Escursione
EVA10
Bivacco Carlo Gastaldi
(mt. 2630)
Valle di Gressoney

Il Bivacco Carlo Gastaldi dal sentiero di accesso (10 ottobre 2009)

Il Bivacco Carlo Gastaldi dal sentiero di accesso (10 ottobre 2009)



Ultimo aggiornamento della pagina:  13 ottobre 2009

Partenza: Gressoney La Trinité (mt. 1635)
Difficoltà: EE
Periodo consigliato: giugno/settembre
Dislivello: mt 995
Segnavia: 3, ometti e frecce gialle
Tempi percorrenza: salita ore 3.00, discesa ore 2-2.30
Acqua: partenza (fontane in paese, fontana a sx inizio sentiero, proprietà privata, chiedere permesso), ruscelli vari anche presso bivacco
Note: escursione in luoghi appartati con possibilità di panorama sul M. Rosa. La valutazione della difficoltà tiene conto non solo della corda fissa ma anche del tipo di rocce che ci si trova ad affrontare, che richiedono una attenzione costante, soprattutto se umide o bagnate.
Precauzioni particolari: buona parte del sentiero è lastricato con pietre levigate e scivolose, un tratto di percorso presenta traccia poco marcata (zona torrente, vedi testo), corda fissa su placca liscia nell'ultimo tratto. Escursione altamente sconsigliata in caso di maltempo per la elevata scivolosità delle rocce se bagnate.
Equipaggiamento particolare: bastoncini da trekking (possibilmente telescopici per ripiegarli sulla corda fissa), scarpe da trekking impegnativo o scarponi da alpinismo.
Tracciato GPS: tracciato 47 . In corsivo nel testo i riferimenti ai waypoint del tracciato GPS.
Immagine tracciato GPS: clicca qui
Mappa Open Street Map: OSM Mapnik




PREMESSA

Un bel bivacco, anche se di modeste dimensioni, in un angolo appartato della Valle di Gressoney, in vicinanza dei suggestivi laghetti del Netscho e in zona panoramica verso Testa Grigia, Colle della Bettaforca, M. Rosa (soprattutto salendo in cresta). Il Bivacco Gastaldi può essere posto tappa di trekking intervallivi con la Valsesia e con la zona del Lago del Gabiet. Il percorso è abbastanza ripido nella parte iniziale e nella parte finale, con sentiero che si sviluppa in boschi di larici, pascoli e, nella parte finale, su tratti anche si pietraie, con una fune metallica per assicurarsi durante la salita di un tratto esposto e su rocce sdrucciolevoli. Considerato che gran parte del sentiero presenta rocce levigate e scivolose (prestare attenzione soprattutto a quelle bluastre-nerastre ma non solo) che divengono "saponose" quando bagnate si sconsiglia altamente l'escursione in caso di possibilità di pioggia o del permanere di umidità (periodo autunnale), situazione pericolosa soprattutto durante la discesa. In quest'ultima fase si rivelano molto utili i bastoncini da trekking onde evitare rovinose cadute. L'affaticamento in queste condizioni è comunque maggiore che su terreni più sicuri. Per l'attenzione richiesta per lunghi tratti di percorso onde evitare pericolose cadute, anche durante la salita o con terreno comunque asciutto,  la presenza di un tratto esposto munito di corda fissa e di un tratto con traccia poco marcata, la valutazione dell'escursione non può in ogni caso essere inferiore ad EE. Si raccomanda attenzione soprattutto se in presenza di persone poco esperte o bambini. 
 
Si vedano anche in merito la scheda del Bivacco Carlo Gastaldi e relativa galleria fotografica.

ITINERARIO (sent. 3, tracciato n° 47)

