Escursione
E09
Lac Gelé (mt. 2595) - Gran Lago
(mt. 2485) - Rif. Barbustel (mt. 2200) - Lago di Leser (mt. 2011)
Valle di
Champdepraz


Lac Gelé e Monte Avic

Lac Gelé e Monte Avic - 23 luglio 2006



Partenza: Champdepraz - parcheggio Loc. La Veulla (mt. 1301)
Difficoltà: E+
Periodo consigliato: luglio/settembre
Dislivello: mt. 1544 da La Veulla a Punta Medzove, mt. 645 da Punta Medzove a Rif. Barbustel, mt.899 da Rif. Barbustel a La Veulla
Segnavia: 5C-6-5C-5
Tempi percorrenza: da La Veulla a Lac Gelé ore 4, da Lac Gelé a Gran Lago ore 2.30, da Gran Lago a Rif. Barbustel ore 1.40, da Rif. Barbustel a La Veulla ore 2.40 (itinerario circolare)
Acqua: partenza, Lac Gelé, Gran Lago, Rif. Barbustel, Alpe Leser Damon, sorgente dopo ponte a valle sul torrente Chalamy
Note: sicuramente una delle più belle escursioni per la combinazione di percorsi ed ambienti diversi, consigliabile suddividerla in 2 giorni con pernottamento presso il Rif. Barbustel
Precauzioni particolari: prestare attenzione in discesa dalla Punta Medzove verso il Gran Lago poiché su terreno friabile
Equipaggiamento particolare: non usare scarponi troppo morbidi, equipaggiamento per pernottamento in rifugio (vedi pagina attrezzatura), bastoncini da trekking
Mappa Open Street Map: OSM Mapnik



PREMESSA

Questo é sicuramente uno dei più  bei percorsi circolari che si possono fare nel parco. Si può ovviamente percorrerlo nei due sensi ma io preferisco questo poiché si arriva in rifugio dopo una giornata di cammino e si apprezza di più il pernottamento. In alternativa si può salire dal  Lago della Serva, pernottare in rifugio e salire il giorno dopo al Gran Lago per scendere dal Lago Gelato. Avendo nel 2006 già percorso il sentiero fino al Lago della Serva e non avendo particolare simpatia per il tratto finale del sentiero che scende dal Lac Leser (ripido e interminabile in discesa, figuriamoci in salita) la scelta per noi è stata quasi obbligata.

Si vedano anche in merito la scheda del Rifugio Barbustel e relativa galleria fotografica.

ITINERARIO SINO RIF. BARBUSTEL (Sent. 6-5C-102)
Si parte dal solito parcheggio di La Veulla e si segue la mulattiera lastricata che diviene una bella strada poderale nel bosco fino a Località Magazzino ove vi è un crocicchio di vie. Da qua si prende a destra il sentiero n° 6 che sale fino a incontrare il fianco della montagna per poi piegare a sinistra superati due ponticelli in legno. Si prosegue parallelamente alla strada che porta all'Alpe Serva Desot fino a intravederla dall'alto. E' in corrispondenza di questo tratto che il sentiero si alza con alcune gradinate di pietra. Il bosco è sempre abbastanza fitto, di larici e pini e ad un tratto appare fra gli alberi il Monte Avic che comincia ad avvicinarsi. Il sentiero del Lac Gelé in realtà é un po' monotono in quanto abbbastanza rettilineo, segue il torrente incuneandosi nel suo vallone a fianco del Bec Espic, un picco che si innalza alla nostra sinistra. Lo sorpasseremo innalzandoci un poco alla volta finché, nel tratto finale, lo vedremo lontano e più basso di noi. Il bosco di pini e larici a poco a poco diviene un bosco di pino uncinato, più basso e rado e che non ci ripara più dal sole. Considerato che nel tratto iniziale siamo comunque bassi e nel tratto finale siamo oltre il limite degli alberi il caldo si fa sentire. Superato il limite degli alberi il sentiero tocca un paio di piccoli ruscelli avvicinandosi sempre al fianco della montagna e innalzandosi con alcuni tornanti. La destinazione appare essere un gradino sassoso che è in effetti formato da dei muretti a secco e detriti del minerale delle miniere: una volta raggiuntolo (ormai sono oltre 3 ore di cammino) ci troveremo in una conca pietrosa dove il sentiero (di sassi anch'esso) si innalza su muretti di pietra onde superare gli avvallamenti. Quando siamo arrivati nel 2003 la strada sembrava interminabile, si è messo a piovere e ci ha colto un senso di sconforto, pensavamo che il lago fosse dietro l'angolo. Invece passata la conca dove regna sempre il silenzio rotto solo dal rumore secco dell'acqua che scorre sui sassi, il sentiero piega ancora a sinistra e sale alcuni tornanti. Si passa accanto al primo cunicolo della miniera dove abbiamo sostato al riparo dalla pioggia sotto una roccia. Ripreso il fiato abbiamo percorso gli ultimi tratti su detriti  (il sentiero è comunque sempre evidente) fino a sbucare il una piazzola pavimentata dove alla destra del sentiero si apre un secondo cunicolo. Poco più avanti appare il lago ed il quel momento è tornato un pallido sole a crearne riflessi sulla superficie per ripagarci della fatica. Dopo un giretto sulle rive siamo saliti al casotto del Corpo Forestale dal quale si gode un panorama più ampio anche verso la valle ed il Monte Rosa. Siamo alle spalle del Monte Avic che ha un aspetto completamente diverso da come appare dal fondovalle. Da lì si può proseguire eventualmente per il Monte Iverta (sx orografica del lago) o verso il Gran Lago (sentiero sulla dx orografica).

