tempo o si rompono.

Il soft-shell regge una pioggia leggera  ma non un acquazzone !

Il soft-shell é impermeabile ma all'esterno si bagna

Il costo di questi capi è all'incira sui 30 euro per i gilet e 50-60 euro per le giacche più economiche, si raggiungono prezzi sino ai 150 euro circa per quelle più costose. Anche qua possiamo avere vari colori, anche se i più comuni sono il solito rosso (abbinato al nero o grigio), il nero, blu scuro, marrone, grigio, colori scuri in genere, solitamente colori singoli ma anche coppie di colori abbinati, verde e lilla per i modello femminili.

Per lavare un softshelle si procede come per i pile, chiudendo le cerniere ed in genere in lavatrice con un lavaggio delicato a 30° (attenersi alle indicazioni dell'etichetta del capo stesso) oppure a mano, con sapone di Marsiglia o simile, insaponando per bene le parti più sporche (polsini, colletto, bordo). Il sofshell non va stirato, è preferibile che scoli all'ombra ed ascighi all'ombra (poichè assorbe molta acqua può essere necessaria una intera nottata).

K-Way

E' stato uno degli indumenti antipioggia più diffusi dagli anni 80 al 2000 o poco oltre, ora soppiantato in montagna dalle giacche da trekking o in gore-tex, molto più robuste e protettive. Ai primi modelli leggeri e spesso chiusi (si infilavano dalla testa) si sono poi affiancati quelli aperti a giacca con una leggera felpa interna, che davano una maggior protezione al freddo (come quello in foto). I kway sono il sistema più economico per proteggersi dalla pioggia ma, forse, anche quello meno efficace contro gli acquazzoni, possono comunque servire per escursioni facili e a quote moderate, piccole gite fuori porta, anche in considerazione del poco spazio che occupano nello zaino. 

Esempio di k-way con felpa interna leggera

Esempio di k-way con felpa interna leggera

Vi sono oggi kway che occupano pochissimo spazio (stanno comodamente in tasca), di costo molto contenuto (pochi euro), utilizzati spesso dai ciclisti o come protezioni di emergenza.

Esempio di k-way "da tasca" Lo stesso k-way aperto
Esempio di k-way "da tasca" Lo stesso k-way aperto

Nota:
Kway non è solo un tipo di capo ma il nome della ditta che lo ha inventato, che ha anche altri prodotti in catalogo.

Mantella o poncho

La distinzione tra mantella e poncho è spesso molto sottile e si trova essenzialmente sui cataloghi, in genere la mantella è un poco più pesante. Sono costtituiti entrambi da un tessuto impermeabile sintetico (pvc o altro) e servono per la protezione in caso di pioggia intensa, si indossano a partire dalla testa e coprono il corpo sino al ginocchio, zaino compreso. Probabilmente il poncho è il capo che protegge di più dalla pioggia per cui sarebbe megio averlo nello zaino (in caso di acquazzone) anche se si dispone di giubbotto o giacca impermeabile (ha inoltre il vantaggio di proteggere zaino e parte delle gambe, fino al ginocchio) e, se apribile, può essere utilizzata come telo protettivo.

Vari tipi di mantella (in alto a dx) e poncho, ripiegati Poncho del tipo "a campana"
Vari tipi di mantella (in alto a dx) e poncho, ripiegati Poncho del tipo "a campana"

In genere vi sono due forme principali: a "campana" ovvero se il poncho (o mantella) ha una forma all'incirca conica con un'apertura per il passaggio del capo, ove è giuntato il cappuccio e fori passanti laterali per le braccia, oppure a "rettangolo" ovvero se il poncho è cosituito da un ampio rettangolo di telo piegato a metà, quindi aperto ai lati (e chiudibile mediante bottoni a pressione), con il solito foro e cappuccio nel mezzo. Questo tipo di poncho ha il vantaggio che può essere totalmente aperto ed utilizzato per costituire un riparo improvvistato con sostegni di fortuna come i bastoncini da trekking, massi o altro (in genere dispone di asole negli angoli ove infilare le punte dei bastoncini in modo analogo ai paletti di una tenda canadese). In alcuni casi è nache possibile urire due mantelle per costituire una minitenda (in modo simile alla mantellina militare). Il poncho (o mantella) può essere alluminato all'interno onde disperdere meno calore, può avere bande riflettenti ed una tasca che si risvolta per contenerlo in modo analogo ai kway. Il costo va da pochi euro per quelli più semplici (esistono anche modelli per bambini) ai 30 euro per quelli più robusti ed alluminati come la mantella in foto. E' indispensabile averlo nello zaino come protezione in caso di acquazzone, protegge anche dal vento (anche se impaccia più di un kway o giubbotto e può svolazzare con il vento forte), non protegge molto dal freddo.  Anche in questo caso i colori sono perlopiù vivaci: rosso, blu, giallo, verde, ecc. per essere visibili da lontano in condizioni di scarsa visibilità quali quelle durante un temporale, ma ve ne sono anche in colori scuri, meno visibili. La colonna d'acqua è in genere attorno a 2000 mm.

Particolare della mantella, con alluminatura ed asole per bastoncini

Particolare della mantella, con alluminatura ed asole per bastoncini

La mantella (o il poncho) non traspira per cui alcuni non la considerano valida, altri invece la preferiscono proprio perchè non è aderente al corpo, ovvero lascia che l'aria si infili al di sotto e circoli. In ogni caso scarterei quelle con foro per la testa ed cappuccio troppo stretti, nel qual caso vi trovereste con in collo sudato, meglio quelle dove il foro è regolabile con cerniera (come quello rosso in foto).

