Escursione
EA12
Becca di Nana (Falconetta)
(mt. 3010)
Valle di
Ayas

La croce in vetta alla Becca di Nana ed, in sfondo, lo Zerbion (19 luglio 2008)

La croce in vetta alla Becca di Nana ed, in sfondo, lo Zerbion (19 luglio 2008)



Ultimo aggiornamento della pagina: 20-08-2013

Partenza: Ayas - Loc. Mandriou (mt. 1835)
Difficoltà: E+
Periodo consigliato: giugno/settembre
Segnavia:  3-3A, vari segnali di quota bianco rossi in parte sbiaditi ed altri segnavia realizzati per il "sentiero degli alpini" dopo l'Alpe Vascoccia, ometti, segni gialli
Dislivello: mt. 1175
Tempi percorrenza: salita ore 3.30, discesa ore 2.15-2.30
Acqua: partenza, partenza (fontana fianco chiesa), sorgente "ultima acqua" a mt. 2430, Alpe Vascoccia se abitata
Note: escursione panoramica da effettuarsi in giornate particolarmente limpide, riservata ad escursionisti con discreto allenamento. Nella zona è possibile avvistare gruppi di stambecchi.
Precauzioni particolari: tratti di terreno friabile/sfasciumi poco sotto la vetta, prestare attenzione in discesa. La vetta a volte è avvolta dalle nuvole.
Equipaggiamento particolare: bastoncini da trekking, scarponi da trekking impegnativo
Tracciato GPS: tracciato 22. In corsivo nel testo i riferimenti ai waypoint del tracciato GPS.
Immagine tracciato GPS: parte 1, parte 2
Mappa Open Street Map: OSM Mapnik


PREMESSA

La Becca di Nana (localmente chiamata anche Falconetta per la frequente presenza di falchi che volteggiano sulla sua cima) è una montagna panoramica sita a cavallo tra Valle d'Ayas e Valtournanche, che offre uno spettacolare panorama sull'alta valle, in particolare sulla catena del Monte Rosa e sui valloni del Pinter, di Mascognaz e della Bettaforca. Dalla sua cima inoltre si ha una bella veduta del sottostante vallone del Tournalin, del Rif. Grand Tournalin e delle vette che lo circondano, Monte Croce, Becca Trecare, Petit e Grand Tournali, Palon di Nana. Una croce in vetta ed un altare vengono utilizzati per la messa del 14 agosto di ogni anno, a ricordo dei caduti in montagna. La salita non presenta particolari difficoltà ma è abbastanza faticosa, comprende però tratti di terreno friabile poco prima della vetta, ed è più lunga e ripida che non la altrettanto panoramica vetta del Monte Zerbion (peraltro disposta in posizione più centrale rispetto l'andamento longitudinale della vallata),  va affrontata con un buon allenamento. Si verrà ricompensati, se si ha il favore di una giornata limpida, da una magnifica veduta sulle due vallate e sul gruppo del M. Rosa. La salita per la "via normale" qua riportata non avviene dal vallone del Tournalin, come per le altre vette del comprensorio, ma dalla frazione di Mandriou. E' possibile tuttavia l'accesso dal Col di Nana, tramite un percorso poco frequentato e poco segnato ma comunque utilizzato sino all'apertura negli anni '90 del "sentiero degli alpini", che presenta difficoltà alpinistiche (passaggi di II grado) che sarebbe auspicabile venissero messe in sicurezza magari con l'ausilio di una corda fissa; dettagli si possono trovare nel sito www.varasc.it e nella guida "Le vette della Val d'Ayas" di M. Soggetto nonché nella ormai introvabile guida "Valle d'Ayas - itinerari escursionistici" di P. Bosio (v. bibliografia e cartografia). La difficoltà complessiva può essere E+, in pratica si può valutare E sino alla sorgente "Ultima acqua", poi diviene E+, mentre il tratto su sfasciumo potrebbe essere valutato EE ma è molto breve.

ITINERARIO (Sent. 3-3A, tracciato GPS n° 22)

Si raggiunge Mandriou tramite una deviazione dalla strada comunale che collega Lignod ed Antagnod (att. nel 2013 il segnale in legno è scolorito e coperto da foglie, seguire le indicazioni per l'Agriturismo La Tchavanna e Cà Zegna) staccandosi dalla S.S. 506 della Val d'Ayas a Corbet per poi ricongiungersi con essa a Champoluc. Si trova parcheggio, in estate a volte con difficoltà, nei pressi della Cappella a fianco della quale (lato sx guardando la facciata) ha inizio il sentiero n° 3-3A (segnale giallo su palina, nascosto alla vista dalla piazza dalla chiesetta). All'inizio del sentiero vi è una fontana alla quale è possibile approvvigionarsi d'acqua. Il sentiero sale in diagonale tra le case e poi sotto i larici (edicoletta votiva) sino in pochi minuti a raggiungere una strada poderale (si può arrivare allo stesso punto salendo per la strada oltre la chiesa che diviene poi la poderale per Alpe Mezzan e svoltando a destra al primo incrocio). Seguiamo poi la poderale che passa accanto alla Cà Zegna (individuata dall'ancora constauetta della Madonna posta al cancello, cazegna, a 0.10 dalla partenza). Appena a sinistra di essa prendiamo il sentiero che sale rapido nel bosco di larici, che diviene sempre più rado, sino ad un primo bivio quando il terreno si fa pressoché pianeggiante (bivio1, ore 0.15 dalla partenza), dove il segnale giallo dipinto su un sasso ed un cartello in legno ci indicano che dobbiamo svoltare a sinistra (a destra ci si ricongiunge alle poderali zona Lago Liechien). Proseguiamo in un ampio falsopiano dove divengono visibili il M. Rosa, lo Zerbion e le principali cime della valle. La Falconetta non è visibile in quato nascosta dal M. Facciabella che domina la zona. Il sentiero, affiancato da una coppia di steccati, ci porta così al pianoro dell'Alpe Mezzan dove troviamo anche un agriturismo (la poderale da Mandriou, porta proprio qua).

