Escursione
EA11
Testa Grigia (mt. 3315) Valle di
Ayas

Testa Grigia salendo al Crest da Mascognaz (30 giugno 2007)

Testa Grigia salendo al Crest da Mascognaz (30 giugno 2007)



Ultimo aggiornamento della pagina:  28-03-2010 con la notazione sulla corda fissa nel tratto ripido prima dei Laghi Pinter

Partenza: Ayas - arrivo funivia del Crest (mt. 1989) oppure Champoluc (mt. 1568). In alternativa arrivo della telecabina Ostafa (mt. 2418).
Difficoltà: EE
Periodo consigliato: giugno/settembre
Segnavia:  11A (sulle carte tutto il percorso, ma dopo il colle Pinter sul terreno non non compare, se non in vetta), 11B  tratto da bivio 7 fino al Biv. Lateltin, 13 sino al bivio per Lago Perrin (bivio 2), Alta Via 1 (fino al Colle Pinter), 6 (dal colle alla vetta),  ometti
Dislivello: mt. 1326 dal Crest alla Vetta (mt. 1747 da Champoluc), mt. 787 dal Crest al Colle Pinter, mt. 357 dal Colle Pinter al Biv. Lateltin, mt. 182 dal Biv. Lateltin alla vetta del Testa Grigia. Da Osta a a vetta mt. 897
Tempi percorrenza: ore 4.00 (discesa ore 2.45-3) dall'arrivo funivia del Crest. Con partenza da Champoluc aggiungere circa 50 minuti. Con partenza da Ostafa prevedere circa 50 minuti - 1 ora sino al Colle Pinter
Acqua: partenza, Cuneaz (fontana), sorgente a quota 2595, ruscello a quota 2730 prima del Colle Pinter. Dopo il Colle Pinter difficilmente si trova acqua.
Note: escursione panoramica da effettuarsi in giornate particolarmente limpide, riservata ad escursionisti esperti abituati anche a tratti di facile arrampicata con corda fissa e/o catene. Nella zona è possibile avvistare gruppi di stambecchi.
Precauzioni particolari: tratto ripido prima del Colle Pinter, attenzione ad alcuni tratti ripidi e su rocce levigate e friabili (sabbietta) e al tratto di sfasciumi prima del biv. Lateltin, cresta esposta verso il Testa Grigia (sempre rocce friabili), particolare attenzione al risalto attrezzato con catena su cresta esposta ormai verso la cima, alla successiva cengia esposta (non attrezzata) ed all'ultimo tratto sotto la vetta attrezzato con fune metallica (facile arrampicata).
Equipaggiamento particolare: bastoncini da trekking, scarponi da roccia (suola rigida). Portarsi acqua dopo il Colle Pinter ed un kway in vetta per il vento.
Tracciato GPS: tracciato 18 . In corsivo nel testo i riferimenti ai waypoint del tracciato GPS.
Immagine tracciato GPS: parte 1, parte 2
Mappa Open Street Map: OSM Mapnik


PREMESSA

Questa escursione è, con il M. Emilus, al momento una delle più impegnative e spettacolari, riportate in questo sito. E, come per il M. Emilus, andrebbe effettuata in una giornata di cielo limpido per l'ampiezza del panorama che consente di avere (come per il M. Emilius, quando io vi sono salito, mi sono trovato in mezzo alle nuvole, per cui non posso inserire spettacolari vedute dalla vetta). Occorre però precisare che l'indicazione EE come grado di difficoltà è più che meritata, in quanto oltre a tratti di cresta esposta al confronto della quale anche la Becca Trecare diviene una semplice passeggiata, ci si trova ad affrontare innanzitutto una roccia friabile e spesso levigata dall'acqua dove, causa anche la sabbietta sbiciolata, il piede può facilmente sfuggire e scivolare (attenzione soprattutto in fase di discesa). Inoltre, verso la vetta, vi sono tratti attrezzati con catena prima e fune metallica dopo collegati da una cengia lunga una trentina di metri, che stapiombano sulle valli sottostanti. Occorre quindi non aver assolutamente timore del vuoto e saper salire aggrappandosi a lla catena ed al cavo metallico. Queste situazioni, a meno di non essere già un po' alpinisti (per i quali si parla di "facile arrampicata", per un escursionista è già il limite massimo prima di essere considerato alpinista), è meglio NON AFFRONTARLE DA SOLI, anche solo per sentirsi più sicuri ed avere qualcuno che controlla dall'alto o dal basso dove si posate i piedi, soprattutto occorre procedere a piccoli passi e con cautela (ricordiamo che è roccia poco sicura, si scivola), aggrappandosi bene e con calzature adeguate (gli scarponi alpinistici offrono una buona presa anche con appoggio sulla roccia molto limitato). Nel caso vi siano bambini o persone inesperte e/o timorose l'attenzione, anche da parte da chi nel gruppo è più esperto, deve essere massima. Nella salita finale (dalla catena in vetta) i bastoncini da trekking si rivelano inutili e gli zaini possono anche sbilanciare o intralciare (il tetto sopra la cengia costringe i più alti ad abbassarsi, quindi attenzione ad eventuali bastoncini che sporgono oltre la sommità dello zaino). Personalmente il 2 settembre 2007 sono salito senza bastoncini e senza zaino (solo con macchina fotografica e GPS), lasciando tutto il resto al Bivacco Lateltin, dove si era fermato qualcuno del gruppo. Con tutte le precauzioni del caso, porterete con voi il ricordo di una bella escursione, che non tutti si sentono in grado di effettuare, da raccontare agli amici.

