Escursione
EVA01
Monte Emilius
(mt. 3559)
Valle
centrale

M. Emilius

Lago Gelato e M. Emilius (3 settembre 2006)



Ultimo aggiornamento della pagina:  27-03-2007

Partenza: Pila -stazione arrivo seggiovia per Lago Chamolè (mt. 2300), in alternativa Pila mt. 1787
Difficoltà: EE+
Periodo consigliato: giugno/settembre
Dislivello: complessivo mt.1259, da partenza a Rif. Arbolle mt. 196 (da partenza a Colle di Chamolè mt. 341, da colle a rif. Arbolle mt. -145), da Rif. Arbolle a vetta mt.1063
Segnavia: 19-102-14 (vecchi numeri 8 sul terreno)
Tempi percorrenza: salita: ore 1.30 fino al rif. Arbolle, ore 4 da rif. Arbolle a M. Emilius, discesa ore 3 da M. Emilius a rif. Arbolle, ore 1.15 da rif. Arbolle a staz. seggiovia
Acqua: partenza, rif. Arbolle
Note: escursione molto bella ai limiti dell'alpinismo, da farsi in giornate serene per la vista dalla vetta e perché dopo il colle non vi è un sentiero ben segnato
Precauzioni particolari: escursione su terreno difficile, da affrontare con la adeguata preparazione o con l'ausilio di persone più esperte, richiesto adeguato allenamento per lunghi percorsi e per l'altitudine e capacità di individuare il percorso in zone di pietraia di massi poco stabili (dopo il Colle dei Tre Cappuccini). Causa l'altitudine possono esserci tracce di neve anche in estate.
Equipaggiamento particolare: scarponi adatti a terreni difficili (roccia e in certi tratti sabbiolina), bastoni da trekking (riporli nello zaino dopo il Colle dei Tre Cappuccini), portarsi acqua poiché lungo il percorso è difficile trovarne.
Mappa Open Street Map: OSM Mapnik




PREMESSA

L'Emilus, la montagna che strapiomba su Aosta con la sua parete nord, è una vetta accessibili ad escursionisti esperti per la cresta sud, ai limiti fra alpinismo ed escursionismo. Lungo le altre vie si sviluppano itinerari prettamente alpinistici, di notevole interesse e una recente via ferrata che parte dopo il bivacco Federigo, situato sulla cresta che divide L'Emilus dalla Bec di Nona, altra vetta di notrevole interesse paesaggistico per la sua posizione ancor più protesa versoAosta. La zona dell'Emilus è caratteristica e selvaggia, scarsa di alpeggi (presenti solo nel vallone di Comboè) e pascoli, un tempo frequentata perlopiù da cacciatori, ora da escursionisti ed alpinisti che usufruiscono anche del Rif. Arbolle, sulle sponde del lago omonimo (che da se è già una piccola meta come il più superiore Lago Gelato a oltre 2900 mt.). E' consigliabile suddividere l'escursione in due giorni, con pernottamento in rifugio, e affrontarla con la dovuta preparazione (o con l'ausilio di persone esperte, se necessario) sia per la lunghezza e la ripidezza del percorso sia soprattutto perché dopo il Colle dei Tre Cappuccini si tratta di indovinare il percorso seguendo i pochi segni presenti evitando percorsi poco sicuri fra massi instabili e terreno friabile. Quando l'ho percorso io, purtoppo, la cima era avvolta da un pennacchio di nuvole che si è dissolto solo a metà discesa e ha nascosto il panorama dalla vetta. Dalle foto si può osservare come con il sole il paesaggio cambi completamente, soprattutto oltre il Lago Gelato, regno della roccia, un ambiente sassoso dal caratteristico color ruggine. La zona è percorsa dal sentiero intervallivo 102 che più avanti si collega con i sentieri del parco del Mon Avic attraverso il Col de Medzove (in pratica costituisce un tutt'uno per gran parte del percorso col sentiero 14). La presenza di neve non deve stupire (aveva nevicato pochi giorni prima che ci io andassi) ed in fase di discesa può creare qualche difficoltà. In ultimo, il rifugio, una costruzione abbastanza recente, di dimensioni medie e molto ben fatta, che ospita sia escursionisti intenzionati ad affrontare la cresta sud, sia alpinisti diretti al biv. Federigo attraverso un sentiero  che si collega con il percorso della Bec de Nona. Noi ci siamo trovati bene, malgrado l'affollamento, la cucina  è ottima e abbondante anche se, dopo una bella pasta al forno serale, sono consigliabili quattro passi dopo cena per guardare le stelle.