Nel mio tracciato gps non compare esattamente l'Alpe Mezzan ma compare il bivio2 poco distante da essa, punto corrispondente al termine della staccionata, dove ritorniamo sulla strada poderale (ore 0.45 dalla partenza, mt. 2020). Il bivio è appena visibile, nel senso che, trascurata la poderale, che prosegue verso sinistra (rispetto da dove arriviamo noi), occorre prestare attenzione alla traccia di sentiero prima labile (su erba) e poi più marcata che prosegue NELLA STESSA DIREZIONE data dal sentiero appena percorso, passa accanto ad un "laghetto"(in realtà molto piccolo) e sale in diagonale con un lungo percorso panoramico ad aggirare le pendici del M. Facciabella (v. foto), sino alla Cappella Sarteur (cappella, mt. 2255, ore 1.20 dalla partenza, 0.30 da bivio2-alpe Mezzan). Nell'ultimo tratto il sentiero svolta a destra, inoltrandosi in un valloncello (la cappella avvicinandosi non è visibile ma è visibile la grande croce lignea dinanzi ad essa) e occorre una piccola deviazione per raggiungerla. Vale la pena di farlo, poichè il punto è davvero panoramico sulla valle, che appare nel suo svolgersi sinuoso attorno al masiccio del Corno Bussola, con il M. Zerbion che fa da sfondo. Non a caso molte vedute fotografiche della Valle d'Ayas sono riprese proprio da questa zona ed il panorama si amplia ancora salendo verso la vetta. Nel 2013 la zona attorno all'Alpe Vascoccia è recintata con cartelli "proprietà privata", poichè i sentieri sono in ogni caso strade pubbliche e gli agricoltori non tollerano che si calpestino i pascoli, occorre cercare di evitare discussioni con i propietari (e relativi cani) cercando di arrecare meno disturbo possibile.

Poco dietro la cappella troviamo l'Alpe Vascoccia, lunga ed addossata ad un terrapieno, dove quando è abitata è possibile approvvigionarsi d'acqua (avascocc, mt. 2255, a ore 1.20 da Mandriou). Anche l'Alpe Vascoccia è servita da una strada poderale, che sale sino alla poco sovrastante Alpe Plan Pera. Poco sopra la poderale, nel punto dove piega a sinistra verso la suddetta alpe, un cartello di legno indica l'inizio del "sentiero degli alpini", ovvero il percorso che dovremo effettuare, ricco di indicazioni poste in occasione della salita del 15 agosto (quote altimetriche, scritte incitanti alla salita, ecc.) ormai in parte scolorite (estate 2008). Senza seguire la strada ma proseguendo per la traccia di sentiero poco sopra essa invece arriviamo al bivio fra i sentieri 3 e 3A (il 3 prosegue per il colle Vascoccia , dal quale si può salire il M. Facciabella, e scende nel vallone del Tournalin). Questo bivio (bivio3, mt. 2270, a ore 1.25 dalla partenza e pochi minuti da Alpe Vascoccia/Cappella Sarteur) è attualmente segnato solo con indicazioni dipinte su un masso (v, foto).

ATTENZIONE: è consigliabile comunque seguire la strada che arriva a Pian Pera dal basso perchè la traccia di sentiero che si stacca verso sinistra in corrispondenza del masso segnato 3/3A in realtà si perde, sono inoltre presenti segni gialli sbiaditi che portano fuori strada e verso il colle, oltre che verso una sorgente che alimenta le fontane dell'alpe Vascoccia (non presente nel tracciato gps22, coordinate E398219, N5077059, WGS84, quota 2346 mt).

Seguiamo la strada poderale a sinistra che sale in diagonale, mentre la punta della Falconetta diviene ben visibile, sino alla vasta ed in parte diroccata Alpe Plan Pera (planpera, mt. 2320, a ore 1.35 dalla partenza, 0.15 da Alpe Vascoccia). 