Si vedano anche la scheda del Bivacco Lateltin e relativa galleria fotografica.

ITINERARIO (Sent. AV1-11A-11B-13)
 
Viene dato come punto di partenza la stazione di arrivo della telecabina del Crest (waypoint crest1, battuto presso la palina di segnali dei sentieri all'uscita della stazione, ove inizia una poderale che discende verso il ponticello che si incontra arrivando da Mascognaz. Il waypoint crest2 invece è posizionato in corrispondenza dello spigolo del terrazzo dell'albergo, ove inizia il sentiero che scende al villaggio del Crest, vedasi sempre l'escursione EA06). Partenze alternative sono possibili direttamente da Champoluc, ossia dalla piazza della chiesa, seguendo il sentiero 11A-11B-13 per Fratze (per questo tratto di percorso vedasi ovviamente il percorso dell'escursione EA06 e relativo tracciato GPS) nel qual caso occorrerà aggiungere circa 50 minuti - 1 ora ai tempi qua riportati, oppure dall'arrivo della telecabina (già prima seggiovia) dell'Ostafa (mt.2416), impianto la cui partenza si trova ad un centinaio di metri fuori dall'uscita della già menzionata stazione di arrivo del Crest, e poi seguendo il sentiero 12 che porta in meno di un'ora all'intersezione con il percorso che andremo invece ad illustrare in questa sede, poco prima del Colle Pinter, in corrispondenza del bivio 4, percorso essenzialmente a mezzacosta che poi si abbassa in una gola e risale ripido per un breve tratto. Tale opzione, che consente di risparmiare all'incirca un'ora di cammino, è possibile solo nei mesi di luglio e agosto, quando l'impianto dell'Ostafa è in funzione (oltre che nei periodi di apertura invernale per lo sci). Personalmente tuttavia preferisco la salita dal Crest, ma la telecabina dell'Ostafa  può essere anche un modo per ridurre il tempo di discesa, quando le ginocchia e le articolazioni sono già abbastanza provate. Per il tratto dal Crest al bivio dei Laghi Pinter (bivio5) si consiglia eventualmente di consultare anche l'itinerario EA04.

