Escursione
EVA03
Rifugio Vittorio Emanuele
(mt. 2735)
Valsavaranche

Rifugio Vittorio Emanuele dalla cresta verso il Ciarforon (4 agosto 2007)

Rifugio Vittorio Emanuele nuovo dalla cresta verso il Ciarforon (4 agosto 2007)



Ultimo aggiornamento della pagina:  09-09-2011

Partenza: Pont Valsavaranche (mt. 1952)
Difficoltà: E / E+ (salita cresta) / EE (collegamento col Rif. Chabod)
Periodo consigliato: giugno/settembre
Dislivello: 783 da Pont al Rifugio Vittorio Emanuele, 25 mt in discesa tra Rif. V. Emanuele e Rif Chabod (considerati i saliscendi del sent. 1a sono circa mt. 250 in discesa e 240 in salita, da quote gps)
Segnavia: 1 sino al Rif. V. Emanuele, 1A il collegamento con il Rif. Chabod
Tempi percorrenza: salita da Pont al Rifugio ore 2.30, discesa ore 1.45. Per il collegamento con il Rif. Chabod prevedere ore 2.30 - 3.00 (in entrambe le direzioni)
Acqua: partenza, fonte a mt. 1977 (fonte1 nel tracciato 12), ruscello a mt. 2611 (fonte2 nel tracciato 12), Rifugio Vittorio Emanuele, Rifugio Federico Chabod, ruscelli vari lungo il sent. 1A
Note: escursione facile che ci porta in un ambiente a contatto con i ghiacciai, luogo frequentato da alpinisti. Nella zona è facile avvistare gruppi di stambecchi e camosci. Possibile collegamento col Rif. Chabod tramite sentiero 1a e di prolungare l'escursione sia lungo la "normale" al Gran Paradiso o la cresta che circonda il lago (sentiero per il Colle del Gran Paradiso, M. Tresenta e M. Ciarforon)
Precauzioni particolari: nessuna sino al rifugio. Tratto di cresta morenica su terreno fiabile se si prolunga l'escursione salendo lungo il sentiero che porta al Ciarforon (variante E+). Il sent. 1A richiede invece più attenzione, viene qua classificato come EE per la presenza di tratti su pietraia a grossi blocchi senza traccia apparente (solo freccie gialle) dove occorre aiutarsi con le mani e per alcuni tratti su lastroni in pietra dove il percorso è evidenziato solo da alcuni ometti. Sconsigliato in caso di pioggia anche per la presenza di torrenti e ruscelli che possono ingrossarsi.
Equipaggiamento particolare: nessuno, consigliato comunque avere occhiali da neve con protezione UV per il riverbero dei ghiacciai, scarpe da trekking impegnativo comunque consigliate per salire va cresta morenica. Per il collegamento col Rif. Chabod sono consigliate scarpe da trekking impegnativo o alpinismo e bastoncini ripiegabili (per riporli nei tratti su pietraia)
Tracciato GPS: tracciato 12 , tracciato 74 (anello Rif. V. Emanuele - Rif. Chabod). In corsivo nel testo i riferimenti ai waypoint del tracciato GPS (per la salita sino al rifugio si fa riferimento al tracciato 12, per il collegamento col Rif. Chabod si fa riferimento al tracciato 74).
Immagine tracciato GPS: tracciato 12 completo, dettaglio tracciato 12 zona del rifugio, tracciato 74 parte 1, tracciato 74 parte 2
Mappa Open Street Map: OSM Mapnik




PREMESSA

Escursione molto bella, di nessuna difficoltà nell'ambiente del Parco Nazionale lungo la via di salita classica al Gran Paradiso, per cui in zona molto frequentata da alpinisti ma anche da escursionisti, almeno sino al Rifugio. Per chi arriva da valli dove il turismo non é solo legato ad escursionismo ed alpinismo, la Valtournanche e le altre valli della zona si rivelano come una Valle d'Aosta diversa, più silenziosa e discreta, assopita nella quiete del mattino, dove trovare uno dei (pochi) bar aperti per un caffè può rivelarsi un'impresa e dove dai diversi camping, si levano dalle tende pronti a partire, gruppi di escursionisti ed alpinisti (in maggioranza stranieri), nell'aria fresca mattutina, dovuta sia alla quota già elevata in fondovalle, sia alla vicinanza del torrente e al sole che arriva tardi. E' possibile prolungare un po' l'escursione seguendo tratti del sentiero di accesso alla via "normale" Gran Paradiso o, come il sottoscritto (4 agosto 2007), la cresta che circonda il laghetto sottostante al rifugio, sentiero che porta verso i ghiacciai, con una splendida vista su M. Tresenta e M. Ciarforon (difficoltà E+).

