Escursione
E04
Rifugio Barbustel (mt 2200) - Punta Medzove (mt. 2845) -
Lac Gelé (mt. 2595)
Valle di
Champdepraz

Il Lac des Heures scendendo dalla Punta Medzove, sullo sfondo il M. Rosa.

Il Lac des Heures scendendo dalla Punta Medzove, sullo sfondo il M. Rosa.
(20 settembre 2010)


Ultimo aggiornamento della pagina: 23-09-2010

Partenza: Champdepraz - parcheggio Loc. La Veulla (mt. 1301), oppure nuovo parcheggio a Blanchet (mt. 1216), oppure Rifugio Barbustel (mt. 2200)
Difficoltà: E+
Periodo consigliato: giugno/settembre
Dislivello: mt. 899 da La Veulla al Rif. Barbustel (mt. 984 dal parcheggio di Blanchet), mt. 285 dal rifugio al Gran Lago, mt. 360 da Gran Lago a Punta Medzove (mt. 645 dal rifugio alla Punta Medzove), mt. 250 in discesa dalla punta al Lago Gelato, mt. 1294 dal Lago Gelato a La Veulla (mt. 1379 dal Lago Gelato al parcheggio di Blanchet). Complessivamente mt. 1544 di salita (ed altrettanti di discesa) da La Veulla alla Punta Medzove (mt. 1629 dal parcheggio di Blanchet alla Punta Medzove).
Segnavia: 5C-6-102
Tempi percorrenza: da La Veulla al Rif. Barbustel ore 3.30, da Rif. Barbustel a Punta Medzove ore 3.10, da Punta Medzove a Lac Gelé ore 0.50 (in discesa), da Lac Gelé a La Veulla ore 6.50. Prevedere circa 10-15 minuti dal nuovo parcheggio di Blanchet a La Veulla.
Acqua: fonte a La Veulla, Alpe Serva Desot, Rif. Barbustel, casotto al Gran Lago, casotto al Lago Gelato
Note: consigliata la salita nel mese di fine maggio-giugno per vedere il Lago Gelato davvero gelato. Possibilità di avvistare camosci o stambecchi.
Precauzioni particolari: tratti friabili lungo la salita alla Punta Medzove ed in cresta (esposta), tratti di sentiero su pietraia sino al Lac Gelé e tratti di sentiero su pietraia in parte smossa immediatamente a valle del Lac Gelé.
Equipaggiamento particolare: scarponi da trekking medio-impegnativo (tratti di sentiero sassoso), bastoncini da trekking o nordic walking
Tracciato GPS: tracciato 62 (anello La Veulla - Lago Serva - Rif. Barbustel - Gran Lago - Lago Gelato) . In corsivo nel testo i riferimenti ai waypoint del tracciato GPS.
Immagine tracciato GPS: tracciato 62 parte 1, tracciato 62 parte 2
Mappa Open Street Map: OSM Mapnik





PREMESSA

Il percorso qua riportato è una delle possibili combinazioni di tracciati all'interno del Parco del Mont Avic, percorribili anche durante escursioni giornaliere. L'anello che collega il Lac Gelé (Lago Gelato) al Gran Lago e fa tappa al Rifugio Barbustel è forse l'escursione più bella del parco. La soluzione proposta in questo itinerario è in alternativa a quella dell'escursione E09 (in senso opposto con discesa dal Lac Leser) ed è forse quella che permette di attraversare gli ambienti più vari in un'unica giornata. Ovviamente vista la complessità dei percorsi all'interno del parco non esiste un unico modo di percorrerli e ciascuno potrà utilizzare le informazioni di itinerari diversi combinandoli come meglio crede. data la necessità di riordinare le escursioni proposte sinora, nel sett. 2010 si è scelto di eliminare mano a mano quelle che sono già state completamente ricomprese all'interno di percorsi più lunghi (come si è fatto nel resto del sito), integrando eventualmente le relative gallerie fotografiche, ed aggiungendone nuove o varianti di combinazioni di quelle esistenti come si è fatto con la presente escursione.