Dalla stazione del Crest, dalla quale il testa Grigia appare in tutta la sua maestosità, seguire la sinistra la strada poderale che sale in direzione del vallone di fronte a noi (tralasciando la deviazione a sinistra che sale in direzione di un albergo situato più in alto e poi verso l'Alpe Saler), costeggiando ed aggirando la nuova stazione di partenza della telecabina dell'Ostafa (è l'unica che c'è, ossia quella con la parte superiore in plexiglass scuro), fino a oltrepassare un'altra piccola costruzione bar-ristorante ed arrivare ad un primo bivio (bivio1), a sinistra si sale verso l'arrivo della telecabina di Ostafa e i vicini alpeggi, noi invece scendiamo a destra verso il villaggio Walser di Cuneaz. Tale villaggio merita sicuramente una visita accurata (Cuneaz, mt. 2046, a ore 0.15 dal Crest, waypoint battuto dinanzi la cappella) ed è possibile arrivarci anche seguendo il vecchio sentiero che si trova scendendo dalla stazione della funivia per la poderale che inizia dinanzi l'uscita (segnali su palina), e aggirando una casetta bianca isolata poco lontana (v,. escursione EA04 ). Si attraversa tutto il villaggio per ritrovare il sentiero in uscita da esso (n° 11A-13), abbastanza largo sino ad un bivio dove piega a sinistra per raggiungere una casa isolata sovrastante, qua dobbiamo seguire la traccia più stretta (muretto che sostiene il prato sulla sinistra) che continua a puntare in direzione del vallone. Poco dopo si incontra un'altro piccolo bivio, segnalato da un cartello della Kramethal (di colore rosso bruno e ad una altezza dal terreno che può essere nascosto dall'erba) dove tralasciamo la deviazione a destra (che porta nei prati). Proseguiamo a mezzacosta fra pascoli sino ad una zona di larici e pini dove il sentiero si incassa in una piccola gola a superare un ruscello (ponticello formato da alcuni tronchi, un tempo non c'erano e forse era perfino più sicuro), e poche decine di metri dopo si torna fra i pascoli in corrispondenza del bivio per il Lago Perrin  (bivio2, mt. 2155 a circa ore 0.25 da Cuneaz, ore 0.40 totali). Il bivio è segnalato da altri cartelli rasoterra della Kramethal e da una freccia gialla su di un masso (il sentiero 13 svolta a dx), svoltiamo a sinistra riprendendo a salire fra pascoli, ci innalziamo velocemente fra gli alberi (pino cimbro), sino ad alcuni pascoli più alti, poi di nuovo un lungo tratto a mezzacosta che domina la valle, con il torrente incassato molto più in basso. Il percorso ci conduce al pianoro glaciale di Lavassey, ove le frane del 2005 (o 2006 ?) hanno portato a valle depositi di materiale ghiaioso, che ha in parte sconvolto l'aspetto del vallone. Si attraversa il torrente (Lavassey, mt. 2303, ore 0.20 dal bivio2 e ore 1.00 dal Crest), ammirando alcuni ometti in pietra di recente realizzazione, veri capolavori di equilibrio statico, dopodichè si inizia a salire, ormai fuori dalla zona boschiva, prima con moderata pendenza e poi in modo più ripido, sino ad avvicinarsi sempre più ad una gola dalla quale discende il torrente. La segnaletica riporta sempre 11a-Alta Via1, il numero 6 comparirà solo dopo il Colle Pinter (e contemporaneamente non troveremo più il n° 11a, anche se sulle carte viene riferito all'intero percorso sino in vetta). L'ultimo tratto, più ripido(che ci porta verso una specie di gradino) richiede un poco di attenzione poiché su materiale friabile, in parte reso ancora più accidentato dalle già menzionate frane (nell'estate 2009 è stta predisposta una corda fissa dopo che gli ultimi movimenti franosi hanno ulteriormente rovinato il sentiero. Ormai verso la sommità del gradino incontriamo una deviazione a destra per il Lago Perrin (sentiero 13C, waypoint bivio3, mt. 2561, ore 0.40 dal pianoro, ore 1.40 totali) che ovviamente trascuriamo e, dopo pochi minuti, siamo alla sommità del gradino (gradino, mt. 2585, a ore 1.45 dal Crest).

Si attraversa il torrente e poco dopo, sopra esso sulla sinistra, incontriamo una bella sorgente dalla cui posizione è possibile intravedere anche la sommità del Cervino (a sinistra, guardando la sorgente), ultimo punto dove è possibile prendere acqua se si esclude un ruscello poco prima del colle (waypoint sorgente, mt. 2595, ore 0.05 dal gradino, ore 1.50 dal Crest). Ci troviamo all'inizio di un falsopiano erboso che attrversiamo in tutta la sua lunghezza, incontrando prima il sentiero 12 proveniente da Ostafa (proveniente da sinistra, a mezzacosta, sino a congiungersi con il nostro nel bivio4, mt. 2630) e poco dopo il bivio per i laghi Pinter (bivio5, mt. 2695, ore 0.10 dalla sorgente, ore 2.00 dal Crest). Il bivio è individuato dalla palina con segnaletica rosso scuro della  Kramethal e da esso svoltando a dx in pochi minuti si raggiungono i Laghi del Pinter. Il Colle del Pinter invece è ben visibile dinanzi a noi, proseguendo nella direzione da cui proveniamo e, poco prima di esso sulla sinistra, vediamo l'ultimo ruscello (ruscello, mt. 2730 il punto ove è facile prendere acqua da una cascatella), anche se in genere l'acqua della vicina sorgente è più sicura come livello di purezza. Raggiungiamo il Colle Pinter in circa 15-20 minuti dal bivio per i laghi (Colpinter, mt. 2786, a 0.20 dal bivio5, a ore 2.20 dal Crest), punto di passaggio dell'Alta Via 1 e via di accesso alla Valle di Gressoney. Dal colle si ha già una discreta visuale sui laghi del Pinter e sul Corno Vitello, oltre che sulla Valle di Gressoney, tale vedute andranno ad aprirsi ulteriormente mano a mano che si sale, compariranno anche il Lago Perrin e la Valle d'Aosta sino al M. Bianco (quest'ultimo già visibile dal pianoro di Lavassey).