ITINERARIO (Sent. 14-102)

Primo giorno

Raggiungere Pila senza arrivare al grande parcheggio ma fermarsi poco prima del grande agglomerato di case dove vi è un parcheggio più piccolo, sopra il quale parte la seggiovia per il Lago di Chamolè che segue, sorvolandola, la recente pista di moutain bike (dal parcheggio grande più a monte tuttavia parte il sentiero n° 19 per il lago). Considerate per il rientro che la seggiovia chiude alle 17.00 (verificate sempre questi orari a scanso variazioni) e quindi occorre arrivare alla stazione almeno 10-15 min. prima onde evitare di allungare il percorso di un'altra ora. La salita/discesa in seggiovia dura 10-15 min. Dalla stazione di arrivo seguire le indicazioni per il lago di Chamolè, si prende un primo tratto iniziale fra steccati che sale con alcuni tornanti proprio dinanzi l'arrivo della seggiovia, poi si sposta a sx e aggira due valloncelli tenendosi pressochè in piano. Poco più avanti compare il lago di Chamolè (ore 0.15), seguire il sentiero che si sposta a sx a seguire la riva del lago, in direzione della Bec di Nona per incontrare in corrispondenza dell'emissario del lago il bivio per questa montagna (segnale su palina). Noi ci spostiamo invece a dx, fiancheggiando il lago mentre il sentiero inizia a salire con moderata pendenza all'inizio e  poi sempre più ripido fino a giungere dopo alcuni tornanti al Colle di Chamolè (mt. 2641, 0.50), che in pratica non è un colle vero e proprio ma un passaggio a mezzacosta che aggira  una cresta, frequentato spesso da capre (oltre che dagli escursionisti) e dove non è raro avvistare il falco. Durante la salita appaiono il M. Cervino che poi verrà nascosto dalla Bec di Nona, la Bec di Nona stessa ed il biv. Federigo (semibotte metallica) e, un po' nascosta la vetta dell'Emilius. Dal colle, anzi da poco prima, si rivelano il vallone di Comboè e la conca di Arbolle con il lago ed il rifugio, sormontati in lontananza dalla Punta Garin, oltre ad un ampio panorama verso l'alta Valle d'Aosta. Il lato sx del sentiero è un versante a precipizio ed il tratto iniziale che discende verso Arbolle una ripida discesa pericolosa con terreno friabile (ATTENZIONE), protetto nel primo tratto da uno steccato, poi solo segnalato da una specie di nastro bianco (sett. 2006), poi completamente esposto, per divenire in seguito meno ripido e a mezzacosta fino a che con alcuni tornanti si abbassa al livello del lago, per poi risalire dall'altro lato superandone l'emissario su di un ponticello e giungere al rifugio omonimo (mt. 2496, ore 1.30 dalla stazione di arrivo della funivia). Considerate che al ritorno dovrete affrontare questo tratto in salita e credo che, dopo aver fatto la vetta, ne fareste volentieri a meno.

Sul rifugio ho già accennato, aggiungo solo che vi è un punto in cui il telefono cellulare riceve bene (sembra che anche gli escursionisti non possano fare a meno di esso), ossia guardando il rifugio dal lato dove si arriva, verso valle, a sx, 10-20 mt. oltre la fontana in direzione del biv. Federigo. Oltre alle caratteristiche del rifugio già accennate (e all'ottima cucina) la sera si ha un bel panorama sulle luci della valle centrale, verso S. Nicolas.