Il collegamento con il Rifugio Chabod avviene mediante un sentiero in quota che si sviluppa sulle pendici attorno alla Testa di Montcorvé, in zone simili a vasti altipiani, sassosi e con pochi pascoli, percorsi da numerosi ruscelli, con alcuni saliscendi e tratti su pietraie a grossi blocchi senza sentiero evidente, ove occorre aiutarsi con le mani ed altri su lastroni piatti (ove i bastoncini non fanno presa) ove resta segnato solo da ometti. Per questi motivi viene qua classificato con difficoltà EE (prudenzialmente). Anche perchè il sottoscritto lo ha percorso sotto un acquazzone, con le difficoltà ed i problemi del caso, se ne sconsiglia altamente la percorrenza in caso di maltempo.

Come in tutto il parco si raccomanda di non lasciare i sentieri, non arrecare disturbo agli animali e soprattutto non lasciare rifiuti (anche quelli che si presume siano "biodegradabili"). Ricordiamo che i guardaparco, anche se non si fanno notare, seguono sempre da lontano il comportamento dei visitatori e, se necessario, intervengono (la multa per abbandono rifiuti nel 2012 è pari a 600 €).

Si vedano anche in merito la scheda del Rifugio Vittorio Emanuele e relativa galleria fotografica.

ITINERARIO SINO AL RIF. VITTORIO EMANUELE (Sent. 1, tracciato GPS n° 12)

Percorrere la Valsavaranche sino a Pont, ove la strada asfaltata termina in un grande parcheggio, nei pressi di un camping, di un albergo (uno dei pochi bar che apre presto, a fornire colazione agli escursionisti) e di un minimarket  fornito anche di materiale per escursionismo ed alpinismo. Sul piazzale sono presenti almeno due fontane, una vicino al minimarket, l'altra vicino l'inizio del sentiero 1 (pont-s1), dal lato del torrente che si supera subito con un ponte di legno e accanto a delle casette prefabbricate in legno, punti di informazione dell'ente parco. Si valica il torrente Savara sul ponte e dopo si svolta subito a destra a seguire la poderale che lo costeggia, ignorando la traccia sull'erba che sale verso sinistra. La poderale segue il torrente verso monte e, poco dopo, si biforca (bivio 1), svoltiamo a sinistra e raggiungiamo con percorso pressochè pianeggiante fra prati e boschi di larici, una lunga baita attualmente in ristrutturazione (ore 0.25 dalla partenza), alla cui sinistra vi è una stalla con volta a botte (tipiche della Valsavara). La baita è preceduta da una fonte (fonte1) ma non fateci molto affidamento poichè al ritorno io l'ho trovata asciutta. Su alcune carte la baita viene indicata come rifugio in costruzione, nel 2011 è un cantiere aperto.

Poco dopo la baita termina la poderale ed inizia il sentiero vero e proprio che si stacca da essa e devia a sinistra (bivio 2), per raggiungere un ponticello in legno su un torrente che scende dal vallone che andremo a risalire. Poco dopo il sentiero inizia a salire decisamente ma sempre con una serie di ampi tornanti, per cui mai in maniera ripida e, come molti altri sentieri storici del parco, lastricato in gran parte ed oggetto di accurati interventi di manutenzione. Dopo alcuni tornanti i larici si diradano, si giunge in vista di una cascata (mt. 2140, ore 0.20 dal ponticello, 0.50 dalla partenza), che vedremo per parte del tragitto. Si prosegue sempre con tornanti su percorso mai difficile, sino ad uscire dal bosco e a vedere i primi ghiacciai verso la testata della valle. La pendenza del terreno si fa meno elevata e si comincia ad entrare nel vallone che si mostra come una lunga serie di falsopiani da attraversare in diagonale e poi con una serie di zone sassose e pascoli più poveri, erosi dal ghiacciaio in epoche remote. Si giunge ad un rudere (alpeggio Chanté, mt. 2340 a circa ore 1.30 da Pont), poi più avanti ad un bivio, segnato con due frecce gialle su di un sasso con il numero 1 su quella sinistra e l'altra sprovvista di numerazione (bivio 3, mt. 2465 a circa ore 1.45 dalla partenza), ma non c'è problema di sbagliare strada poichè le due vie si ricongiungono poco più avanti (bivio 4, mt. 2490).