Giacca a vento

Le classiche giacche a vento anni '80-'90 (sintetiche o in piuma naturale) sono state sostituite da quelle moderne, leggere o imbottite già illustrate, perlomeno in ambito di montagna (il "piumino" con la stoffa esterna lucida nera o colorata è tornato di moda in città nel 2009-2010). Sono comunque impiegabili ricordando però che sono state pensate per l'utilizzo sulla neve (originariamente per sciare) e non sono impermeabili (sotto la pioggia si inzuppano e impiegano tempo ad asciugare, specie se in piuma), hanno inoltre l'inconveniente dell'ingombro elevato. Non sono quindi più molto utilizzate, sostituite dai "piumini" sintetici o naturali per passeggiare in città in inverno ma anche in montagna, senza fare vera attività fisica.

Esempio di giacca a vento anni '90

Esempio di giacca a vento anni '90

"Guscio" (hard-shell)

E' un tipo di giacca impermeabile (sino a 25000-28000 mm di colonna d'acqua), altamente traspirante (Gore-Tex, Pro-Gore-Tex o membrane similari tipo la eVent, a parere di alcuni migliore del Gore-tex, ecc.), antivento e molto sottile, presagomata e molto attillata onde consentire la massima libertà di movimento (richiede che al disotto vengano indossati altri capi altrettanto traspianti ed attillati, come giacche soft-shell). L'esterno è in nylon, idrorepellente che può richiedere il ripristino di questa caratteristica con prodotti appositi, al di sotto vi è la membrana, impermeabile e traspirante e internamente una rete o altro a contatto con l'indumento sottostante.

Il guscio può essere:
  • a due strati ovvero stato esterno in nylon (protezione) e membrana interna sulla quale vi è una fodera a rete, staccata da essa. 
  • a tre strati, ovvero strato esterno, membrana e fodera interna, più eventuale fodera a rete staccata. Queste giacche sono più robuste e pesano di più (esempio giacche in Gore-Tex Pro Shell)
  • a 2,5 strati, ovvero 3 strati dove quello interno è più sottile degli altri (esempio giacche in Gore-Tex Performance Shell)
oppure:
  • leggero, ovvero senza imbottitura (per uso estivo o comunque con capi imbottiti sottostanti);
  • pesante (giacca calda), ovvero con imbottitura interna (per uso invernale e climi freddi)
Il guscio occupa poco spazio (la usano i cosidetti "minimalisti" ovvero coloro che detestano i capi ingombranti) e ha poco peso. E' uno dei capi più costosi (da 150 a 600 Euro) e tecnici ma anche, se ben utilizzato e soggetto ad una manutenzione appropriata, dei più duraturi, viene utilizzata in estate/inverno per alpinismo a quote elevate, su ghiacciaio o per scialpinismo. I colori sono in genere vivaci, dal rosso al giallo arancio al verde ma anche grigio o nero, ev. con cerniere colorate o in vari abbinamenti (tra cui solito rosso-nero). Alcuni modelli hanno doppio cappuccio, termico interno ed antivento - impermeabile esterno. In genere non ha molte tasche, a volte solo due sui fianchi, oppure sui fianche e sul torace. Anche questo tipo di giacca si è diffuso essenzialmente dopo il 2007. Poichè è un capo molto specialistico e costoso non viene molto utilizzato per semplici escursioni. Molte case di produzione di abbigliamento tecnico realizzano collezioni complete per cui si può acquistare maglietta-pile-softshell, guscio e pantaloni nello stesso stile di colori coordinati.

Berretto/cappello per il sole

E' importante avere una protezione dai raggi solari perché ad alta quota i raggi ultravioletti si fanno particolarmente sentire, ci eviterà emicranie ed aiuterà anche a proteggere la vista dalla luce intensa. Un qualsiasi cappello estivo in stoffa va bene, meglio se con falde larghe, in mancanza di questo, anche un cappellino da baseball. Esistono modelli con falda posteriore che evita scottature sul collo. Personalmente lo tolgo nel caso di vento intenso, onde non inseguirlo per le valli. Se si parte con ombra è comunque meglio che nello zaino sia a portata di mano (ad esempio nelle tasche a rete degli zaini odierni).

Un cappello tipo "Jungle" o "Boonie Hat" nella colorazione mimetica "vegetata"

Un cappello tipo "Jungle" o "Boonie Hat" nella colorazione mimetica "vegetata"

Uno dei copricapo per il sole più utilizzato in montagna, perlomeno in ambito escursionistico, è il cappello a falda larga denominato solitamente "Jungle" o "Boonie Hat", un po' simile a quello di Indiana Jones per intenderci. E' un copricapo utilizzato solitamente in zone dove il sole è molto caldo, ha il vantaggio di coprire con la falda sia la fronte che le tempie e le orecchie, ha un certo grado di impermeabilità ed è munito di un cordino sottogola che serve sia a trattenerlo in caso di vento che a gettarselo sulle spalle quando si vuole scoprire il capo. Generalmente in cotone si trova nei negozi di escursionismo nelle colorazioni grigio, blu, sabbia oppure nei negozi di abbigliamento caccia/pesca/softair (e naturalmente in negozi su internet) in varie colorazioni di tipo mimetico (alcune versioni comprendono una fascia elastica attorno al capo che crea occhielli in cui infilare ramoscelli a scopo mimetico ma può servire anche per fissarlo all'esterno dello zaino con un piccolo moschettone). Questo tipo di cappello ha il vantaggio, grazie anche al sottogola, di non dover essere necessariamente troppo stretto attorno al capo e fare sudare meno rispetto ai cappellini da baseball o al "berretto da fatica" di tipo militare (la cosiddetta "stupida") che è comunque più comoda e meno ingombrante, anche nello zaino, se c'è un po' di vento fresco e il sole non è così forte. Ha inoltre fori di aerazione larghi e muniti di reticella per sudare meno. (*) Un copricapo del genere, anche se non utilizzato molto per muoversi in città (vi noterebbero subito) può essere utile comunque in molte situazioni in cui si deve lavorare sotto un sole forte (orto e giardino ad esempio). Per i mimetismi vedere anche il successivo paragrafo "Abbigliamento di tipo mimetico".