La sorpresa è stata prima del lago, in corrispondenza del secondo cunicolo della miniera: sulle rocce a destra (sopra le quali si trova il casotto forestale) era di vedetta uno stambecco maschio solitario. Era a 30 mt da noi, per nulla preoccupato dai visitatori visto che erano appena scesi dei ragazzi che ci avevano sorpassato salendo, tranquillo e si è fatto fotografare in posa dinanzi all'Avic ed al Monte Rosa per poi allontanarsi verso valle. Al lago non ci siamo fermati molto (dalle 12.30 alle 13.30) causa un nuvolone che destava qualche preoccupazione. Ma la sorpresa è stata  nel preparare gli zaini poiché il nostro amico (che avevamo subito ribattezzato Matusalemme poiché era uno stambecco di 16 anni) è sbucato fuori a 10-15 mt da noi dietro la lapide innanzi al casotto e poi sulla roccia a guardarci. Sembrava aspettare che gli gettassimo qualcosa da mangiare. Purtoppo il minimo movimento di spostarci  (per inquadrare noi asieme a lui) lo ha fatto ritrarre dietro le rocce per poi riapparire dall'altra parte a guardare la valle e, dopo un giro attorno al casotto, allontanarsi di un centinaio di metri. Quando ci siamo incamminati verso il lago lo abbiamo intravisto ancora vicino al casotto per vedere se trovava qualcosa da mangiare, non avendo altro per ringraziarlo delle foto che mi aveva concesso, avevo vuotato il contentore (tubetto da pellicola fotografica) di sale, uso bivacco, su di un sasso certo che lo avrebbe apprezzato.

Si segue l'indicazione del cartello, il sentiero si tiene sulla dx orografica del lago fino ad arrivare all'estremità opposta fra massi poco sopra il bordo dell'acqua. E' facile trovare qualche accumulo di neve. Dopodichè prende a salire, non in modo eccessivo, fino alla sommità dell'avvallamento, sempre sassoso ed un po' friabile (non so come possa essere in discesa). Incontravamo gruppi che facevano il nostro percorso in senso opposto e più su altri che si erano fermati presso il Lac des Heures. Questo laghetto si trova su un pianoro desertico (qua di erba ce ne é proprio poca, tutti sassi e ghiaietto), al di sopra del limite dell'avvallamento visibile dal lago. Ma si sale ancora: si segue il sentiero lasciando il lago sulla destra fino a portarsi in cresta. E qua ci siamo fermati a prendere fiato poiché non era ora di scendere: oltre la cresta c'è il vallone di Savoney che scende verso la valle centrale. Noi saliamo ancora seguendo la cresta che ci da modo di vedere da un lato il Monte Rosa e dall'altro il vallone di Savoney oltre al Gran Lago che comincia ad apparire. La vetta, ossia la Punta Medzove, non è segnata se non da uno dei numerosi cartelli di divieto di caccia, occorre  andare ad occhio poiché la cresta appare come una enorme gobba (ore 1.30 dal Lac Gelé). Dopo si comincia a scendere sempre in cresta e poi sul fianco di quello che appare come un grande panettone fino ad un colletto a quota 2798 (dall'altra parte il Monte di Bel Plat) dove il sentiero lascia la cresta per scendere ripido verso i  prati che danno accesso al Gran lago. Questo è il tratto più sconnesso e friabile del percorso, ma arrivati alla base è un vero sollievo ritrovare morbidi prati  su cui rilassare le ginocchia . Si passa vicino ad un laghetto e a zone di ruscelli ferruginosi con fioriture di eriofori fino a puntare decisi il casotto forestale situato poco sopra il Gran Lago (ore 2.30 dal Lac Gelé).

