Escursione
EVA09
Monte Crabun
(mt. 2711)
Valle di Gressoney

Il Monte Crabun visto dall'Alpe Repian (6 settembre 2009)

Il Monte Crabun visto dall'Alpe Repian (6 settembre 2009)



Ultimo aggiornamento della pagina:  11 settembre 2009

Partenza: Perloz - Loc. Fey Dessun (mt. 1143)
Difficoltà: E+
Periodo consigliato: giugno/settembre
Dislivello: mt 1568
Segnavia: 1, ometti e frecce, segnali per la gara di sky-running (ultimo sabato di luglio)
Tempi percorrenza: salita ore 5.15, discesa ore 3.30
Acqua: partenza (fontana poco sopra parcheggio Fey Dessus), Glairet (fontana in pietra), Alpe Lers, Alpe Crevis, sorgente poco sotto inizio salita alla vetta (attenzione alla presenza di animali al pascolo).
Note: escursione in luoghi poco frequentati che non presenta particolari difficoltà ma che richiede un adeguato allenamento (per questo motivo viene qua riportata con difficoltà E+).
Precauzioni particolari: il sentiero è stato ritracciato di recente ed è sempre ben segnato, precauzione nel tratto in cresta e, dopo il bivacco, nella salita alla vetta che avviene su roccette, attenzione sulla cresta tra croce e vera vetta (esposta).
Equipaggiamento particolare: bastoncini da trekking, scarpe da trekking impegnativo o scarponi da alpinismo
Tracciato GPS: tracciato 46 . In corsivo nel testo i riferimenti ai waypoint del tracciato GPS.
Immagine tracciato GPS: parte 1, parte 2
Mappa Open Street Map: OSM Mapnik




PREMESSA

Questa escursione è una di quelle poco conosciute, se non in ambito locale e per la funzione religiosa e corsa di sky-running che avvengono l'ultimo sabato di luglio. La vetta del Monte Crabun, appena sotto la quale trova posto l'omonimo bivacco, è una cima di tutto rispetto, dalla quale si ha una bella visuale sul gruppo delle Dame di Challand (Becca di Vlou e Becca Torché), sui vicini Corno del Lago e M. Aquila e sui sottostanti Piccoli Laghi (vallone di san Grato), oltre che per l'allineamento dello stesso Vallone de Nantay (che io ho anche denominato Vallone del Crabun) con la valle centrale verso Ivrea, sul Canavese e, nelle giornate limpide, sulla pianura Padana sino agli Appennini verso la Liguria, sul parte della pianura lombarda che emerge oltre lo spartiacque con il Biellese, sul Monbarone, ecc. Visibili la Valle d'Aosta verso S. Vincent e Chatillon, il M. Bianco, il M. Cervino e parte del M. Rosa (coperto dalla Dame di Challand), lo Zerbion e la Testa Comagna. Visibile anche, se il cielo è sufficientemente limpido, il Monviso. Il percorso, a dispetto delle informazioni reperibili in rete e sulle guide escursionistiche anche recenti, è stato completamente ritracciato, anche per lo svolgimento delle suddette manifestazioni, e non presenta difficoltà di rilievo a parte la lunghezza ed il dislivello notevoli. Per questo motivo e per la possibilità di osservare magnifiche albe e tramonti dalla vetta, é buona soluzione effettuare l'escursione in due giorni con pernotto in bivacco, preferibilmente in periodi stagionali in cui vi sono meno afa e foschia. La lunghezza (topografica) del percorso è circa 14,5-15 Km ma il dislivello è notevole, quasi 1600 mt.
 
Si vedano anche in merito la scheda del Bivacco Crabun e relativa galleria fotografica.