(*) Nell'immagine del "Boonie Hat" vegetato poco sopra sono visibili sia il cordino sottogola, sia la fascia elastica, sia i fordi di aerazione con reticella. La forma del cappello è tale che la parte anteriore é leggermente più bassa che quella posteriore, in questo modo tenendo la sommità pressoché in piano, la falda resta leggermente inclinata dalla parte della nuca. Questo effetto è visibile nella foto, la parte bassa (cioè anteriore) è quella a sinistra.

Berretto, guanti ed altro per il freddo

Sono utili in inverno ma anche in estate quando le condizioni meteo e la quota sono tali da portare ad un rapido raffreddamento del capo e delle mani. Il pile è il materiale che tiene più caldo ma spesso poco traspirante, una cuffia in lana (o sintetico) può in genere svolgere lo stesso lavoro favorendo una maggiore traspirazione. Generalmente per uso escursionistico estivo e di mezza stagione non serve avere capi troppo pesanti, basteranno un berretto (non sono comodi quelli con visiera nel caso dobbiate coprirvi anche col cappuccio della giacca) ed un paio di guanti leggeri, diverso in caso di alpinismo su ghiacciaio  o escursioni invernali ove possono essere utili capi più protettivi, ad esempio in pile. In questi casi si può portare nello zaino un comodo passamontagna oppure il "buff" (copricollo) costituito da una fascia tubolare di lana o sintetico che viene usata per proteggere la gola al posto della classica sciarpa cittadina (più ingombrante sotto il giubbotto, che può srotolarsi, perdersi o impacciare chi la porta) e, se ha una fettuccia interna per stringere uno dei due bordi, può eventualmente sostituire il berretto. Si trova anche la maschera facciale che protegge solo il viso (condizioni estreme). Un buff ed un berretto ben calzati comunque possono sostituire adeguatamente il passamontagna lasciando scoperti solo gli occhi. Su ghiacciaio si utilizzano guanti appositi con eventuali sottoguanti leggeri. Una alternativa per il freddo intenso sono le moffole, ovvero guanti pesanti tipo "eschimese" dove vi sono solo la sagomatura del pollice ed una unica per le altre quattro dita. Altri accessori possono essere le fasce paraorecchie.

Buff e berretto in pile

Buff (copricollo) e berretto in pile

Per proteggere meglio le mani dal freddo si trovano in commercio anche i sottoguanti in materiale sintetico. Costano poco ed hanno una funzione essenzialmente termica ovvero di aggiungere uno strato protettivo (con crezione di un altro "diaframma" di aria interno ai capi che contribuisce ad isolare) e non hanno una grande risistenza all'abrasione. Possono essere quindi usati anche come guanti leggeri (eventualmente per poter lavorare con una macchina fotografica, soprattutto con le compatte) ma non sono adatti ad usi che comportano usura (come impugnare i bastoncini, le manopole della bicicletta ecc.). A parte i guanti per uso ciclistico che dispongono di imbottiture sul palmo, esistono anche guanti da escursionismo leggeri con palmo riforzato per prevenirne l'abrasione. I sottoguanti si indossano quindi prevalentemente come strato interno al di sotto di un paio di guanti adatti allo scopo (come i guanti da sci o ghiacciaio) ma possono anche essere tenuti nello zaino come guanti di emergenza per l'estate.

Sottoguanti e guanti leggeri

Sottoguanti e guanti leggeri

Anche per guanti e sottoguanti esistono varie teglie e modelli uomo o donna, il consiglio è sempre di provarli sulle proprie mani. Se in negozio ve li trovate legati in modo che non potete infilarci entrambe le mani, cercate almeno di provare la mano destra che solitamente è quella più muscolosa (per i mancini il discorso è opposto), se il guanto va bene per quella mano andrà bene anche per l'altra. Per i modelli invernali considerare anche la possibilità di usarli con sottoguanti, meglio ancora provarli assieme ad essi (indicativamente mezza taglia in più dovrebbe bastare per farci stare comodamente il sottoguanto, ad esempio il sottoscritto usa taglia 8,5 senza sottoguanti, 9,0 per poter infilare anche i sottoguanti).

Guanti estivi da ciclista, con le dita "tagliate" non hanno una grande utilità tranne che per evitare un poco l'irritazione delle mani sulle impugnature di gomma dei bastoncini, ma non è detto che proteggano bene in questo senso (in caso di freddo inoltre sono le punte delle dita a soffrire maggiormente per cui è inutile usare guanti che le lasciano scoperte).

Abbigliamento di tipo mimetico

L'abbigliamento di tipo mimetico, ovvero con colorazioni e mimetisti di tipo militare o ispirarato a quelli di tipo militare, solitamente non viene considerato dagli appassionati di escursionismo a meno di casi particolari e solitamente non si trova nei negozi di abbigliamento ed attrezzatura da montagna. E' comunque il caso di citarlo brevemente in quanto esistono appassionati che lo utilizzano in montagna ma anche in altri ambiti che esulano da quelli per cui è stato originariamente ideato, in città negli ultimi anni pare sia anche diventato un po' di moda (ma probabilmente lo diverrà di più in futuro). Gli ambiti di utilizzo di abbigliamento mimetico ed attrezzature, accessori ed altro con colorazioni di tipo mimetico, sono essenzialmente:
  • militare, di polizia, sicurezza, sorveglianza e simili
  • caccia e pesca
  • softair
  • studio naturalistico, fotografia naturalistica e simili
  • pura passione (perchè no ?) o anche moda (si vedono indumenti con colorazioni mimetiche anche per uso quotidiano e in abito lavorativo, artigianale e cantieristico, spesso anche agricolo, perchè i capi di abbigliamento mimetico sono molto robusti).
Analogamente all'abbigliamento troveremo attrezzature con colorazioni mimetiche (tende, zaini, persino torce elettriche o altri oggetti).