Una scritta bianca "Falconetta" ed una bandiera bianco-rossa con la quota mt. 2330 sul fabbricato più a monte ci danno l'indicazione della via da percorrere. Il sentiero riprende così a salire in diagonale, aggirando un valloncello dal basso per poi infilarsi in un secondo ove un ruscello ci preannuncia la sorgente denominata "Ultima Acqua" (scritta su un masso posto "a guardia" della stessa), waypoint ultimacqua, mt. 2430, a ore 1.50 dalla partenza, 0.15 da Plan Pera. E' l'ultima occasione di fare provvista idrica e, se le fontane di Vascoccia sono asciutte, anche l'unica (agriturismo escluso). Ci troviamo ora ai piedi di una splendida "conca verdeggiante" dominata dalla mole della Becca di Nana che mostra una faccia arcigna e scoscesa, con rocce e sfasciumi, ancora lontana, che dovremo aggirare. La bellezza del luogo suggerisce a molti l'idea di pernottare in tenda, ma a tale proposito occorre ricordare che la sosta per la notte (ovvero piantare tenda la sera e toglierla al mattino) è permessa in tutta la Valle d'Aosta solo al di sopra dei 2500 mt. (essendo la sorgente a quota 2430, occorre salire un poco, altimetro alla mano).

Si punta decisamente verso la Falconetta e si aggira la conca prima sul lato sinistro (guardano la vetta) e poi in diagonale, più ripida, mentre la vista diviene sempre più panoramica e la pendenza non è eccessiva. Raggiunto un poggio a circa 2600 mt. (ometto panoramico visibile dal basso, non in tracciato gps n° 22, coordinate E397892, N5077451, WGS84, quota 2625 mt), il sentiero si sposta nuovamente verso la vetta, descrivendo una "S" e dando la vista ora al Monte Facciabella, al M. Rosa ed alla zona del Testa Grigia. La pendenza aumenta sempre più, inoltre ci avviciniamo alla soglia dei 2800 mt per cui il cammino diviene più arduo. Il sentiero comunque non presenta particolari difficoltà ed è sempre bene evidenziato. A circa ore 2.50 dalla partenza (ore 1 dalla sorgente), si raggiunge un punto panoramico ormai in prossimità della base della vetta, zona di rocce scure, terreno friabile e sfasciumi (pianor, mt. 2793), dove eventualmente possiamo fare sosta prima del tratto finale, ben ripido (ometto non presente in tracciato gps n° 22, coordinate E397950, N5077697, WGS84, quota 2748 mt). Si affronta poi l'avvicinamento alla vetta su sfasciumi, il sentiero piega poi bruscamente a sinistra passando sotto le rocce nerastre, dove compare nuovamente l'erba (il waypoint sfasciumi è posto all'inizio del tratto di terreno sbriciolato, pochi minuti dopo pianor). E' questo l'unico tratto della salita (oltre a qualche roccia friabile situata sul sentiero prima e dopo esso) dove occorre un po' di cautela, soprattutto in discesa quando la "ghiaia" tende ad assestarsi sotto gli scarponi facendo fare brevi scivolate (utili i bastoncini da trekking). Non è diffile vedere gruppi di stambecchi su queste rocce, attratti dal sale, incuranti degli escursionisti che passano poco al di sotto di loro (in ogni caso è bene fare attenzione che involotariamente non facciano rotolare qualche pietra sul sentiero). Attenzione: nel 2013 vi sono tratti di terra particolarmente franosa verso l'uscita dal tratto diagonale friabile.

Raggiunto il pilastrino a guardia dell'estremità superiore del tratto difficile, il sentiero svolta attorno la montagna leggermente esposto, puntando apparentemente verso una lontana punta formata da rocce biancastre di tipo calcareo, poi torna con una serie di tornanti a salire la vetta (anche qua attenzione a rocce friabili e sfasciumi) sino ad una gobba dove si trova una preghiera su lapide dalla quale si vede finalmente la vetta (non presente in tracciato gps n° 22, coordinate E397883, N5077960, WGS84, quota 2963 mt, a circa 100 mt dalla croce) che ora appare come una collina la cui sommità presenta una parete pressoché verticale, rivolta verso la Valtornanche ed un lungo e ripido pendio verso la Valle d'Ayas. Raggiunta la cresta in direzione del M. Rosa (in corrispondenza di una lapide ceramica con la preghiera), compare finalmente, a breve distanza, la croce di vetta (falcon-cro, mt. 3006, ore 3.25 dalla partenza, ore 0.20 dall'inizio del tratto di sfasciumi).

E' questa la zona ove viene tenuta la messa del 14 agosto. In realtà la massima elevazione la si ha all'estremità opposta della cresta costituente la cima, verso il M. Rosa, a circa 300 mt. di distanza in linea d'aria (Falconetta, mt. 3010, ore 3.30 dalla partenza), ove su un masso sono riportate foto ed iscrizioni a ricordo dei caduti in montagna. Da questo il punto si domina il vallone del Tournalin , vero il Petit ed il Gran Tournalin, la Becca Trecare ed il M. Croce, e si ha la più ampia vista sul massiccio del M. Rosa. 
 
RIENTRO

Stessa via in ore 2.25-2.30, prestando attenzione ai tratti di terreno friabile poco sotto la vetta.

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