La partenza avviene da Gressoney La Trinité,: arrivando da Gressoney Saint Jean non entrare in paese e svoltare a sinistra sul ponte, poco dopo sulla destra vi sono i segnali su palina che indicano una strada asfaltata (sulla statale invece poco più avanti c'è un piccolo parcheggio sempre sulla destra). Oppure senza svoltare sul ponte, entrare in paese, svoltare a sinistra e raggiungere il parcheggio più grande posto a monte della chiesa (waypoint greslt nella piazzetta, di fronte al municipio), per poi tornare alla già menzionata stradina attraverso le vie del paese. In ogni caso la stradina asfaltata termina dopo un centinaio di metri (waypoint sent3 in corrispondenza del parcheggio privato sul retro della pizzeria) e inizia il sentiero vero e proprio (segnale giallo) che si alza salendo verso destra lastricato nuovo (pietre non sdrucciolevoli). Il tratto lastricato termina dopo poche decine di metri, si svolta a sinistra in piano e ci si trova all'inizio della salita nel bosco. Subito si incontra il bivio per il sentiero 4 (bivio1, pochi minuti dalla partenza), evidenziato solo da un cartello in carta plastificata con la scritta "Lago del Gabiet" posto su un larice e dai numeri 3 (verso destra) e 4 (verso sinistra). Svoltiamo a destra per iniziare la lunga salita nel bosco seguendo un sentiero sottile che si innalza con diversi tornanti e presenta, come detto, spesso tratti lastricati di pietre levigate e scivolose, così continui fra loro che è quasi impossibile evitarli. Questo tratto del percorso è molto simile al primo tratto del sentiero per il Bivacco Regondi-Gavazzi (ed il sottoscritto lo ha affrontato nelle stesso condizioni, ovvero sotto la pioggia) con la differenza che il bosco è LEGGERMENTE meno fitto (il tracciato gps del 10 ottobre 2009 è qua molto impreciso per la perdita continua del segnale). Si passa sotto una parete rocciosa (roccia, ne incontreremo comunque altre nel bosco) e mentre il bosco si apre si intravedono sia il paese sottostante che altri rascard alla nostra altezza verso monte, si individuano in particolare la bassa baita di Hofa, alle quali si giunge velocemente da una traccia erbosa (bivio2) e svoltando a destra si raggiunge una piccola baita diroccata non segnata su tutte le carte (rudere, ore 0.20 dal bivio1, ore 0.25 dalla partenza). Si passa dinanzi il rudere per proseguire dopo esso, svoltando nuovamente verso sinistra in direzione di alcune strutture paravalanghe poste sopra una arida pietraia (paravalanghe), dopo si traversa in orizzontale guardando a valle di nuovo in direzione sud (panoramico) e più avanti si risale un avvallamento al termine del quale il sentiero compie un tornante protetto da uno steccato (0.35 dal rudere, 1.05 totali). Anche in questo caso la pietra del lastricato non è sdrucciolevole. Di nuovo verso destra sino a fuoriuscire su una specie di pianoro dove troviamo una baita bassa (Alpe Tschie, atschie, ore 0.05 dallo steccato, ore 1.10 totali). Ci troviamo a circa 2033 mt, poco più di 1/3 del percorso e quasi 400 mt. di dislivello.

Il sentiero per fortuna si fa meno ripido e meno scivoloso. Dalla baita di Tschie ci si sposta a sinistra in direzione di un secondo alpeggio, costituito da una bella baita posta su di un poggio erboso, l'Alpe Spilmmansberg, che si raggiunge salendo i pascoli in diagonale (traccia abbastanza evidente). Questa baita, se aperta, può costituire un riparo di emergenza dalla pioggia e gode di una bella visuale sulla valle e sulla zona del Colle della Bettaforca (Aspilmanns, ore 0.15 da Tschie, ore 1.20 totali). Lasciata sulla sinistra la baita, si riprende in diagonale (attenzione, roccette lisce nel primo tratto subito dopo la deviazione per la baita) fra larici sempre più radi e cespugli vari. La traccia è comunque evidente e compie ancora un tonante salendo prima verso nord, poi piegando verso sud e fuoriuscendo definitivamente dal bosco in una zona di pascoli. Si raggiunge così un ometto accanto ad un cumulo di pietre su cui spiccano due frecce gialle che indicano la direzione a sinistra (bivio3, ore 0.20 dalla baita di Spilmmansberg, ore 1.40 totali): Si svolta a sinistra su una traccia meno marcata di quella che sembra andare a destra ma che porterebbe fuori strada e si prosegue nuovamente in diagonale, seguendo le curve del terreno, puntando verso la diga del Gabiet che appare in sfondo. Compaiono anche due baite affiancate su di un poggio ma non le raggiungeremo poiché il sentiero piega a destra in addentrandosi nel vallone del Netscho che comincia rivelarsi. La traccia si fa meno marcata ed occorre prestare attenzione ai segni gialli ed agli ometti che ci portano in direzione del torrente (che in realtà scorre in gran parte sotto i sassi accumulatisi nel suo alveo). ATTENZIONE: una traccia parallela si ricongiunge al nostro sentiero in corrispondenza del torrente ed, essendo più marcata, è facile seguirla per sbaglio in fase di discesa (prosegue parallela tenendosi poco più in quota e mostra subito segni di terreno sabbioso già verso il torrente mentre il sentiero 3 in questa zon è poco marcato ed evidenziato solo da una successione di frecce ed ometti). Questa traccia non va seguita scendendo poiché porta fuori strada.