Premesso che lo scopo del mimetismo è quello di nascondere la persona o l'oggetto dissimulandolo nell'ambiente, occorre precisare che il mimetismo deve essere scelto in rapporto all'ambiente dove sarà utilizzato. Esisistono infatti tantissimi tipi di mimetismo studiati appositamente in funzione dei diversi ambienti naturali (boschivo, desertico o innevato) ed urbano (quest'ultimo in particolare impiegato dalle forze di polizia) con varie combinazioni di colore, forme, design, ecc. creati basandosi su come l'occhio umano (più che quello animale, se il mimetismo è stato creato a scopo militare) vede e riesce ad interpretare distinguendo la persona o l'oggetto dallo sfondo su cui viene a trovarsi.

Cercando in rete si possono trovare vari tipi di esempio di mimetismo, lo studio dei quali è quasi una vera scienza che si è sviluppata per scopi militari (ma sarebbe più corretto giusto dire "difensivi" in quanto il non essere visti in guerra salva innazitutto la vita) essenzialmente da dopo la seconda guerra mondiale ad oggi, epoca in cui sono stati introdotti i cosiddetti "pattern digitali" creati da algoritmi informatici.

Con riferimento ad esempio alle sole Forze Armate Italiane possiamo citare ad esempio i tre mimetismi più comuni utilizzati da esse negli ultimi 40 anni, ovvero:
  • mimetismo verde (detto anche "verde NATO"), quello che spesso viene definito "verde militare" o "verde oliva", un classico anche per caccia e pesca, utilizzato nelle SCBT (**) italiane standard (non per corpi speciali) dal 1975 al 1994 circa (la transizione avviene sempre in modo graduale per contenere i costi, esaurendo le scorte)
  • mimetismo woodland (di derivazione statunitense), uno dei più classici riprodotto in tantissimi capi di abbigliamento anche di uso civile, indumenti e tute da lavoro, caccia, ecc. molto adatto ai boschi fitti, come le pinete, utilizzato sia dall'esercito statunitense, sia per le SCBT (**) standard italiane dal 1992-93 al 2008
  • mimetismo "vegetato" (nelle sue varie sfumature di colore a seconda di ditte e periodi) creato per le Forze Armate Italiane nel 2004 ed adottato gradualmente in sostituzione del "woodland" sino al giorno oggi.
(**) SCBT è l'acronimo delle FFAA italiane per indicare l'Uniforme da Servizio e Combattimento, quella che spesso viene chiamata "mimetica" ovvero giubba, pantaloni, barretto da fatica ai quali si aggiungono a seconda delle stagioni e del tipo di servizio svolto, basco, sciarpa a rete, fazzoletto da collo (colore in base all'arma), maglione, maglietta di cotone verde oltre naturalmente alle calzature (stivaletti/c.d.anfibi).

Possiamo vedere un esempio di queste colorazioni nei tre berretti della foto seguente (ovvero tre "stupide militari, il classico "berretto da fatica" che potremmo adottare anche per le nostre escursioni, salvo il fatto di preferire un "Boonie Hat").

I tre principali mimetismi utilizzati dalle Forze Armate Italiane

I tre principali mimetismi utilizzati dalle Forze Armate Italiane
Da sinistra: berretto mimetismo "verde" (anno 1988), berretto mimetismo "woodland" (anno 1994), berretto mimetismo "vegetato" (anno 2003)
Notare anche che col tempo si è modificata la anche forma del berretto

Tutti questi tre tipi di mimetismo si adattano abbastanza bene a boschi e macchie mediterranee, ovvero alla vegetazione presente in Italia, ad esempio il woodlando,  più scuro, è molto adatto in pineta mente il vegetato è meglio adatto a boschi più aperti eluminosi. Tra gli altri mimetismi sempre utilizzati dalle FFAA italiane ricordiamo il "desertico Somalia" simile al woordland (è dello stesso periodo storico) ma con colorazioni calde (beige, marrone, ecc.), il "desertico vegetato" (variante del vegetato in cui è assente il verde) che poi è stato abbandonato poichè il vegetato normale era ugualmente indicato ai teatri operativi delle missioni internazionali effettuate negli ultimi 15 anni, il "vegetato invernale" (con screziature colore ghiaccio, preceduto da un "invernale ad aghi di pino" impiegato sulla neve dai reparti alpini), il "San Marco" impiegato dal Battaglione San Marco, con una colorazione tipica, sostituito ultimamente di nuovo dal vegetato (sempre nell'ottica di ottimizzare e ridurre i costi).

Tra gli altri mimetismi, NON adottati dalle FFAA italiane ma che si possono trovare utilizzati anche per caccia, foto naturalistica e softair ricordiamo il "multicam" di derivazione americana (anche se non adottato dalle FFAA statunitensi). Questo mimetismo è uno dei più uilizzati , assieme al vegetato, in ambito softair, quasi sia una moda :-). Non cito qua i mimetismi urbani perchè esulano dal muoversi in ambienti naturali.