Il Lac Gelé (o Lago Gelato) prende il suo nome dal fatto che data la posizione in una conca morenica e l'altitudine può presentare ghiaccio in superficie anche in estate. Ha comunque un colore caratteristico (dovuto appunto alle rocce del fondo, analogamente al Lago Blu della Val d'Ayas o ai laghi presso il colle delle Cime Bianche) ed un aspetto quasi lunare. La zona è anche nota per le miniere risalenti al secolo scorso per le quali era stata costruita la strada che oggi costituisce il percorso di accesso. I cunicoli sono tutti aperti ed è SCONSIGLI ABILISSIMO inoltrarvisi (molti non sanno che spesso la tecnica di scavo prevedeva 2 cunicoli, uno inferiore ed uno superiore nel quale si aprivano pozzi verticali per il collegamento fra i due e sono proprio questi che aspettano voraci l'incauto visitatore che osa avventurarvisi. Le miniere di Bechaz in Valle d'Ayas sono già state oggetto di diversi incidenti, anche mortali, negli ultimi anni che dovrebbero fare riflettere).

Il percorso totale è lungo circa 26 km e richiede un discreto allenamento. La tempistica è di circa ore 3.40 di salita il primo giorno (da La Veulla al Rif. Barbustel) e 7 ore fra salita e discesa il secondo giorno (dal rifugio a La Veulla passando per Gran Lago, Punta Medzove e Lac Gelé).Ovviamente  è possibile arrivare al Rifugio Barbustel anche con partenza da Champorcher (vedi escursione E06) oppure con salita da La Veulla dal sentiero del Lac Leser (vedi escursione E02).

Si vedano anche in merito la scheda del Rifugio Barbustel e relativa galleria fotografica.


ITINERARIO PRIMO GIORNO (v. anche escursione E02, sent. 5C, tracciato GPS n° 62)

Come già specificato nella pagina introduttiva, dal 2010 è vietato l'accesso al parcheggio di La Veulla se non residenti o per carico/scarico, per cui occorre partire dal nuovo parcheggio (park-big) situato in Loc. Blanchet, tornando sula strada di accesso verso il tornante prima di Barbustel (biviostra1), per svoltare a sinistra (biviostra2) prima di iniziare a scendere verso esso, su una strada asfaltata prima e lastricata in pietra fra muretti dopo, sino a fuoriuscire poco a valle del centro visitatori di Covarey (Covare) e, lungo la comunale, sino al parcheggio di La Veulla (Laveul). Per questo tratto prevedere circa 10-15 minuti dal nuovo parcheggio di Blanchet (non computati nei tempi qua riportati).

Dal parcheggio di La Veulla (potete approvvigionarvi di acqua alla fontana che si trova  andando verso le case, tralasciando quella piccola nel parcheggio) si segue la poderale lastricata prima e sterrata dopo, si oltrepassa un ponte (ponte1) e si prosegue sino ad un primo bivio che a destra porta verso Pra Orsie, M. Barbeston e Col Varotta (bivio1, ore 0.10 da La Veulla). Noi proseguiamo diritti per il sentiero 5C (ovvero la strada interpoderale percorsa anche dai mezzi della forestale) oltrepassando un secondo ponte (ponte2) e giungendo a Magazzino (Magazz, ore 0.20 da bivio1, ore 0.30 da La Veulla) . E' questo il nome di una località dove vi erano depositi costruiti all'epoca delle miniere (vi sono dei ruderi un po' nascosti sotto gli alberi) dove vi sono altre diramazioni del sentiero (n° 6 per il Lago Gelato e n° 5 per l'alpeggio di Pra Orsie). Si prosegue sempre lungo la sterrata, oltrepassando altri due ponti (ponte3 e ponte4) arrivando all'Alpe Serva Desot (Aserv, ore 0.20 da Magazzino, ore 0.50 da La Veulla), i cui fabbricati sono ristrutturati ed utilizzati dal Corpo Forestale (fontana). Visibile l'alpeggio di Pra Orsie e la zona del Monte Barbeston. La strada sterrata termina e si prosegue su sentiero sulla destra (segnale su palina) che sale leggermente più ripido in zona di bosco formato da larici, pino uncinato e rododendri.