Sulla sinistra vediamo un sentiero che sale a mezzacosta nella direzione da cui proveniamo, è il n° 6 che dobbiamo prendere e ci porta, prima con moderata pendenza poi sempre più ripido e con alcuni tornanti, in circa 15 minuti oltre il limite della zona inerbata. Da quel punto la salita avviene su terreno friabile (quasi morenico all'apparenza) con roccette a scaglie e sabbietta che richiedono una certa attenzione, specialmente nella fase di dicesa, e occorre precisare che le calzature adeguate (da roccia) aiutano molto facendo presa anche su pietra liscia e con area di appoggio limitata (non capisco come molta genta riesca ad arrischiarsi a fare certi sentieri, non con scarponi leggeri da trekking, ma addirittura con scarpe da ginnastica, a loro rischio si intende). Una successione di tornanti ci fa innalzare rapidamente permettendo allo sguardo di spaziare dai sottostanti laghetti sino al M. Bianco, ma occorre prestare attenzione anche sopra di noi. Non è difficle notare, almeno nei periodi di minor presenza di escursionisti, qualche stambecco che ci osserva dall'alto e non è neppure troppo difficile commettere errori di percorso a causa la natura della roccia quando questa si presenta a piccoli terrazzi piatti, con sabbia sparsa, che danno l'idea di tracce di sentiero. Ad un certo punto ci si trova ad un tornante (roccette1, mt. 2949) dinanzi al vuoto dell'avvallamento che ci separa dal massiccio ancora distante delle Testa Grigia ed in questa zona, non ho problemi ad ammetterlo, per evitare che altri facciano lo stesso errore, il sottoscritto ha deviato decisamente sulla destra a salire alcune roccette che parevano riportare tracce di sentiero (più avanti avvallate dalla presenza di alcune cartacce lasciate da qualche inquinatore che evidentemente aveva commesso lo stesso errore) proseguendo fuori percorso su terreno ancora più ripido e friabile di quello del sentiero vero e proprio, costringendolo ad arrivare al canalino detritico circa 20-30 mt più in basso del sentiero vero, e a risalirlo per una lunghezza doppia, con stambecchi e compagni di escursione che osservavano (preoccupati) dall'alto. Occorre invece prestare attenzione ai segni n° 6 su tondo giallo e, dopo il punto in cui ci si affaccia verso il Testa Grigia, salire una serie di tornanti sino ad un altro punto simile dove il sentiero svolta davvero a dx (roccette2, a mt. 3002), supera un risalto (n° 6 sulla roccia) ove occorre prestare un poco attenzione ed eventualmente aiutarsi con le mani. Il terreno è sempre friabile e la presa sulla roccia sia col piede che con la mano deve essere sicura, non è impossibile che vi resti un pezzo di roccia fra le dita. Ovviamente in caso di maltempo o nuvole basse l'attenzione deve almeno essere raddoppiata. Nel tracciato GPS è stato riportato il percorso corretto, realizzato in fase di discesa.