Giacca softshell con mimetismo "vegetato" in uso alle FFAA italiane (Mercatino "Barlanfus" a Vercelli)

Giacca softshell con mimetismo "vegetato" in uso alle FFAA italiane (Mercatino "Barlanfus" a Vercelli)
sono visibili le strisce in velcro per nome, forza armata (Esercito, ecc.) e gradi (quella in basso)

Riguardo all'impiego di indumenti ed attrezzature mimetici in abito escursionistico, ci sono vantaggi e svantaggi. Il primo, vantaggio (o svantaggio a seconda dei casi) è costituito proprio dal mimetismo stesso in il vestirsi in modo mimetico quanto rende la persona poco visibile nell'ambiente. Questo comporta che chi lo porta è meno visibile da lontano e quindi più difficile da localizzare sia in casi di emergenza sia da parte degli altri compagni di escursione (ci si perde di vista). Per contro è sicuramente più indicato per osservare gli animali, foto naturalistica e simili. L'altro svantaggio degli indumenti di tipo "mimetico" è che in genere NON sono molto traspiranti, in quanto a meno di capi particolari (come un giaccone in Gore-Tex o simile, come quello impiegato anche dalle nostre FFAA), i materiali più usati sono lana (per i maglioni) o cotone (pantaloni, giacche, magliette) anche se vi sono capi misti cotone/sintetico e in pile (berretti e maglioni). Esistono però anche capi in softshell con mimetismo verde o vegetato (uno è l'antivento delle nostre FFAA). Sono anche spesso capi di abbigliamento pesanti. Per contro in genere sono capi robusti (basta pensare agli indumenti da lavoro) e resistenti all'usura. Il periodo migliore per il loro impiego rimangono così le mezze stagioni.

Esempi di SCBT italiane con stellette (***) collezione privata
Particolare giacca SCBT mimetismo "Somalia" - visibili le stellette sul colletto Particolare giacca SCBT dell'Esercito Italiano, mimetismo "Vegetato"
Particolare giacca SCBT dell'Esercito Italiano,
mimetismo "Somalia"
Particolare giacca SCBT dell'Esercito Italiano,
mimetismo "Vegetato"

(***) in realtà sulle due giacche in foto le stellette sono solo state appoggiate nella posizione in cui dovevano essere cucite

Premesso che NON ho mai incontrato sinora escursionisti vestiti con stile completamente mimetico mentre è più facile trovare appassionati di foto naturalistica che lo utilizzano o cacciatori/pescatori, occorre precisare che essendo il "vegetato" di fatto lo standard attuale delle uniformi SCBT (**) delle FFAA italiane NON è possibile utilizzarlo in modo che possa creare confusione con le uniformi miltari vere e proprie. Le indicazioni del Ministero della Difesa inoltre precisano che "non possono essere utilizzate uniformi IN USO delle FFAA da parte di civili ANCHE se prive di stellette" tranne autirizzazioni specifiche (potrebbe essere il caso degli attori di un film). La questione in realtà non è ben definita ma, premesso che la questione delle stellette sul colletto riguarda solo capi di abbigliamento delle FFAA italiane, possiamo precisare alcune cose:
  • innanzitutto le stellette in questione sono quelle che le uniformi SCBT delle FFAA italiane portano sul colletto, di stoffa, bianche su sfondo verde o marroni su sfondo beige (per la vegetata) cucite sino alle versioni 2013 della "vegetata" (e quindi removibili), ricamate nelle versioni successive (e quindi non removibili). Le giubbe di SCBT vendute in rete e nei mercatini solitamente non le portano ma, se presenti, è sempre possibile lasciarle se la giubba è conservata a scopo collezionistico, senza indossarla in pubblico, quelle nuove le hanno a parte, vendute solo agli appartenenti alle FFAA dietro presentazione del tesserino militare.
  • le uniformi di vecchio tipo (antecedenti quelle "vegetate", quindi verdi e woodland) sono utilizzabili, con la premessa di rimuovere le stellette.
  • le uniformi attuali non sono utilizzabili in modo completo, ovvero non è possibile muoversi vestiti in modo uguale a quello di veri militari ANCHE rimuovendo le stellette tranne forse in casi particolari come rievocazioni o softair (che avviene comunque in aree delimitate) o specifica autorizzazione (il caso degli attori), ma la questione è un po' incerta. Ho visto anche in città persone vestite in modo quasi completamente simile ad uniformi SCBT (**) attuali ma si capiva comunque che non erano militari (mimetismi diversi mischiati fra loro, ecc.), ma la questione, ripeto, non è chiarissima.
  • nessuno credo ci potrebbe fare un problema se utilizziamo non solo in escursione, fotonaturalismo ma anche in città, alcuni capi di abbigliamento con mimetismo vegetato ma che in modo che si capisce chiaramente che non vogliamo farci passare per militari (mi è successo raramente di vedere giubbe SCBT vegetate addosso a persone civili in città e comunque sempre meglio rimuovere le stellette, ma ho visto il giaccone in Gore-Tex che non le ha neppure all'origine). Allo stesso modo difficilmente ci faranno problemi se utilizziamo una vecchia mimetica vegetata per fotonaturalismo nel bosco ma non fidiamoci troppo, e non ci sarà nessun problema per uno zaino vegetato, borsello o altre borse solo perchè ci piace quella colorazione. Con il woodland come detto, o con il verde mimetico, nessun problema (sono due mimetismo molto usati dai cacciatori).
Concludo ricordando che, vista la scomodità nel senso di pesantezza e poca traspirazione di molti indumenti mimetici, difficilmente gli stessi vengono usati in escursionismo a meno che non ci sia la passione di chi li utilizza o la necessità di indumenti robusti e della protezione che danno al freddo delle mezze stagioni o (con capi adatti) delle stagioni invernali mentre potrebbero interessare molti appassionati di montagna che vogliano dedicarsi allo studio degli animali e alla foto naturalistica. In quest'ottica, che è quella in cui è stato scritto tutto questo paragrafo, possiamo dire che si tratti di mimetismo verde, woodland o vegetato, per restare fra quelli più noti, per trovare abbigliamento ed accessori adatti le strade sono principalmente due:
  • il mercato del nuovo e del "compatibile" nel senso di cercare capi di abbigliamento per caccia/pesca/sofair che riprendono i mimetismi suddetti e, nel caso del "vegetato" spesso possono essere utilizzati anche dagli appartenenti alle FFAA in quanto rispecchiano requisiti richiesti dalle stesse (molte ditte producono abbigliamento vegetato compatibile con quello "ufficiale" fornito dalle FFAA italiane)
  • il mercato dell'usato ovvero mercatini, internet e negozi dell'usato dove si trovano uniformi SCBT (**) delle nostre FFAA non più in uso, spesso in buone condizioni e utilizzabili senza problemi (tolte le stellette) nel caso di mimetismi verde e woodland, utilizzabili con attenzione come detto nel caso di mimetismo vegetato (sempre senza stellette).
Personalmente però ritengo che le vecchie uniformi SCBT (**) che hanno accompagnato nel loro servizio soldati, di leva e non, siano da conservare come oggetto di collezione, senza farne un uso tale che le distrugga completamente, con o senza stellette (per collezione non ha importanza, come non ha importanza per indossarle IN CASA PROPRIA e non in pubblico), piuttosto che adoperarle per attività all'esterno, oppure, al limite, per rievocazioni. Ma spesso sono e sono state utilizzate sia per passeggiare in città (anche dalle ragazze ! soprattutto le giubbe woodland e mimetismi simili) o come abiti da lavoro. In ogni caso una piccola considerazione: con capi mimetici cerchiamo di vestirci in modo coerente come colorazioni, una combinazione giacca rossa e blu sopra dei pantaloni SCBT (**) vegetati non è proprio bella da vedere. Ma in effetti anche mescolare tipi di mimetismo diverso non è il massimo, ad esempio zaino woodland e giacca vegetata, mentre il mimetismo verde in quanto colore uniforme si adatta bene con tutti gli altri mimetismi o quasi.