Poco dopo l'alpeggio si incontra una prima deviazione (bivio 2a, appena dietro le case, poco visibile) ed una seconda deviazione (bivio2b, poco sopra, non segnalata ma dovrebbe essere il sent. 5b che porta ai ruderi del vecchio altoforno utilizzato ai tempi delle miniere), che porta nella stessa direzione (ma io non l'ho mai percorsa).  Proseguendo incontriamo un piccolo spiazzo (carbone, ore 0.15 da Serva Desot, ore 1.05 da La Veulla). Poco più avanti un gruppo di rocce "montonate e striate" (roccemonto), poi si sale in modo più ripido sino ad uno slargo dove si attraversa una pietraia a mezzacosta (ore 0.20 dalle rocce montonate, ore 1.25 da La Veulla). Si sale ancora nel bosco rado, con pendenza abbastanza moderata, puntando decisamente verso il lago, sino ad un tratto pianeggiante ove gli alberi si diradano e si intravedono delle pareti rocciose sulla destra. Poco dopo si arriva al Lago della serva o Lac Servaz (Lgserv, ore 0.20 dalla pietraia, ore 1.45 da La Veulla), posto in un'ampia conca nel bosco di pino uncinato e famoso anche per le sue fioriture di ranuncolo acquatico.

Aggirato il lago e superati alcuni ponticelli , il sentiero prende a salire e raggiunge l'Alpe Serva Damon i cui ruderi sono un poco defilati rispetto al percorso, passa accanto ad un altro gruppo di rocce montonate e sale nel bosco molto rado di pino uncinato. La vista si allarga sempre più sul lago sottostante, troviamo mano a mano che saliamo diversi punti da cui affacciarsi sulla valle (ultimopano è l'ultimo ed il più panoramico a 0.35 dal Lago della Serva e 2.20 da La Veulla). E' il tratto più faticoso al termine del quale ci si trova su un tratto piano, breve (piano1) e poi un altro più marcato (piano2, ore 0.15 dall'ultimo punto panoramico, 2.35 da La Veulla) segnato da un ometto ed un piccolo steccato (salendo sulla sinistra brevemente oltre gli alberi ci si può nuovamente affacciare sulla valle). Da questo punto si sale su falsopiano fra zone umide e ci si abbassa leggermente a superare il torrente Chalamy su un ponte ricostruito di recente (ponte5, ore 0.10 da piano2, ore 2.45 totali) e poco più avanti, dopo una svolta a sinistra, si traversa un ruscello su un ponte ancora in costruzione a settembre 2010 (ponte6, ore 0.05 dal ponte5, ore 2.50 totali). Il sentiero (sempre n° 5C) sale ancora fino ad arrivare all'Alpe Coucy (o Alpe Cousse a seconda delle carte, Acoucy, ore 0.10 dal ponte6, ore 3.00 totali) che appare alla vista in una specie di sella. In realtà si trova su un vasto pianoro, che bisogna percorrere per trovare sulla destra il sentiero che riprende a salire (proseguendo diritto invece si imbocca in bivio3 la variante 5A che si collega col sentiero 5 che percorreremo in discesa). L'ultimo tratto è una successione di salite e tratti quasi piani, tra rocce levigate e larici radi, sino ad arrivare sul retro del Rifugio Barbustel che appare all'ultimo istante preannunciato dalla vicina baita del lago Bianco che appare un attimo prima benché più lontana (ore 0.30 dall'Alpe Coucy, ore 3.30 totali da La Veulla).