Superato questo punto ci si trova in una posizione a dir poco panoramica, sopra di noi vediamo un roccione sovrastato dalla croce posta dinanzi al bivacco, ormai non molto lontana, al di sotto vediamo la zona dei Laghi del Pinter ormai lontanissima, da posizione aerea (il colle non è già più visibile). Oltre il risalto un tratto di sentiero quasi pianeggiante ed esposto sull'orlo del baratro (ma ancora poca cosa rispetto quello che ci aspetta verso la vetta) ci porta ad immetterci nel canalino detritico, sottostante un pianoro che dobbiamo raggiungere. Questo tratto di percorso, fra sfasciumi, ovvero fra rocce sbriciolate miste a polvere che tendono a cedere sotto il peso dei passi per poi assestarsi nella migliore delle ipotesi, va affrontato con cautela e a passi brevi aiutandosi ovviamente con i bastoncini (soprattutto in discesa per frenarsi) e con l'accortezza di non smuovere pietre che possono rotolare verso chi ci segue (a questo proposito è meglio procedere a debita distanza gli uni dagl altri, per aver tempo di vedere i sassi che dovessero rotolare, o appiccicati in coppia) e con un occhio a sorvegliare, per lo stesso motivo, chi ci precede (e l'altro rivolto dove posiamo i piedi). Il canalino si raggiunge a circa 30 minuti dal termine della zona erbosa, ossia a circa 45 minuti dal Colle Pinter (ore 3.05 dal Crest). In pochi minuti si supera il canalino, si svolta verso sinistra e ci si trova su un pianoro di rocce rossastre a circa 3070 mt di altitudine, dove il sentiero punta decisamente verso la vetta.

La maggior parte degli escursionisti a questo punto (bivio6, mt. 3076 sul pianoro, a pochi minuti dal canalino detritico) preferisce puntare direttamente alla vetta e passare dal bivacco durante la discesa, proseguendo in direzione della stessa senza traccia evidente, per poi ritrovare il sentiero che si ricongiunge con quello in cresta proveniente dal bivacco in corrispondenza dell'arrivo del 10c da Gressoney (bivio8). Durante la mia escursione del 2 settembre 2007, causa anche l'ora tarda e la presenza di nuvole attorno alla vetta si è preferito salire prima al bivacco Lateltin, mentre la vetta è stata raggiunta dopo il pranzo, quando le nuvole comunque non si erano completamente diradate. Per raggiungere il bivacco seguire il sentiero che sale, in un ripido canalino, le rocce rossastre poste alla vostra destra (evidenti segni gialli), per trovarvi sul sentiero che dal bivacco segue la cresta sino alla vetta (bivio7, mt. 3126, a circa 5 minuti dal pianoro) arrivando, svoltando ancora a destra, a destinazione in pochi minuti. Il bivacco non è ancora visibile, nascosto dalle rocce di Punta Pinter, ma è visibile la croce dinanzi ad esso (Bivlatel, mt. 3127, a ore 0.10 dal pianoro, ore 3.20 dal Crest).

La salita alla vetta con partenza dal bivacco o con prosecuzione dal pianoro poco prima di esso, avviene seguendo la lunga cresta caratteristica inconfondibile del Testa Grigia, con alcuni passaggi che richiedono attenzione, concentrati nel tratto finale sotto la vetta. Dal bivacco seguire il sentiero a mezzacosta oltre il bivio7 (numero 6 sul terreno, segnato anche come 11B su alcune carte), in cresta per un primo tratto (terreno friabile, caratteristica come detto di tutta la montagna in questione) esposto verso la Valle di Gressoney, mentre dal versante di Ayas abbiamo un pianoro sottostante coperto si massi perlopiù rossastri dove a inizio stagione permangono nevai. Alcune indicazioni in vernice bianca su dei massi indicano le direzioni Vetta e Bivacco a chi sale da Gressoney dal ripido sentiero 10c (numero riportato su una pietra verticale) che scende alla nostra destra, mentre da sinistra sale, come ricordato, il sentiero 11A proveniente dal pianoro (bivio8, mt. 3123 a ore 0.10 dal bivacco, ore 3.30 dal Crest). La cresta comunque è ancora abbastanza ampia (a schiena d'asino) ma poi diviene più ripida a risalire una specie di anticima (in realtà è solo una gobba sulla lunga cresta che culmina sulla vetta), sempre su terreno di tipo morenico ma ancora facile da salire. Più avanti il percorso si sposta sul versante di Gressoney (ad aggirare la falsa anticima) per poi piegare nuovamente a sinistra e tornare in cresta. Si abbassa leggermente in una piccola sella rocciosa, dove la cresta si stringe e occorre camminare, oltre che su terra, sulle rocce lisce stratificate già menzionate. Il percorso è sempre ben segnato dal n° 6 ma è difficile sbagliare, in questa zona. Ci si innalza ulteriormente e si aggirano alcuni roccioni tenendosi dal lato verso Ayas, sino ad una zona ove il sentiero è ormai interamente su roccette friabili, compare una lunga e stretta cresta con strapiombo alla nostra destra (verso Gressoney) e ripidissimo pendio alla nostra sinistra (verso Ayas). La traccia del sentiero, qua, é meno evidente. E' possibile tenersi sotto la cresta sino ad avvicinarsi alle rocce che vediamo in fondo e risalire il canalino (la spaccatura nella roccia che sale in diagonale) sino alla base del salto (percorso forse più sicuro che io ho fatto scendendo) oppure salire sulla cresta (attenzione a non scivolare, quindi) e percorrerla in tutta la sua lunghezza sino al salto stesso (come ho fatto io in fase di salita). In ogni caso, soprattutto se si segue la cresta, occorrono passo breve e sicuro (ripeto: calzature adeguate perché la roccia è levigata, si può scivolare), NON CORRERE, calma ed assenza di vertigini.