Le foto degli indumenti militari in questa pagina sono stare realizzate con gli stessi messi a disposizione da un collezionista amico (che non vuole essere citato) o in mercatini del collezionismo.

Tabella delle taglie

Riporto qua delle tabelle che consentono di individuare la taglia degli indumenti, secondo il sistema europeo, dalle misure del corpo. In ambito internet è facile trovare tabelle di conversione fra i sistemi di misura delle taglie di diversi paesi, in ogni caso per gli abiti è sempre consigliabile effettuare una prova di persona, anche perchè spesso si riscontrano difformità fra abiti della stessa taglia prodotti da ditte diverse o modelli diversi.

TAGLIE BERRETTI (Copricapi in genere)
XS S M L XL XXL 2XL
Circonferenza testa (cm) 56 57 58 59 60 61 62


TAGLIE UOMO
Giacche, softshell, maglie S M L XL XXL 3XL 4XL 5XL
Circonferenza toracica (cm) 84-92 92-96 96-104 104-112 112-120 120-128 - -
Circonferenza vita (cm) 69-75 75-81 81-87 87-93 93-99 99-105 - -
Circonferenza bacino (cm) 84-90 90-96 96-102 102-108 108-114 114-120 - -
Pantaloni S M L XL XXL 3XL 4XL 5XL
Taglia 46 48 50 52 54 56 58 60
Circonferenza vita (cm) 69-75 75-81 81-87 87-93 93-99 99-105 105-111 111-117
Circonferenza bacino (cm) 84-90 90-96 96-102 102-108 108-114 114-120 120-126 126-132
Lunghezza interna gamba (cm) 80 81,5 83 84,5 86 87,5 89 90,5


TAGLIE DONNA
Giacche, softshell, maglie XS S M L XL XXL
Circonferenza toracica (cm) 76-86 86-90 90-98 98-102 102-104 -
Circonferenza vita (cm) 56-64 64-68 68-76 76-80 84-84 -
Circonferenza bacino (cm) 84-92 92-96 96-104 104-108 108-112 -
Pantaloni XS S M L XL XXL
Taglia 40 42 44 46 48 50
Circonferenza vita (cm) 56-64 64-68 68-76 76-80 80-84 84-88
Circonferenza bacino (cm) 84-92 92-96 96-104 104-108 108-112 112-116
Lunghezza interna gamba (cm) 77 78,5 80 81,5 83 84,5

Fonte: catalogo Ferrino 2010

Per i guanti esistono tabelle apposite ma il consiglio è sempre quello di provarli (se si prova un guanto solo provare quello della mano che si usa di più, la destra per i destrorsi e la sinistra per i mancini) anche per evitare piccole differenze da un fabbricante all'altro. Le taglie possono essere indicate come S-M-L-Xl_XXl o con misure 6.0-6.5.......11.0 differenti da uomo a donna in base alla circonferenza della mano misurata con un metro da sarto. Personalmente ho riscontrato differenze sulle mie mani fra guanti della stessa misura teorica da bici, escursionismo e ... giardinaggio per cui raccomando sempre di provarli.

Per riassumere...