ITINERARIO SECONDO GIORNO (v. anche escursione E09, in senso contrario a quello qua presentato, sent. 5C-102-6, tracciato GPS n° 62)

Dal rifugio Barbustel lungo il sentiero che parte dinanzi lo stesso (a destra della fontanella sotto il larici) si scende verso il Lago bianco ed il Lago Nero. In circa 5 minuti si raggiunge il ponticello in legno (ponte7) scavalcando il breve tratto di torrente che collega gli stessi, dopodiché si sale sulla cresta fra i laghetti summenzionati con begli affacci sugi laghi in un bosco di larici. Poco più avanti il sentiero diviene sassoso a mezzacosta e si innalza lasciando intravedere sulla sinistra il successivo Lago Cornuto in un'ampia conca (per raggiungere lo stesso è consigliabile partire dal basso e costeggiare sulle rive il Lago Nero poiché dal sentiero occorrerebbe ridiscendere una ripida e pericolosa pietraia). Il sentiero sale a mezzacosta in un bosco di larici, avvicinandosi al torrente che si sfiora in un piccolo avvallamento (gola1, ore 0.25 dal ponte7, ore 0.30 dal rifugio), poi ci si innalza e si raggiunge un altro ponticello su un torrentelllo affluente (ponte8, ore 0.05 dalla gola1, ore 0.35 totali). Superato il ponte8 ci si sposta a sinistra, risalendo alcuni tornanti (affaccio sulla valle sinora percorsa) sino a raggiungere un pianoro (piano3, ore 0.05 dal ponte8, ore 0.40 totali dal rifugio). Ormai fuori dal bosco si prosegue su falsopiano in un'ampio avvallamento e, dopo una curca a sinistra, si raggiungono i ruderi dell'Alpe Pesonet tra grossi affioramenti di rocce levigate (Apesonet, ore 0.20 da piano3, ore 1.00 dal rifugio).

Si scende leggermente in una spianata umida a superare un ponticello (ponte9) e poco più avanti, dopo una breve salita, un ponte più grande di due campate in legno, sul Torrente Chalamy (ponte10, ore 0.05 dall'Alpe Pesonet, ore 1.05 dal rifugio), annunciato dal rumore dello stesso sulla gola ripida sulla destra. Ha inizio da qua il tratto più ripido verso il Gran Lago, su sentiero pietroso, abbastanza stabilizzato (attenzione alle piccole pietre tondeggianti che possono fare rotolare lo scarpone) che sale con vari tornanti spostandosi sulla sinistra e poi deviando verso destra, con una visuale sul vallone e sulle cime della Valle d'Ayas che si apre sempre di più. Dopo un lungo tratto pressochè rettilineo si scende in un piccolo avvallamento, dove si può trovare neve anche in estate (neve, ore 0.20 dal ponte10, ore1.25 dal rifugio), poi una serie di alcuni tornanti ci porta a vedere la diga in pietra che nasconde il Gran Lago e poi il Gran Lago stesso (Lggran, ore 0.10 dal "nevaio", ore 1.35 dal rifugio).

Si prosegue seguendo la riva del Gran Lago su sentiero pianeggiante che solo nell'ultimo tratto verso una baita in lontananza, diviene un poco più ripido. Una breve salita ci porta alla baita, ovvero ad un bivacco ad uso del Corpo Forestale (casotto1, ore 0.20 dal punto di arrivo al Gran Lago, ore 1.55 totali dal rifugio). Presso il bivacco é possibile approvvigionarsi di acqua (troveremo acqua solo al successivo bivacco presso il Lac Gelé). Poco dopo il bivacco un segnale su pilastrino indica a sinistra la deviazione per il Colle Medzove (sent. 5c-102) mentre a destra, ovvero nella stessa direzione che ha appena preso il sentiero, prosegue il sentiero 6 per il Lac Gelè (segnale poco visibile arrvivando, sul fianco sx del pilastrino). Proseguiamo quindi lungo il sentiero 6 su falsopiano, con piccole salite, arrivando prima ad un laghetto senza nome a quota 2546 (Lg2546, ore 0.15 dal casotto1, ore 2.10 dal rifugio), poi, dopo una breve salita, ad un pianoro umido (piano4, ore 0.10 dal laghetto, ore 2.20 dal rifugio). Un'altro tratto di salita ci porta in fondo all'avvallamento, zona di pietraia e grossi massi (iniziosali, ore 0.10 dal piano4, ore 2.30 dal rifugio).