ITINERARIO (Sent. 1, tracciato GPS n° 46)

La partenza avviene da Fey Dessus, ove sono presenti un piccolo parcheggio ed una fontana sul pendio sotto le case, raggiungibile con una breve salita. Una barra verde segna il divieto di accesso con mezzi motorizzati per coloro che sono sprovvisti di permesso. Per raggiungere Fey Dessus occorre svoltare per Perloz a fianco la piazzetta rettangolare nel centro di Pont S. Martin, poco lontano dal ponte romano (verso Aosta) e seguire una strada stretta e tortuosa che si inerpica interrotta di tanto in tanto dai tratti del sentiero 1 (che noi qua tralasciamo sino a Pra e che vengono percorsi durante la gara di sky-running). Si segue la strada asfaltata che dopo un tornante si avvia a compiere una ampia curva verso destra mentre il Vallone diviene ben visibile (da ammirare i villaggi di Ruine, Badery  ed altri che appaiono aggrappati alle pareti boschive del versante opposto) sino a giungere in breve alle case di Pesse, bel paesino di costruzioni in gran parte ristrutturate (ore 0.35 dalla partenza), ove un segnale su palina indica a sinistra il sentiero n° 2 per il Col Fenetre, mentre un secondo in legno indica una pianta monumentale posta sotto la strada. All'uscita del villaggio incontriamo i pali di una teleferica che è una caratteristica di questa zona ed un cantiere di messa in sicurezza della strada in seguito agli eventi alluvionali del 2000 (estate 2009) poiché qua è una zona franosa. Si prosegue quasi in piano sino a giungere in breve all'abitato di Glairet o Gieret (cartello ligneo) ove troviamo una fontana in pietra datata 2004 posta in una piccola piazzetta (Ghiret, ore 0.20 da Pesse, ore 0.55 totali). Poco dopo un altro cartello ligneo ci indica una seconda pianta monumentale, posta sul ciglio sinistro della strada. Anche qua belle abitazioni in gran parte ristrutturate, bei giardini ed un ambiente tranquillo, rotto solo dai rumori del mondo agricolo e naturale. Un tratto rettilineo ci porta ad un altro piccolo parcheggio dove lasciamo finalmente la strada per intraprendere il sentiero (pra-sent1, ore 0.10 da ghiret, ore 1.05 totali), individuato da un segnale giallo su palina e poco più avanti da un cartello ligneo con scritto "Chicalin mt. 1385-M. Crabun 3 h".

Ci troviamo così su una bella mulattiera su muretti, inizialmente quasi pianeggiante, che si inoltra nella parte più stratta del vallone parallelamente alla strada asfaltata sottostante che poi valica il torrente su un ponte e svolta per Ruine Damon. nei pressi del ponte vi è l'arrivo della teleferica che ci sovrasta e che parte dall'Alpe Pian alla quale passeremo vicino. La mulattiera resta lastricata per buona parte del tragitto, sino al torrente, ma troveremo altri tratti lastricati più avanti mentre verso la vetta sono state realizzate gradonate con massi spaccati. Il resto del tracciato è comunque ben marcato su terra. Se si considera che la roccia della parte terminale è costituita da gneiss sui quali è veramente difficile scivolare (in ogni caso le suole adatte fanno ben presa) ed i tratti di terreno friabile sono veramente pochi, ci si rende conto che il cammino non presenta grandi difficoltà a parte lunghezza e dislivello e richiede solo un po' di attenzione nei tratti in cresta. Proseguiamo quindi lungo il torrente, sino  che il percorso si fa più ripido, raggiunge una "casetta" in cemento dell'acquedotto (casettaacq, ore 0.10 da Pra, ore 1.15 tot.) e punta verso una seconda che però resterà più bassa del sentiero. In un ambiente perlopiù assolato, di radi larici e cespugli di ontani, ci si alza con un tornante e si "sfiorano" i cavi della teleferica (ed i loro sostegni, in particolare il cavo di richiamo per il cestello quando è a valle) poco dopo aver passato un tratto protetto da una staccionata (steccato1, ore 0.15 dalla casettaacq, ore 1.30 totali). Poco più avanti si passa un tratto a fianco una parete rocciosa e rossastra (rocce) e poco dopo ci si abbassa a superare il torrente (torrente, ore 0.20 dallo steccato1, ore 1.50 totali).