Sempre seguendo un percorso in diagonale e con alcune curve si attraversa un tratto di pietraia, si passa un ruscello che può essere anche fonte di acqua (fonte 2) con le sue cascatelle (a mt. 2610, ore 2.00 dalla partenza) puntando verso un poggio su cui si vedono alcuni ometti di pietra. Dopo un tornante ed un tratto di sentiero lastricato a gradoni, si arriva in prossimità del poggio, dove è stato costruito un curioso e panoramico "circolo di ometti" (mt. 2670, a circa ore 2.15 dalla partenza. Da questa posizione è finalmente visibile il rifugio che si raggiunge seguendo il sentiero che sembra biforcarsi ancora in corrispondenza del bivio 5, in realtà la via che sale a sinistra e si ricongiunge con quella diretta poco prima del rifugio ha interesse poichè da essa si stacca il sentiero 1a per il  Rifugio Chabod (bivio 1a, mt. 2705), comunque poco dopo si arriva dinanzi al rifugio (ore 2.30 da Pont).

Il rifugio sorge sulle rive di un laghetto intramorenico, poco distante da esso vi sono la cappellina ed il rifugio vecchio. La via di accesso "normale" al Gran Paradiso parte da qua, alla sinistra della cappellina. Volendo si può percorrela anche solo una parte. La cresta che circonda il lago è invece panoramica sulla zona del rifugio e del lago stesso, nonchè salendo ulteriormente, sulle vette del Ciarforon, sulla Tresenta e sul Colle del Gran Paradiso, oltre a permettere la vista di una piccola parte del ghiacciaio del Gran Paradiso accanto alla Becca di Montcorvé. La salita nel tratto iniziale non presenta problemi tranne la precauzione che trattasi di terreno morenico e quindi friabile, poi si inerpica per un breve tratto ripido dove occorre attenzione sia per non perdere l'equilibrio sulla sabbietta morenica (difficoltà E+), sia per non smuovere sassi che potrebbero rotolare verso escursionisti sottostanti. Dopo la pendenza si fa meno elevata, si attraversa un falsopiano di pietraie (grosso ometto isolato a 2885 mt.) sino ad arrivare in un ampio pianoro a 2900 mt. di quota (circa 40 minuti dal rifugio), punto più alto raggiunto dal sottoscritto il 4 agosto 2007. Da questa posizione è facile osservare alpinisti impegnati sulla Tresenta e sul Ciarforon. Notare che nelle carte, specie se non recentissime (ad esempio quella dello Studio FMB che vedete in Bibliografia) questa zona è già segnata come coperta dal ghiacciaio, mentre adesso lo stesso si è notevolmente ritirato.

RIENTRO

Stessa via in circa ore 1.45 dal rifugio a Pont Valsavaranche. Per il tratto di cresta percorso dal sottoscritto, da quota 2900 circa al rifugio la discesa è durata 25-30 minuti. Per il collegamento col Rif. Chabod passare al paragrafo successivo.

COLLEGAMENTO COL RIFUGIO FEDERICO CHABOD (Sent. 1A, tracciato GPS n° 74)

Il collegamento con il rifugio Chabod avviene tramite il sentiero panoramico 1A, in quota, percorso che scende si circa 220-230 mt ad aggirare le propaggini della Testa di Montcorvè, compie alcuni saliscendi e poi risale sino sotto il Rifugio Chabod dove si ricollega al sentiero 5 proveniente da Pravieux. E' una zona dove il terreno non è ripido (il percorso la attraversa a mezzacosta), povera di pascoli e ricca di grosse pietre o pietraie vere e proprie, percorsa da numerosi ruscelli e torrenti soprattutto verso il Rifugio Chabod. Il sentiero è abbastanza tracciato ove vi è terra ma meno evidente nei tratti dove si passa su zone rocciose (lastrioni piatti su cui sono presentisolo alcuni ometti) e inesistente (solo freccie gialle) nelle tratte di pietraia da attraversare con l'ausilio delle mani (scomode e pericolose in caso di pioggia).