Secondo giorno

Dal rifugio, dopo una bella colazione che brucerete presto, si segue il sentiero scendendo lentamente verso il torrente che alimenta il lago, per congiungersi al sentiero che costeggia la riva di quest'ultimo fino ad imboccare il vallone ai piedi della Punta Garin. Nel primo tratto la pendenza non è eccessiva, si prosegue a mezzacosta, poi si comincia a salire su quella che sembra una lunga collina che separa da un lato la zona del  Lago delle Capre (laghetto intermedio, segnato anche come Lago di Echo) e dall'altro quello che appare come un enorme ghiacciaio ma è tale solo nell'aspetto poiché in realtà si tratta di un accumulo di sabbia e sassi, che qualcuno ha definito Rock Glacier, formazione di terra e roccia in leggero movimento simile ad un ghiacciaio vero e proprio, (ore 1 dal rifugio). A poco a poco il paesaggio diviene più sassoso, cominciano ad apparire la Grivola ed il gruppo del Gran Paradiso e piega in direzione della Punta Rossa (il vallone compie un'ampia curva a sx) finché finalmente comincia a riapparire l'Emilus (non visibile dal rifugio). Quando il terreno ormai è solo sassoso si è in prossimità del Lago Gelato (mt. 2956, ore 2 dal rifugio) preceduto poco prima da un segnale su palina che indica a sx il sentiero per il Piccolo Emilius e vicino il n° 8 sul terreno (uno dei pochi credo ancora presenti). Preciso che la segnaletica è comunque evidente, anche se di numeri ve ne sono pochi, per la grande presenza di segni gialli ed ometti, almeno fino al colle.

Dopo il lago gelato il paesaggio diventa una immensa pietraia dal caratteristico color ruggine. Poco più avanti il sentiero tende a divenire quasi piano, si incontra un secondo bivio segnalato da numeri dipinti sulle rocce, quello ove il sentiero 102 si separa dal nostro percorso per  dirigersi a dx al Colle di Arbolle (ore 2.15), noi teniamo invece a sx, seguendo una gobba che ci introduce in una grande conca sovrastata dalla cresta Emilius - Punta Rossa dove sono ben visibili ora il Colle dei Tre Cappuccini (chiamato così per i catteristici tre gendarmi rocciosi) ed il Colle di Arbolle. Siamo circa a 3000 mt. Si scende leggermente per attraversare la conca sulla sx, seguendo sempre i segni gialli, e subito dopo, inizia la salita fra sassi abbastanza stabili, ma ripidissima soprattutto nel tratto finale che ci porterà sino al Colle dei Tre Cappuccini (mt. 3241, ore 3 dal rifugio). Ovviamente occorre affrontarla con tutte le precauzioni di questo tipo di percorso, ma, a parte la pendenza elevata, non presenta grosse difficoltà. In questa fase i bastoncini da trekking possono ancora aiutare, con l'accortezza di non incastrali fra i sassi e rischiare di spezzarli. Il sentiero è sempre abbastanza evidente anche se personalmente credo si frazioni poiché io sono fuoriuscito a monte dei tre gendarmi (verso l'Emilus cioè) mentre altri mi hanno detto di essere arrivati a valle degli stessi (cioè verso il Colle di Arbolle).
Il tratto più faticoso e difficile è dal colle alla vetta, per cui è meglio fare una piccola sosta e ricaricare gli zuccheri (ormai quelli della colazione sono oltremodo bruciati) prima di proseguire. Conviene anche ritirare i bastoncini perché sarebbero di intralcio, in alcuni punti occorrerà usare le mani, qualcuno li lascia al colle per riprenderli al ritorno, io preferisco tenerli nello zaino per non correre il rischio di dimenticarli. Il colle in realtà è una cresta esposta, rocciosa ma in alcuni punti con terra sabbiosa e sdrucciolevole, che troveremo poi per tutta la salita. Non ho visto e non so dove sia poiché la parete è quasi verticale, il sentiero che sale dall'altro versante. Dal colle lo sguardo spazia, oltre che sull'itinerario di salita, sul vallone delle Laures, ricco di laghi e simile, per la scarsità di pascoli e le numerose pietraie, a quello dal quale proveniamo. Più lontano appaiono anche il M. Nery, il M. Rosa e la Tersiva, salendo compare anche l'Avic. L'Emilus invece appare come una enorme piramide di sassi e rocce sparse, non compatte, in effetti è un po' così.