Raggiunto il torrente (ore 0.15 dal bivio3, ore 1.55 totali) seguendo le indicazioni e gli ometti si risale brevemente la pietraia e si fuoriesce sul lato opposto un po' più a monte. In questa zona il tracciato gps del 10-10-09 non è molto preciso, in ogni caso la salita si fa più ripida e ci si muove secondo tornanti e sempre seguendo frecce ed ometti, oltre che le tracce visibili. Ci si avvicina mano a mano alla parete dove finalmente la traccia diviene più marcata. Le due baite si allontanano sempre più e ci si alza rapidamente, con evidente aumento del panorama verso valle, anche se chiuso dai lati del vallone. Stiamo affrontando uno dei due fianchi che chiudono la parte alta del vallone del Netsco, a fianco del torrente che scende rapido dagli omonimi laghetti. In questo tratto, parecchio ripido, occorre di nuovo prestare attenzione alla scivolosità delle rocce. Dopo alcuni tornanti una pietra con il numero "3A" in giallo individua il bivio per lo scosceso, almeno nel tratto iniziale, sentierino che porta verso il Lago del Gabiet passando appena sotto la parete rocciosa e sopra alcuni pendii ripidissimi. Il primo tratto per quanto visibile, è davvero esile e passa sopra alcune rocce levigate, richiedendo attenzione, equilibrio ed assenza di vertigini (una corda fissa qua non ci starebbe male). Questo bivio (bivio4, ore 0.30 dal torrente, ore 2.25 totali) precede di poco uno stretto canalino fra le rocce attraverso il quale passa il sentiero(anche qua pietre non sdrucciolevoli lastricano alcuni gradini di fattura recente) e poco più avanti la corda fissa (corda1 l'inizio e corda2 la fine, ore 0.10 dal bivio4, ore 2.35 totali). La corda fissa è in realtà una fune metallica ancorata in più punti alla quale occorre necessariamente aggrapparsi per superare alcune rocce particolarmente levigate (soprattutto quelle alla partenza della corda stessa) e non è particolarmente difficile in fase di salita e con rocce asciutte. Può rivelarsi insidiosa soprattutto se in caso di pioggia ed in fase di discesa. In queste situazioni i normali bastoncini da trekking possono dare intralcio, meglio cautelarsi portando quelli telescopici e riporli nello zaino.

In ogni caso superata la fune metallica si fuoriesce in un avvallamento di pietraie e poca erba, dove il sentiero è di nuovo meno evidente ma sono presenti frecce ed ometti. Si superano gli accumuli di pietre e ci si alza sulla destra sino a risalire un pendio ripido. Il bivacco appare solo quando saremo sulla sommità, su una roccia piatta situata nel mezzo della testata circolare del vallone, chiuso da tre lati ed aperto solo verso la zona della Testa Grigia, rivolto con l'ingresso dalla parte opposta a quella da cui proveniamo (bivgas, ore 0.25 dall'inizio della corda fissa, ovvero corda1, ore 3.00 totali). I laghetti del Netscho sono visibili scendendo alcuni metri alle spalle del bivacco, seguendo la dorsale delle rocce su cui è posizionato, si raggiungono seguendo tracce e segni vari (verranno esplorati in una prossima escursione). Il Monte Rosa invece è in gran parte coperto dalla cresta che circonda il bivacco a nord, la si raggiunge a vista o seguendo i segni per la via che collega al Passo dell'Uomo Storto.

RIENTRO

Stessa via in ore 2-2.30. E' possibile il collegamento con il Lago del Gabiet attraverso il sentiero 3A. Prestare particolare attenzione in fase di discesa nei già menzionati tratti del percorso che presentano rocce scivolose ed alla traccia in corrispondenza del torrente che può portare fuori strada, in particolare modo in caso di umidità o pioggia. Ricordare che i tempi di discesa, in condizioni disagevoli, possono allungarsi.

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