Ha inizio qua uno dei due tratti più ripidi del percorso (il secondo è quello finale), si inizia a salire con alcuni tornati ed il sentiero diviene una traccia netta fra erbe alte a fine estate, si superano ancora due punti protetti da staccionate (steccato2 e steccato3), dopodiché ci si trova una serie di tornanti che ci alzano di quota sino a fuoriuscire su un poggio panoramico (panorama1, ore 0.25 dal torrente, ore 2.15 totali). Da questa posizione il vallone si apre alla vista e cambia aspetto in quanto spariscono alberi e cespugli per lasciare spazio ai pascoli, oltre a divenire ampio e permettere la visuale sino al M. Crabun (visibili i bivacchi col binocolo) e di tutta la sua cresta. Dall'altro lato la visuale si apre già notevolmente verso la pianura del canavese e si aprirà sempre più a mano a mano che si sale di quota. Il sentiero diviene una traccia fra due file massi di sassi e raggiunge in breve un pilastrino di pietra (bivio1, ore 0.10 da panorama1, ore 2.25 totali), posto al centro di questo vasto pianoro, dove sono segnate le indicazioni per i sentieri 1b ed 1c, attualmente non presenti in cartografia (per cui nella mappa 09 i loro tracciati sono solo ipotizzati) diretti agli alpeggi ed ai valloni laterali. Siamo circa a metà percorso. Sulla sinistra lasciamo l'Alpe Pian ed il punto di partenza della teleferica mentre proseguendo su una lunga gobba del terreno ci avviciniamo alla fine del pianoro e riprendiamo a salire. Si lascia a sinistra una seconda deviazione individuata da un pilastrino in pietra (bivio2, ore 0.25 da bivio1, ore 2.50 totali) che mediante la diramazione 1a del sentiero porta alle baite di Barmat, posizionate su un alto poggio erboso. Sulla destra invece appaiono le due baite gemelle di Alpe Leers, dietro le quali vi sono altri fabbricati più degradati e a monte una fontana, raggiungibili in pochi minuti traversando per tracce.

Anche questo tratto di percorso è abbastanza ripido. Si sale per tornanti  sino a che il sentiero svolta a destra e raggiunge una piccola baita adiacente delle rocce con annesso piccolo crotin interrato. E' l'alpe Bec, vero nido d'aquila posto di vedetta sul pianoro sottostante (abec, ore 0.15 dal bivio2, ore 3.05 totali). Proseguiamo puntando direttamente verso la cresta del Crabun (da questa zona è ancora possibile scorgere i bivacchi poco sotto la vetta, limitatamente alla sporgenza del tetto di quello in legno). Piegando a destra, per tracce, si può salire all'Alpe Crevis (Acrevs), abitata nell'estate 2009, presso la quale è possibile approvvigionarsi di acqua (fontana con vascone in pietra). Poiché il sentiero non è molto evidente e lo si è percorso solo in discesa, non è stato rilevato un vero e proprio bivio che individua questo percorso (all'incirca si risale un piccolo avvallamento e l'alpe si scorge dal basso). In ogni caso, proseguendo sul sentiero tracciato, si giunge ad un altro poggio (panorama2) e poco dopo alla baita dell'Alpe Repian (arepian, ore 0.30 da Alpe Bec, ore 3.35 totali), individuabile anche per il crotin ricavato sotto un grosso masso piatto. Da questa posizione, o da poco sotto, piegando a destra e proseguendo abbassandosi leggermente di quota, per tracce e poi per un sentiero, si perviene comunque in pochi minuti all'Alpe Crevis. In ogni caso la posizione è l'ideale per una sosta in vista dell'ultimo tratto, verso la vetta, forse il più faticoso anche per lungo cammino già fatto.

Saliamo a superare alcuni terrazzamenti su muretti in pietra, per poi piegare a sinistra in un ennesimo piccolo pianoro, bene evidente la salita alla cresta. Da questa posizione spostandosi a destra (ma la traccia non è stata individuata dal sottoscritto) si può raggiungere l'Alpe Simonetta, sovrastante l'Alpe Crevis. Poco sottostante il punto ove ha inizio la salita alla cresta (una piccola conca, salicresta, ore 0.15 da Alpe Repian, ore 3.50 totali), si trova una piccola sorgente d'acqua che però non è consigliabile utilizzare per la presenza spesso di animali al pascolo. Inizia così la lunga salita alla cresta, che avviene quasi a mezzacosta ma comunque ripida, su un sentiero sottile che ne taglia i pendii erbosi. La visuale verso valle si amplia notevolmente e si guadagna quota passando dai 2230 mt. della base ai 2466 dell'arrivo in cresta ed ai 2675 dei bivacchi (quota da gps). Il percorso è essenzialmente rettilineo sino ad una pietra verticale con segno giallo dove piega a destra e raggiunge la cresta (cresta, ore 0.40 dalla base della cresta, ore 4.30 totali). Da questa posizione finalmente possiamo guardare nel Vallone di San Grato e scorgere i Piccoli Laghi, oltre alla catena formata da Becca di Vlou, Becca Torchè, M. Voghel e, seminascosto, M. Nery. Non visibile il Colle Dondeuil, nascosto da una cresta che scende dal vicino Corno del Lago. Da fonti locali e dall'osservazione dalla vetta sembra che da questa zona sia possibile scendere nel vallone di San Grato, evitando le pareti verticali della cresta più a est (verso valle) ed ovest (verso M. Crabun), ma attualmente non vi sono tracce sicure in loco, nè indicazioni in cartografia, per cui questa possibilità è tutta da verificare (oltre che interessare un terreno ed un percorso sicuramente tuttaltro che facili).