Non vi è un persorso ben definito dal colle alla vetta, il primo tratto in cresta non pone dubbi, si sale seguendo i segni gialli oltre una targa che ricorda una escursionista (dobbiamo passare proprio su quel sasso), dietro la quale vi è il tratto di cresta più aereo, sospeso nel vuoto ma nulla di particolar a meno di non avere le vertigini. Dopo il percorso si sposta apparentemente a destra in quello che appare come la traccia di un sentiero che si perde presto, occorre seguire per quanto possibile i segni gialli e soprattutto gli ometti di pietra. La difficoltà è che i massi spesso sono instabili per cui occorre fare molta attenzione cercando preferibilmente le zone di roccia solida, verso la cresta che da dal lato del Lago Gelato cioè, la pendenza è elevata (da Testa Comagna la cresta sud dell'Emilius sembra prossima ai 40°). Occorre fermarsi quando chi ci precede rischia di smuovere dei sassi e cercare di evitare di inboccare canaletti sdrucciolevoli e pericolosi poiché possono raccogliere scariche di pietre mosse involontariamente da gente salita prima di noi. Attenzione alla neve, se presente (specie in fase di discesa). Si procede così per cica 1 ora, senza che l'ambiente cambi mentre le montagne circostanti si rivelano sempre più e lo sguardo spazia sempre più lontano, fino a quando finalmente si posano gli scarponi su roccia compatta. Ormai siamo in vetta e, dopo aver percorso un tratto di cresta di modesta pendenza, si arriva ad una croce di ferro e alla madonnina (mt. 3559, ore 4 dal rif. Arbolle, ore 1 dal Colle dei Tre Cappuccini).

Il panorama dalla vetta è spettacolare ma io non l'ho visto molto poiché era immersa in una nuvola, ovviamente quando eravamo in fase di discesa il sole è tornato a splendere, altri escursionisti, più prossimi alla cima, dopo essersi consultati a lungo, sono tornati sui loro passi e hanno potuto ammirarlo. I colori col sole cambiano considerevolmente, come si può notare dalle mie foto fatte al lago e al rifugio ormai di primo pomeriggio. Sulla vetta comunque, malgrado le condizioni meteo (che devono aver influenzato non poco anche il mio altimetro che non mi ha dato la soddisfazione di vederlo compiere un giro completo del quadrante) ricordo con piacere la contentezza e la gioia di tutti i  presenti poiché la soddisfazione in quel momento era comunque davvero notevole e, se non si è espressa in modo evidente, è stato solo per la stanchezza e la necessità di riprendere fiato. Per questo credo che sia una montagna che l'escursionista di un certo livello, prima o poi debba provare ad affrontare.

RIENTRO

Stessa via di salita in circa 3 ore fino al rifugio, più 1 ora e 15 fino alla stazione di arrivo della seggiovia. Calcolare comunque circa 1 ora per tornare al Colle dei Tre Cappuccini, poiché la discesa, per il momento, non riesce ad essere molto più veloce. In fase di discesa occorre una attenzione maggiore che durante la salita, soprattutto se vi sono zone con neve, anche se è un po' più agevole individuare dall'alto gli ometti da seguire. In alcuni passaggi occorrerà utilizzare le mani per poi accorgersi che potevano essere evitati spostandosi solo di pochi metri. Non c'è un percorso ideale, cioè, anche perché gli stessi ometti appaiono a volte lontani e in disaccordo fra loro come se gli escursionisti che li hanno eretti abbiano ciascuno trovato un percorso ideale separato e diverso da quello degli altri (e probabilmente è così). Fermatevi subito inoltre se rischiate di spostare sassi che potrebbero ruzzolare su qualche compagno più in basso di voi, almeno finché questo non si sposta e ovviamente prestate attenzione alle pietre instabili che potrebbero cedere sotto il vostro peso (cautela). In pratica occorre bilanciare il corpo e fare in modo, come anche in salita, che gli scarponi si aggrappino alle asperità della roccia. Scegliete quindi i sassi oltre che più stabili anche che offrono appigli maggiori (ovviamente non bisogna avere scarponi troppo consumati). 

La discesa dal colle al Lago Gelato è più agevole, anche se ripida nel tratto iniziale (noi abbiamo fatto sosta pranzo proprio lì, anche se ormai l'ora solita del pasto era passata da un pezzo) ed il resto del percorso, fino al rifugio, può essere più veloce che all'andata. Prevedete circa 3 ore dalla vetta al rifugio, soste escluse, ricordando che dopo occorre ancora affrontare la ripida salita per il Colle di Chamolè e la conseguente discesa verso il lago dove arriverete ormai stanchi nel mezzo di frotte di turisti spaparanzati al sole. Calcolate quindi 1 ora, 1ora e 15 dal rifugio alla stazione della seggiovia. Con i tempi qua indicati (e partendo comunque di buon ora al mattino dal rif. Arbolle) senza attardarsi troppo si riesce comunque ad arrivare alla seggiovia prima delle fatidiche ore 17, in modo da evitare un'ulteriore ora supplementare fino a Pila.

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