Una freccia gialla con numero 6 giallo su un grosso masso (presso il quale è stato segnato il waypoint iniziosali) ci indica la direzione. Il percorso sale fra sassi e tratti inerbati, compiendo a metà salita un "traverso" verso sinistra, molto ripido, su terreno pietroso e in parte friabile, a volte poco visibile (fare attenzione a segni gialli ed ometti ed ai tratti di terra, dove il sentiero appare più evidente). Con alcuni tornanti si arriva così a fuoriuscire in cresta (cresta1, ore 0.30 da iniziosali, ore 3.00 dal rifugio), in corrispondenza di un grosso ometto, con un'ampia vista sul percorso appena fatto, il vallone sino al Gran Lago ed ai laghetti circostanti, il Mont Glacier e la Punta Tersiva, ed il vallone retrostante costellato di rocce rossastre (al quale si può salire dal pianoro dell'Alpe Pesonet ma è un percorso ripido e totalmente privo di sentieri) ed, in lontananza, il Monte Rosa. Seguiamo ora il sentiero lungo la cresta (terreno friabie) individuato anche da una successione di ometti, sino a portarci su una piccola cima da aggirare sul lato destro (attenzione: terreno friabile e rocce frantumate, del tipo delle "lose" usate per i tetti, a scaglie, esposto sulla destra) nel primo tratto e poi su quello sinistro. La cresta richiede un po' di attenzione, assenza di vertigini, ma è molto panoramica. Poco più avanti una seconda cima, leggermente più alta e meno aspra, individua la Punta Medzove (Pmedzov, ore 0.10 da cresta1, ore 3.10 dal rifugio). La punta è individuata solo da un cartello metallico di "divieto di caccia" dei quali ne troviamo parecchi sulle creste che delimitano il confine del parco.

Proseguiamo lungo la cresta che diviene una specie di gobba a "schiena d'asino" in leggera discesa (abbiamo ormai raggiunto il punto più alto dell'escursione) e si tiene sulla sinistra rispetto al pianoro in cui appare il piccolo ed azzurro Lac Des Heures. Ci si abbassa a superare un breve tratto di pietraia in cui le mani possono essere di aiuto ed i bastoncini intralciare, poi un altro breve tratto in cresta sino ad un grosso ometto che ne segna il termine (cresta2, ore 0.15 dalla Punta Medzove, ore 3.25 dal rifugio). Il sentiero scende deciso verso il pianoro (friabile) e lo attraversa costeggiato da serie di pietre messe in fila per evidenziarlo, sino ad un'ampia curva a sinistra ove raggiunge un altro grosso ometto e ci si affaccia sul vallone verso La Veulla e sul sottostante Lac Gelé (piano5, ore 0.05 da cresta2, ore 3.30 dal rifugio). Si scende ora su un sentiero ben segnato su terreno friabile (morenico) e sassoso sino a raggiungere la sponda sud del lago, poi si svolta a destra (zona di accumulo di neve) e si aggira il lago sul lato destro, sempre su sentiero sassoso, ben marcato e con frecce gialle (in ogni caso può rivelarsi problematico seguirlo in caso di nebbia, fare attenzione), ma che richiede un poco di cautela, con alcuni saliscendi sino a sfiorare l'acqua in una piccola spiaggetta, poi, aiutandosi anche con le mani, una breve ma ripida salita ci riporta leggermente in alto e si scende in un avvallamento fra il lago ed una zona risorgiva dell'acqua dello stesso (lggele, ore 0.30 da piano5, ore 0.50 da punta Medzove, ore 4.00 dal rifugio). Poco oltre vi è un segnale su palina (abbattuto nel 2010) che segna l'inizio del sentiero 6a per il vicino M. Iverta e individua il percorso che dovremo fare per la discesa a La Veulla. Il casotto della forestale (casotto2) è posto su un altura sovrastante il sentiero e si raggiunge in pochi minuti (fontana, bella vista sul lago e sul M. Avic). Nella zona si aprono alcuni cunicoli e vecchi scavi minerari nei quali è bene non inoltrarsi.