Siamo così giunti alla prima vera difficoltà semialpinistica del percorso, ovvero il risalto da superare con l'ausilio della catena fissa (waypoint catena, mt. 3272 a ore 0.25 dal bivacco, ore 3.45 dal Crest). Premetto che le mie indicazioni sono comunque da ritenersi sulla base dell'esperienza personale della salita fatta, non essendo il sottoscritto un alpinista, ma comunque ritengo utile riportarle, anche se ciascuno è libero di comportarsi come meglio crede, soprattutto se è più esperto del sottoscritto (in ogni caso sono salito e sono ridisceso). Ma anche perché penso che questo sito debba servire, oltre che ad illustrare percorsi o presentare immagini, a chi si avvicina alla montagna per la prima volta o vuole tentare tracciati differenti dai soliti ai quali è abituato. Occorre innanzitutto precisare che, per affrontare la prima volta situazioni ai limiti dell'alpinismo come quelle che presenta il Testa Grigia, anche se si risolvono in pochi istanti, occorrono comunque calma ed attenzione, non lasciarsi prendere dalla paura del vuoto o di non farcela e, per pochi minuti, non pensare alla Valle di Gressoney ed alla Valle d'Ayas che sono molto sotto di noi. Inoltre dalla catena in poi ricordo che i bastoncini da trekking sono completamente inutili, meglio posarli per riprenderli al ritorno o riporli nello zaino (attenzione che non intralcino sporgendo, nel passaggio sulla cengia dopo la catena). In realtà anche gli zaini possono essere d'intralcio o sbilanciare, meglio passarseli da uno sotto all'altro sopra il salto. Il salto è alto all'incirca come una persona e chi ha le gambe lunghe è sicuramente facilitato (attenzione ad eventali macchine fotografiche al collo, riporle o passarle ad un compagno). In sintesi occorre afferrare saldamente la catena il più alto possibile, alzare il piede destro e cercare un appoggio più alto possibile, alzare il sinistro per raggiungere l'appoggio successivo (poiché è alto attenzione ad eventuali stiramenti alla gamba destra), passare le mani sulla catena oltre l'ancoraggio (che è circa a metà), tirarsi su con forza e portare il piede destro a fianco il sinistro. Spostare ancora le mani più in alto sulla catena e il piede sinistro sulla sommità del masso, sollevarsi con le braccia e si è sopra. Questa è all'incirca la successione dei movimenti. Si veda la foto, realizzata in fase di discesa, che mostra i diversi appoggi.

Appena dopo ha inizio la cengia, ovvero una stretta striscia di roccia che prosegue in leggera salita per circa trenta metri, a destra strapiomba verso Gressoney, a sinistra vi è una parete rocciosa verticale che fa un poco da tetto (quindi attenzione agli zaini e ad eventuali bastoncini che possono sporgere verso l'alto per non impigliarvi, e abbassare un poco la testa, specie le persone più alte). La cengia non ha catene a cui reggersi, ma a meno di non soffrire di vertigini non presenta problemi, si passa con calma SENZA CORRERE (è sempre roccia liscia, in caso di umidità è pericolosissima), stando verso la parete. ATTENZIONE: il 2 settembre 2007 scendendo ho notato una "fetta" di roccia su cui si passa, dal lato verso la vetta, di circa 40x40 cm FESSURATA che potrebbe staccarsi sotto il peso di una persona o franare il prossimo inverno per effetto del gelo (PRUDENZA !!). Restate verso la parete ma non fidatevi troppo ad aggrapparvi alle sporgenze, la roccia può restarvi in mano !