Vista la complessità dell'argomento, ho pensato di riassumere i concetti qua espressi in uno schema che riporti cosa indossare in base alle stagioni. Questa valutazione è DI MASSIMA (non va preso quindi troppo alla lettera, non ditemi poi "ma io così ho caldo o freddo", va adattato al singolo ed alle condizioni climatich) e personale e può essere utile a chi cerca una indicazione rapida su cosa indossare e portare con sé nelle varie condizioni climatiche.  E' un punto di partenza da cui ciascuno con tempo trarrà il proprio stile e schema di abbigliamento adatto alle varie stagioni e situazioni.

Sottolineo inoltre che l'abbigliamento da indossare va scelto in funzione delle condizioni climatiche esistenti nel momento che voi effettuate e non solo sulla base del periodo stagionale e della quota massima che si intende raggiungere: ad alta quota possiamo avere condizioni invernali nel mese di giugno (magari con neve) anche se a quote più basse è già iniziata l'estate. Lo stesso accade ad inizio autunno, con temperature più basse in quota rispetto al fondovalle. Per attività su ghiacciaio inoltre si consiglia abbigliamento alpinistico. La modularità del vestirsi a strati, ricordiamo, consente di togliere, mettere e combinare i vari capi di abbigliamento disponibili nel momento che si passa da una condizione di caldo ad una di freddo e viceversa. Chiaramente, se portiamo con noi micropile + pile, potremmo indossare entrambi o solo uno dei due capi, analogamente se ci aggiungiamo una giacca softshell (utilizzeremo la combinazione micropile+pile+softshell solo nei momenti di pausa o freddo più intenso). Avere inoltre un capo più leggero di quello indicato non implica necessariamente che si rilevi insufficiente, dipende dalle condizioni meteo e dalla nostra resistenza e condizioni fisiche. Però l'indicazione fornita è utile nella scelta di quelli da indossare e portare nello zaino: se potete scegliere tra guanti leggeri e in pile, ad alta quota scegliete quelli in pile, altrimenti portate almeno quelli leggeri, andranno bene a meno di freddo particolarmente intenso, meglio che non averli del tutto. Io preferisco essere piuttosto cautelativo, togliere roba è facile, aggiungerla non è possibile se non l'abbiamo portata con noi.

Mi sembra chiaro che con l'abbassarsi della temperature aumenteremo il grado di protezione termica dei capi ed il numero di strati indossati :-)

Non sono state considerate le scarpe nello schema poichè la loro scelta non è tanto funzione delle condizioni climatiche (a parte il freddo intenso) quanto del tipo di terreno su cui ci si trova a muoversi (si veda la pagina apposita). Diverso il caso delle calze. L'indicazione "nello  zaino" è per i capi, come guanti e berretto per il freddo, che sarebbe bene avere sempre con noi, anche se si useranno solo in caso di un certo abbassamento della temperatura (in estate). Il poncho è stato indicato come protezione per la pioggia solo per temperature non troppo basse (non protegge molto dal freddo) e non è indicato per attività alpinistica. Qualcosa di caldo è comunque comodo per le serate in rifugio mentre un piumino o un parka possono essere utili in inverno nei momenti in cui non si fa attività fisica (si sente più freddo).

SCHEMA DI BASE PER SCELTA CAPI DI ABBIGLIAMENTO TECNICO IN ESCURSIONE
Condizioni climatiche Protezione dei piedi Protezione delle gambe Protezione del busto,
strato base
Protezione del busto,
stato termico
Protezione del busto,
strato esterno
Protezione della testa Protezione delle mani
Inverno calze trekking invernali intimo caldo
+
pantaloni trekking/alpinistici
invernali
intimo caldo
+
maglietta trasp. maniche lunghe
maglia micopile
+
giacca pile
+
softshell
giacca trekking inv.

oppure

guscio inv.
berretto pile
+
scaldacollo

oppure

passamontagna
sottoguanti
+
guanti inv.
Primavera / Autunno calze trekking inv. o est. (*) pantaloni trekking invernali 
+
eventuali sovrapantaloni impermeabili (se non impermeabili già i pantaloni)

oppure

pantaloni trekking da alta quota (*)
intimo
+
maglietta trasp. maniche corte/lunghe o corte+lunghe (*)
maglia micopile
+
giacca pile

oppure

maglia
 micropile
+
softshell
giacca trekking est./inv. (*)

oppure

guscio est./inv. (*)
berretto pile

oppure

berretto leggero
(*)
guanti pile

oppure

guanti leggeri (*)
Estate sino a 2800-3000 mt  calze trekking estive pantaloni trekking estivi leggeri
+
eventuali sovrapantaloni impermeabili
intimo
+
maglietta trasp. maniche corte/lunghe

oppure

camicia trekking (quote basse, climi caldi)
giacca pile

oppure

maglia micropile
+
softshell
giacca trekking est.

oppure

guscio est.

oppure

poncho
cappellino per sole
+
berretto leggero (nello zaino)
guanti leggeri
(nello zaino)
Estate oltre 2800-3000 mt calze trekking estive

oppure

 invernali (su ghiacciaio)
pantaloni trekking estivi da alta quota

oppure

 pantaloni trekking/alpinistici invernali (su ghiacciaio)
intimo
+
maglietta trasp. maniche corte/lunghe o corte+lunghe(*)
maglia micropile
+
giacca pile

oppure

maglia micropile
+
softshell

oppure

maglia micropile
+
giacca pile
+
softshell (su ghiacciaio)
giacca trekking est.

oppure

guscio est.

oppure

poncho
(non per uso alpinistico)
cappellino per sole
+
berretto leggero (nello zaino)

oppure

berretto pile
+
scaldacollo
(su ghiacciaio)

oppure

passamontagna
(su ghiacciaio)
guanti pile

oppure

sottoguanti
+
guanti inv.
(su ghiacciaio)

(*) scelta condizionata dalle condizioni climatiche del momento

Nota 1: l'abbigliamento da sci di pista NON va bene in genere per le escursioni invernali: gli sciatori vestono più pesantemente degli equivalenti escursionisti per il semplice fatto che producono molto meno calore muovendosi (pensateci: in discesa si muovono per gravità, in salita si muovono su funivie e seggiovie). Vestirsi da sci per camminare comporta dopo poco tempo di essere sudati ed accaldati. Molto abbigliamento "da neve" inoltre NON è impermeabile (piumino) ma regge a malapena una leggera nevicata. Il piumino riservatelo alle passeggiate in paese, specie in assenza di sole, dove il freddo si fa sentire (si produce poco calore).