Dal Rif. Vittorio Emanuele si scende quel poco per raggiungere il bivio (bivio4, 0.10 dal rifugio), posto sulla ramificazione verso nord del sentiero che raggiunge il rifugio stesso (che in pratica, dopo gli "ometti" si divide e si ricongiunge al rifugio, per questo motivo, salendo, a volte il bivio non viene notato), evidenziato da un cartello di legno con indicazioni "Pont" e "Rifugio Chabod". Il sentiero in questa fase è visibile come una traccia su terra che si fa largo sull'altopiano sassoso, scende poco alla volta e si allontana dal rifugio verso nord-est sino a raggiungere una zona di grossi massi ove compie una inversione (sent-massi, ore 0.10 dal bivio, ore 0.20 dal rifugio) e declina leggermente in una conca erbosa a superare un ponticello con due ampie rampe in pietra ai lati (ponte3, ore 0.15 da sent-massi, ore 0.35 dal rifugio). Di nuovo in diagonale verso nord-ovest si attraversa un ampio falsopiano iniziando a scendere verso le propaggini della Testa di Montcorvè mentre il terreno si fa più sassoso. Si passano due piccoli ruscelli (ruscell1 e ruscell2), che comunuque in caso di pioggia possono dare problemi, poi una pietraia a grossi blocchi (pietraia1, ore 0.45 dal ponte3, ore 1.20 dal rifugio).

Sempre in diagonale sino ad aggirare finalmente la Testa di Moncorvè, si riprende poi leggermente a salire e ci si sposta verso destra rispetto la direzione precedente. Si raggiunge una seconda pietraia a grossi blocchi ove il sentiero è inesistente ed occorre passare di masso in masso facendo attenzione a non cadere negli spazi fra gli stessi (pietraia2, ore 0.15 dalla pietraia1, ore 1.35 dal rifugio) e poi ci si abbassa in una conca dove c'è l'ultima pietraia (pietraia3, ore 0.20 da pietraia2, ore 1.55 dal rifugio), particolarmente insidiosa e con alcune frecce gialle distanziate tra loro e discordanti che non aiutano molto.

Si torna a salire in diagonale su una cresta terrosa (la terza pietraia è il punto più basso del sent. 1A, circa 2500 mt), per poi tagliare di lato e scendere nell''alveo di un ruscelletto privo di ponte e poi di nuovo in diagonale in salita (in realtà ci spostiamo verso nord-est in direzione del rifugio Chabod, anche se personalmente per la scarsa visibilità non me ne rendevo conto) sino ad un altro alveo molto più profondo, attraversato da un vero torrente con ponte costituito da due campate leggermente sfalsate, in piena il 3 settembre 2011 (no waypoint, ore 0.25 dalla pietraia3, ore2.20 dal Rif. V. Emanuele). Superato questo ponte si sale di nuovo in una zona di ruscelletti vari e falsopiani sino ad un avvallamento in cui si svolta decisamente a destra (circa 0.15 dal ponte appena passato), poi si risale una serie di falsopiani e compare in alto finalmente il Rifugio Chabod e lo chalet annesso (circa 10 minuti dopo aver svoltato, ore 2.45 dal Rif. V. Emanuele).

Superato una gobba si raggiunge il torrente che scorre a valle del rifugio, lo si supera su un altro ponticello in legno (ponte4, ore 0.05 dalla zona in cui il rifugio diveniva visibile, ore 2.50 dal Rif. V. Emanuele), ci si ricongiunge col sent. 5 proveniente da Pravieux, si sale verso monte allontanadosi dal rifugio lungo il torrente, poi si compie una inversione ad u e si risale in diagonale il pendio sul quale è posto il rifugio Chabod, arrivando dinanzi ad esso, sino a vederlo comparire dietro ad un masso (Rif Chabod, ore 0.10 dal ponte4, ore 3.00 dal Rif. V. Emanuele). Per la discesa a Pravieux dal Rif. Chabod vedere l'escursione EVA16 - Rifugio Federico Chabod. Nel caso si debba tirnare a Pont da Pravieux (o viceversa) consiglierei di seguire la strada asfaltata perchè, sebbene esistano sentieri paralleli ad essa riportati sulle carte, sono in maltracciati ed invasi dalle erbe.

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