Superata la cengia siamo appena poco sotto la vetta, ove inizia il tratto attrezzato con fune metallica (funemeta, mt. 3303, pochi minuti dopo la catena). Anche in questo caso vediamo la Valle di Gressoney sotto di noi, ma direi che la zona fa meno paura del tratto con la catena, del resto ormai siamo arrivati. La fune sale verso sinistra e poi piega a destra, il tratto più impegnativo è dopo che svolta a destra ma anche l'attacco non è male. Occorre afferrarla bene, facendo piccoli passi senza distrarsi, poi, appena possibile (vedi tratto in cui si svolta a destra, ovvero il più ripido), occorre porsi a cavalcioni della stessa (coi piedi uno a dx ed uno a sx della fune), salire un poco, spostare le mani avanti, spostare i piedi un altro poco e così via, sempre con calma e guardando dove si appoggiano i piedi, passando con calma uno alla volta i punti di ancoraggio (ovviamente tenendosi sempre con entrambe le mani). L'ultimo tratto è molto semplice, ci si trova su una traccia di sentiero, si sale in cresta e si svolta verso destra: la vetta è ad una decina di metri, con la sua madonnina e la campana come si usa sulle guglie dolomitiche (un rintocco è d'obbligo). Attaccato al sostegno della campana c'è una cassetta metallica contenente il libro delle firme (rivolta in basso perché non entri l'acqua, una pietra allungata appoggiata serve a chiudere lo sportello). Il panorama (per chi ha la fortuna di non trovare le nuvole come il sottoscritto) è davvero invidiabile (waypoint testgrigia, mt. 3321 sul mio GPS, ore 0.15 dalla catena, ore 0.40 dal bivacco, ore 4.00 dal Crest).
 
RIENTRO

Stessa via in circa ore 2.45-3. Prestare attenzione ai tratti già menzionati come di particolare ripidezza e su rocce lisce, ovvero al canalino di sfasciumi che precede il pianoro sotto al bivacco (ove è facile smuovere pietre), al tratto esposto subito dopo (a valle dello stesso, cioé) ed al risalto su rocce friabili (ancora più insidioso in discesa), oltre al tratto ripido dopo la sorgente, ovviamente l'attenzione non deve mai calare nelle zone di terreno ripido e friabile, poiché la roccia della zona è comunque sempre poco sicura. Per quanto riguarda i tratti semi-alpinistici sotto la vetta occorre innanzitutto avere un occhio di attenzione per il percorso da intraprendere, poiché scendendo si nota meno ed è facile proseguire lungo la cresta saltando l'imbocco al tratto della fune che è un poco nascosto. Poi, come nella fase di salita, ci si aggrappa scendendo CON LA SCHIENA A VALLE, a cavallo del cavo guardando con la testa fra le gambe ove si posano i piedi (non oltre le proprie spalle), eventualmente con un compagno più esperto che, sceso prima, ci aiuta dal basso, sempre a piccoli passi e con attenzione quando si devono superare i punti di ancoraggio. La cengia si percorre sempre con calma (siamo in discesa su roccia scivolosa) e la catena si affronta iniziando a posare sull'appoggio più alto il piede sinistro, si afferra la catena sopra l'appoggio, si ruota il corpo facendo perno sul sinistro e ci si mette schiena a valle, ci si abbassa col corpo cercando un appoggio col destro (alto, per non stirarsi la gamba), si portano le mani sotto l'ancoraggio e ci si abbassa col sinistro, gli appoggi ci sono e poi infine con il destro sino alla base. E' poi più comodo e sicuro, in discesa, seguire il canalino anziché la cresta, sino a dove ricompare la traccia del sentiero. Con un po' di precauzioni avrete passato la zona più difficile. E' superfluo ricordare che in caso di pioggia le rocce del Testa Grigia, levigate per natura, possono rivelarsi molto pericolose, mentre catena e fune metallica possono attirare fulmini in caso di temporale. In queste situazioni è meglio rinunciare alla vetta e ripararsi nel bivacco.

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