Si prosegue ancora sulla cresta che diviene ripida e, nel tardo pomeriggio, rivolta in modo che abbiamo il sole negli occhi. Il sentiero si tiene a tratti verso il ciglio della cresta, a tratti se ne allontana e compie piccoli tornanti, ripidi, con anche gradini ricavati sui massi e qualche raro ometto. La roccia è sempre buona e mai scivolosa, perlomeno se asciutta, mentre i bivacchi restano nascosti alla vista. Solo nell'ultimo tratto, superato un risalto piano, ci si trova sulla spianata dei bivacchi (bivcrb, ore 0.40 dall'arrivo in cresta, ore 5.10 totali), coi suoi terrazzamenti su muretti, il maggiore dei quali è sede del bivacco in lamiera mentre quello in legno resta leggermente ribassato sul terrazzo più a valle. La zona è alla base della parete nord-est del M. Crabun, la cui croce è sempre ben visibile e a poca distanza, oltre che essere praticamente strapiombante sull'anfiteatro terminale del Vallone di San Grato e sui sottostanti Piccoli Laghi. La spianata viene sfruttata per la manifestazione di fine luglio e conseguente pranzo nonché spesso da greggi di capre e pecore per il pernotto, a tener allegra compagnia agli escursionisti che cercano di prendere sonno.

Per raggiungere la vetta scendere dinanzi all'ingresso del bivacco in legno per trovare una traccia di sentiero che va oltre esso oppure salire mediante due gradini ed un corrimano la parete rocciosa a fianco esso (a sinistra guardano l'ingresso) per proseguire per tracce di sentiero e roccette, sempre facili da salire, sino alla base della croce dove sono stati ricavati gradini e terrazzamenti per lo svolgersi della funzione religiosa (mcrabn, ore 0.05 dai bivacchi, ore 3.15 totali). La croce in ferro, posizionata nel 1901, sostituisce una precedente in legno che doveva proteggere questi pascoli dalle invasioni delle cavallette. La statua del Cristo è in legno ad opera dell'artista Giuseppe Favre di Arnad ed è stata aggiunta nel 1986. Una piccola scatola metallica incastonata nel basamento, con sportello scorrevole, custodisce i libri di vetta ed alcuni libretti di preghiere. La massima elevazione del M. Crabun si raggiunge seguendo a sinistra della croce una stretta ed esposta cresta (attenzione al punto in cui occorre scendere di un paio di metri in quanto si deve passare proprio sul ciglio del precipizio), ampliando così il panorama, oltre che con l'effetto della croce stessa che si staglia a guardare verso la valle e la lontana pianura, con la visione dei sottostante bivacco (mcrabn2, a pochi metri da mcrabn). Dalla vetta del M. Crabun il panorama si amplia notevolmente rispetto a quello visibile dai bivacchi, con l'apparire del vicino M. Aquila e dello scosceso e pietroso vallone sottostante il Col di Chiva, e con la visuale del M. Bianco, Gran Combin, M. Cervino e parte del M. Rosa. nelle giornate sufficientemente limpide è possibile scorgere il Monviso. Inoltre dalla vetta è possibile seguire il sole che tramonta (portarsi una torcia per la discesa in quanto il buio sopraggiunge presto), cosa impossibile dai bivacchi per la presenza della vetta stessa che oscura la visuale.

RIENTRO

Stessa via in ore 3.30

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