Nota 2: l'abbigliamento da scialpinismo e da ciaspolata è derivato dall'abbigliamento per alpinismo su ghiacciaio (quindi pile-softshelle giacca da montagna, ecc.) e NON da quello dello sci in pista !

Nota 3: la maglietta trekking estiva a maniche lunghe non si deve pensare tenga più caldo di quella a maniche corte, la scelta è in base alla comodità del singolo. Personalmente utilizzo spesso quella a maniche lunghe perchè, soprattutto a inizio stagione, protegge le braccia dalle scottature dovute al sole (per lo stesso motivo, e per la protezione da rovi ed ortiche, preferisco pantaloni lunghi). Per fermare meglio l'aria e per situazioni leggermente più fredde molti utilizzano due magliette, sotto una a maniche lunghe e sopra una a maniche corte (stile Sheldon Cooper). Nella sclta della maglietta considerate se utilizzarla anche come intimo a contatto con la pelle (per il busto) o se al di sotto indossate intimo traspirante (non in cotone), quando fa caldo in genere non si mette l'intimo.

Link per approfondire e fonti

Collegamenti ad altri siti, pagine, elaborati PDF, ecc. inerenti gli argomenti qua trattati, dai quali si è anche preso spunto. Il contenuto di questi siti non dipende da www.msmountain.it. I link, attivi alla stesura di questa pagina, potrebbero variare o scomparire del tutto in futuro, verranno eventualmente controllati (per segnalazioni inviare una email al webmaster). Cercando in internet è facile trovare link a siti di produttori e negozi specializzati in abbigliamento da montagna, un po' meno facile trovare pagine che illustrano le caratteristiche tecniche dei materiali, come vestirsi ecc.

ATTENZIONE: cercando informazioni in siti e documenti internet, è sempre possibile trovare errori ed omissioni per cui è consigliabile confrontare più fonti e, prima di avere reale necessità durante una escursione, effettuare prove di persona.

http://www.hyperreview.com/Militari/In%20montagna%20la%20scelta%20dei%20giusti%20capi.htm una pagina che illustra i vari tessuti e materiali impiegati per l'abbigliamento tecnico;
http://www.caibolzaneto.net/articoli/annuario/2008/abbigliamento.php altra pagina a cuira del CAI di Bolzaneto;
http://www.caicaserta.it/download/abbigliamento.htm una lunga e dettagliata pagina sull'abbigliamento a cura del CAI di Caserta;
http://www.caicaserta.it/servizi/abbigliamento.pdf pagina sull'abbigliamento in formato PDF;
http://it.wikipedia.org/wiki/Abbigliamento_tecnico pagina wikipedia sull'abbigliamento tecnico;
http://www.zainoinspalla.it/materiale.asp una sezione intera su zainoinspalla.it, molto ben fatta;
http://www.avventurosamente.it/vb/117-abbigliamento.html sezione sull'abbigliamento di www.avventurosamente.it
http://en.wikipedia.org/wiki/Polar_fleece una pagina sul pile su Wikipedia inglese
http://www.roncoalpinismo.it/tessuti.htm una'altra pagina che spiega le caratteristiche dei tessuti
http://it.wikipedia.org/wiki/Poliesteri pagina Wikipedia sul poliestere
http://www.shelby.fi/tips/breathability.pdf una tabella dell'indice di traspirabilità di vari materiali in commercio
http://kinobi.forumup.it/index.php?mforum=kinobi un forum sull'abbigliamento tecnico
http://www.tessileesalute.it/flex/files/D.e8a6cdeeb237ad5529eb/Francesca_R.D__Ambrosio.pdf una trattazione scientifica del comfort del corpo umano in relazione all'abbigliamento
http://www.migliorscelta.it/gu/taglie-maschili-uomo-unisex-tabella-conversione-taglie-483-bg.htm qua trovate una tabella di corrispondenza fra le taglie e le misure del corpo
http://www.novadry.com/IT/dizionario-8953657/ un interessante dizionario di termini inerenti l'abbigliamento tecnico

*

Nota: le immagini sono riportate solo a titolo esemplificativo. I marchi ed il copyrigth dei materiali e prodotti esposti appartengono ai legittimi proprietari.

N.B.:questo sito non utilizza cookies in nessun modo, per maggiori informazioni vedere la pagina Informativa cookies

*

Attenzione: questa pagina fa parte del sito www.msmountain.it. Se stai leggendo questa pagina, o parte del suo contenuto, in un altro sito, o se trovi la stessa pagina priva di questa dicitura, si tratta di una riproduzione non autorizzata il cui contenuto può anche differire dalla pagina originale. Eventualmente puoi segnalare la pagina sospetta al webmaster - (c) 2015 - www.msmountain.it - Tutti i diritti riservati, nessun contenuto di questa pagina può essere riprodotto senza autorizzazione. Per informazioni sul copyright vedi Nota del webmaster.

*

Avic Images Ayas Voyages Around my world Appunti e varie
Home Page