Dopo una sosta a chiacchierare con gente che arrivava dall'altra parte (cioè che era salita dal rifugio) siamo ripartiti. Si costeggia il Gran Lago fino all'emissario dove vi è una antica diga di contenimento, poi il sentiero diviene lastricato e sassoso e scende con diversi tornanti verso i prati dell'Alpe Pesonet. Questa zona pianeggiante è una grande conca verde circondata da pareti rocciose dalle quali scendono le acque del torrente Chalamy (emissario del Gran Lago). Siamo a circa 1 ora di discesa da quando abbiamo lasciato il Gran Lago e la stanchezza comincia a farsi sentire, nella nostra mente vediamo già gli accoglienti letti del rifugio. Si rientra nel bosco (di larici questa volta) e si seguono il corso del torrente prima e le rive del Lac Cornù (Lago Cornuto) poi, ma noi siamo ben più in alto. Solo dopo il sentiero si abbassa velocemente ed appaiono il Lago Bianco (a sinistra) ed il Lago Nero (a destra). Superato il ponte sull'emissario del Lago Nero (che diviene immissario del Lago Bianco) resta da affrontare la piccola salita che porta al rifugio.

A quell'ora il sole è calato (circa le 18) e in rifugio vi sono solo gli ospiti che passeranno la notte. Il tempo di sistemarci nella camera, una doccia, un assaggio della branda e poi a cena verso le 19.30. Per il menù consigliatissimo il minestrone. Con noi in rifugio 10 olandesi che da soli fanno un tavolo più  altri quattro olandesi:  papà, mamma, bambino e bambina tutti biondo platino che dividono con noi il nostro, ed altri due signori italiani. Dopo cena una tisana, due foto all'imbrunire (ma il cielo si è rannuvolato) e due chiacchiere col gestore che parla di come abbiano realizzato la nuova guida con cartina del parco.

RIENTRO (Sent. 5)

Al mattino siamo i primi a svegliarci, poco dopo i 10 olandesi che prenderanno con grossi zaini , la strada del Gran Lago. La famigliola dorme ancora. Malgrado l'affollamento la notte non si è sentito un rumore, neppure quando sono rientrati la sera. Dopo colazione salutiamo l'indaffaratissimo gestore e lasciamo il rifugio alle 8. L'aria del mattino è fresca e il sole ci raggiungerà solo un'ora e mezza più tardi. Scendiamo dietro il rifugio, opposto al Lago Bianco. Appare subito il Lago Vallette e poco dopo la deviazione a destra per il Colle de la Croix. Il percorso riprende il tratto di discesa dell'escursione E02. Lo riassumo:  si passa una zona acquitrinosa, poi il sentiero diviene di nuovo sassoso e scende a mezzacosta sull'orlo del precipizio (si può vedere il lontananza l'Alpe Coucy) passando alcuni ponticelli ricostruiti di recente. Scende sempre ripido , passa una piramide di segnalazione e giunge al Lac Leser (circa 1 ora dal rifugio), dove ci siamo fermati a fotografare le rane nel silenzio del mattino. Ripartiti ci lasciamo sulla destra il sentiero 4 e poi percorriamo un avvallamento nel bosco di larici  e pini uncinati sempre molto rari fino all'Alpe Serva Damon (ore 1.30 dal rifugio), poi oltrepassate le case si ritrova la traccia che entra nel bosco e si scende di nuovo fino a passare la torbiera, zona di studio delimitata da steccati. Non ci siamo fermati a causa delle zanzare ma poco più avanti abbiamo fatto sosta all'Alpe Serva Desot per consumare le provviste avanzate poichè la colazione ormai era bruciata (ore 2 dal rifugio). Erano circa le 10, era arrivato il sole e, anche per la differenza di quota, il caldo tornava a farsi sentire. Il tratto finale è quello più monotono che non amo particolarmente, nel bosco, fitto ma afoso e ripido, un po' alla volta appaiono lontane fra gli alberi le case ed il campanile di La Veulla, si sentono i rumori del fondovalle. Quando finalmente vedrete un ruscelletto sarete appena sopra il torrente Chalamy, poco dopo vi è una sorgente, poi è strada poderale che aggira l'abitato dal basso riportandoci al parcheggio dal quale siamo partiti (ore 1.40 da Serva Desot, 3.40 dal rifugio).

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