Dal Lago Gelato il sentiero passa accanto vecchi accumuli di materiale di scavo delle miniere e resti di muretti in pietra, poi inizia a scendere ripido (nel 2010 ci sono stati alcuni piccoli smottameti delle pietre sopra e costituenti il sentiero, fare attenzione). Con alcuni tornanti (friabile) ci si abbassa velocemente sino ad un terrazzino dinanzi ad un cunicolo minerario (piano6), poi ci si sposta verso sinistra in direzione del M. Avic e alla fine si attraversa un pianoro sassoso (una grande conca dove il vecchio sentiero delle miniere è stato costruito su dei muretti e si erge come un nastro pietroso sulle rocce circostanti). Si prosegue quasi in piano percorrendo un avvallamento sino al termine dello stesso dove il paesaggio muta da quello "lunare" ad uno più addolcito dalla presenza di erba, in lontananza, dei primi alberi (pino uncinato). Questo punto segna l'inizio della lunga discesa verso La Veulla (piano7, ore 0.40 dal Lago Gelato, ore 4.40 dal rifugio).

Il sentiero scende a mezzacosta sul lato sinistro del vallone raggiungendo in pochi minuti i primi sparuti alberi (ultimopino), poi prosegue sempre un poco friabile e con alcuni tornanti di tanto in tanto abbassansosi un poco alla volta. E' un percorso poco vario e molto monotono (ancora di più lo è in salita), che ci fa scendere lentamente verso valle. Fare attenzione nei tratti ove il sentiero passa appena sotto le pareti rocciose a sinistra, poiché mi è già capitato di sentire qualche sasso rotolare da esse. A poco a poco gli alberi si intensificano fino a divenire un vero e proprio bosco (rado) di pino uncinato e cespugli vari, ci si abbassa lasciando sulla destra l'aguzzo Bec L'espic, sino ad un piccolo avvallamento con cascatella su rocce (gola2, ore 0.45 da piano7, ore 5.25 totali dal rifugio). Proseguendo si incontra prima un tratto di bosco più fitto con larici ed abeti (larici, ore 0.10 da gola2, ore 5.35 dal rifugio) e poi un secondo avvallamento anche qua con la possibilità di trovare un piccolo rivolo d'acqua (gola2, ore 0.20 da larici, ore 5.55 dal rifugio), con cespugli ed erbe varie. Ormai ci inoltriamo sotto il bosco che diviene un misto di abeti, larici e ancora pino uncinato. Si prosegue a mezzacosta, pendenza più contenuta incontrando prima un ponticello nuovo (ponte11, pochi minuti dalla gola2) e poi un tratto di sentiero con gradini in pietra (gradini, ore 0.05 da gola2, ore 6.00 totali), da dove, tra gli alberi si intravede la sottostante Alpe Serva Desot. Nota: il tracciato GPS n° 62 in questo ultimo tratto è approssimato causa una pessima ricezione del segnale nel bosco.

Il sentiero prosegue nel bosco superando un ru su un ponticello e poi, più ripido, svolta vero destra raggiungendo finalmente l'incrocio di magazzino (Magazz, ore 0.15 dai gradini, ore 6.15 totali). Da qua, seguendo la sterrata ovvero il percorso di salita, si raggiunge La Veulla in circa 35 minuti (ore 6.50 dal rifugio, ore 3.40 da Punta Medzove, ore 2.50 dal Lago Gelato) ed il parcheggio di Blanchet con altri ulteriori 10 minuti (ore 7.00 totali dal rifugio).

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